Massimo Cacciari: “Renzi e Salvini pagano la loro megalomania…”

(Maurizio Caverzan – la Verità) – Professor Massimo Cacciari, l’ho visto più rilassato di altre volte qualche sera fa a Otto e mezzo: soddisfatto dell’esito delle elezioni?

«Soddisfatto. Sono state elezioni di conservazione».

In che senso?

«Nel senso che hanno mostrato che la maggioranza degli elettori teme il futuro e tende a non agitare ulteriormente la situazione. Conte e il governo ne sono usciti consolidati. Segni di mutamenti sostanziali non ne ho visti».

E il trionfo di Nicola Zingaretti?

«Macché trionfo. Zingaretti ha scongiurato il pericolo che, cadendo la Toscana, sarebbe caduto pure lui. Dopo di che in Campania e in Puglia hanno vinto due capibastone. Oso sperare che il Pd non sia modellato su Michele Emiliano e Vincenzo De Luca».

Il Pd chiederà di cambiare i decreti Sicurezza e di introdurre lo ius soli?

«Non so quanto voglia mettere alla prova il governo o consolidarlo. Nel Pd c’è un problema colossale: nessuno del gruppo dirigente ha una vera legittimazione dalla base. E non l’avrà fin tanto che non si farà un congresso e si creerà una vera maggioranza. Zingaretti continua a essere un uomo sospeso».

I successi di Luca Zaia, Giovanni Toti, Stefano Bonaccini e Vincenzo De Luca dimostrano che gli uomini nuovi vengono dal territorio perché gli elettori si fidano degli amministratori più che dei dichiaratori da talk show?

«È un discorso fatto altre volte. Alle amministrative di Venezia nel 1997 presi il 65%. A Roma tutto cambia: spesso comandano quelli massacrati a casa loro, come Dario Franceschini. La politica di oggi è talmente centralistica e burocratica da cancellare qualsiasi illusione federalistica. Non vedremo mai i De Luca e gli Emiliano presidenti del Consiglio».

Per il M5s, referendum a parte, è stata una débâcle.

«Ed era prevedibilissimo. In queste elezioni era tutto prevedibilissimo, fuorché Zaia».

Ci arriviamo. Perché si aspettava un risultato negativo dei grillini?

«Se si chiede agli elettori di eliminare un po’ di poltrone o di dimezzare gli stipendi dei parlamentari, come vuole che rispondano? Come si fa a parlare di vittoria storica Ha ragione Alessandro Di Battista: non si può nascondere la totale mancanza di radicamento territoriale e di competenza amministrativa del M5s dietro il risultato del referendum. I 5 stelle devono decidere se restare un movimento di opinione che campa con referendum demagogici o se cominciare davvero a fare politica».

Gli altri sconfitti sono la Lega di Salvini e Matteo Renzi?

«Renzi è andato straordinariamente male anche nella sua Toscana. Ha sbagliato tutte le mosse, come Salvini. Sono due persone che pagano la loro megalomania».

Quali errori ha commesso Salvini?

«Il primo è stato l’atto autolesionistico di un anno fa. Poi in queste elezioni ha spostato l’asticella in cielo, illudendosi di conquistare l’Emilia Romagna, con quella candidata, e la Toscana idem. La stessa cosa che aveva fatto Renzi con il referendum: o me o morte. Sono persone divorate dalla loro megalomania. Salvini adesso ha anche il problema di Giorgia Meloni».

Che però lei non vede leader del centrodestra.

«Pesa ancora troppo il suo passato. Poi, visto l’arretramento di Forza Italia, dobbiamo ridiscutere il concetto di centrodestra, chiedendoci di quale destra parliamo. E qui diventa interessante il caso Zaia».

Eccoci al punto. In questi giorni Cacciari ha rivelato che alcuni suoi amici di centrosinistra hanno votato per il governatore del Veneto. Lui no, è rimasto fedele alla linea… Ma rimane il fatto che la parabola di Zaia lo stimola. Perché incarna una destra più presentabile?

«Non è solo un fatto d’immagine. Zaia rappresenta una destra diversa, che non vive di comizi, che non fa il karaoke, che non si limita agli slogan. Ma una destra che amministra, radicata nel territorio, che interpretando gli interessi dell’imprenditoria, dell’agricoltura, delle reti commerciali e artigianali ha saputo modificare la struttura di una regione».

Altra cosa rispetto alla Lega salviniana.

«È una destra borghese anche in senso culturale. Salvini ha fatto la cosa giusta quando ha superato la Lega secessionista di Bossi. Ma ora c’è un altro cambiamento all’orizzonte. La Lega di Zaia è affidabile, non populista, antieuropeista e lepenista».

Si parla di nuova segreteria. Il leader nazionale potrebbe essere Giancarlo Giorgetti?

«Giorgetti e Zaia potrebbero essere i padroni del Nord e Salvini il leader nazionale».

In una fase transitoria?

«Una fase nella quale convivono la Lega populista e quella moderata, fin quando si sceglierà una linea o l’altra».

Un altro tema discriminante è l’immigrazione?

«Nel Veneto ci sono esperienze interessanti d’integrazione. Chi produce sa bene che una certa quota di immigrati è necessaria. Questo senza dimenticare le esigenze di sicurezza, ma anche senza sceneggiate e isterie».

E la Meloni che ruolo avrebbe?

«Intanto erode consensi a Salvini. Poi potrebbe essere l’ala nazionalista con cui allearsi per governare».

Conte continua a galleggiare sulle debolezze altrui?

«Sul piano politico i 5 stelle non esistono. Sono un movimento di opinione, flatus vocis. Il Pd tiene il suo 20% e vince con i capibastone, altrimenti sparisce come in Veneto, Liguria e nelle Marche. Resiste il Granducato di Toscana e l’Emilia. Guardando le mappe di 20 anni fa è evidente che l’eredità si sta consumando. Mi verrebbe da scuoterli: come fate a raccontare che avete vinto? Che congresso potrete mai fare senza una diagnosi realistica?».

E Conte?

«Approfitta del fatto che queste debolezze sono costrette a sorreggerlo. I 5 stelle non andrebbero a elezioni nemmeno con le cannonate e neanche il Pd smania per andarci. Spero che non si limiti a sopravvivere».

Intanto ha detto no al rimpasto. Ci terremo i ministri Azzolina, Bonafede, De Micheli

«Che cambino un ministro o due significa poco. Quello che conta è decidere se i 200 miliardi del Recovery fund saranno debito in più o verranno investiti nella ricerca, nella scuola, nella formazione».

Il premier ha promesso un cambio di marcia: già sentito?

«Tutti i governi l’hanno promesso. Nei documenti dei famosi Stati generali c’era qualcosa di non già sentito negli ultimi 30 anni?».

Il cambio di marcia è rifare la legge elettorale?

«Devono farlo, altrimenti lo sconquasso sarà totale».

È il momento giusto?

«Tra un mese, quando finirà la cassa integrazione e vedremo fallimenti in serie, gli italiani dovrebbero appassionarsi alla riforma elettorale».

Di Ilva e Alitalia non si parla più

«Come di scuola e di ricerca. Nel mondo, mentre negli ultimi sei mesi si è registrato un crollo del 10% della produzione, le 90 aziende top dell’informatica hanno aumentato il fatturato di 800 miliardi rispetto al 2019. I big del capitalismo finanziario moltiplicano i profitti, non pagano le tasse e noi parliamo di Emiliano e De Luca. Siamo fuori fase noi italiani, noi europei, noi occidentali».

Consigli?

«La politica dopo la Seconda guerra mondiale costringeva i grandi capitalisti a pagare le tasse e inventava forme di previdenza risolutive per i ceti più sfortunati. Questa urgenza dovrebbe accomunare le forze politiche, al di là di destra e sinistra, invece».

Si pensa a prorogare lo stato di emergenza.

«Mi auguro che non avremo più lockdown generalizzati. Non possiamo guarire dal Covid crepando. La morte è la migliore medicina, ma se vogliono far guarire il Paese uccidendolo ce lo dicano. Dopo di che, bisogna avere grande attenzione alle regole».

Per esempio?

«Evitando gli eccessi visti in Sardegna. Evitando certi negazionismi. L’epidemia c’è e non è ancora stata sconfitta. Servono indicazioni precise, istruzioni chiare ai medici di base, potenziamento delle strutture sanitarie, delle terapie intensive, le zone rosse tempestive, non come a Bergamo. Ma, detto questo, tutto deve pian piano ripartire».

Beppe Grillo parla di reddito universale e il M5s continua a proporre bonus.

«La società contemporanea va verso una riduzione drastica del lavoro. Questo problema va affrontato con competenza e responsabilità. Doti che al M5s mancano, come si è visto dalla distribuzione a capocchia del reddito di cittadinanza. Ci vogliono criteri e controlli precisi. Altrimenti si creano nuovi ghetti di precari e sottoccupati».

Il pericolo è la società parassitaria di massa?

«Il reddito di cittadinanza non può autorizzare a stare a casa a grattarsi la pancia. Se il lavoro non ce l’hai ti industri per trovartelo o inventartelo. Servono strutture e meccanismi di formazione permanente. Se si continua con la mentalità del lavoro fisso e dello stipendio al 27 del mese, il risultato sarà la nascita di ghetti di poveri e ricchi sempre più distanti tra loro, mentre il ceto medio andrà in malora».

In occasione del caso Palamara si aspettava un’iniziativa maggiore del capo dello Stato, presidente del Csm?

«Il caso Palamara è molto grave, ma anche prevedibile. La crisi dei partiti si è allargata alle altre istituzioni e ai gruppi dirigenti. Una certa prudenza del capo dello Stato è comprensibile, qualsiasi suo intervento avrebbe acuito questa crisi. Il picconatore Cossiga poteva esternare perché c’era ancora la Prima repubblica».

Dove ci porterà una politica fatta di piattaforme, monopattini e banchi a rotelle?

«Dove già siamo. A una politica priva di professionalità e responsabilità. D’altra parte, chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Alla fine della Prima repubblica c’erano giornali o tv che non alimentavano la retorica anticasta e sottolineavano l’importanza della competenza e della responsabilità?».

Che cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

«Mi auguro di vedere un governo che, sulla base di un’analisi realistica, sappia gestire i soldi del Recovery fund».

Che però arriveranno a giungo 2021.

«Ma già ora bisogna decidere. Se si sceglierà una prospettiva di sviluppo, bene. Se invece prevarrà la logica assistenzialistica vista finora, si passerà direttamente dal lockdown allo showdown. E quando saremo obbligati a rientrare nei parametri, qualcuno metterà le mani nei nostri conti correnti come fece il governo Amato a inizio anni Novanta».

17 replies

  1. «Nel Veneto ci sono esperienze interessanti d’integrazione. Chi produce sa bene che una certa quota di immigrati è necessaria. Questo senza dimenticare le esigenze di sicurezza, ma anche senza sceneggiate e isterie»

    E certo, più immigrati ci sono più il costo del lavoro si riduce, innescando una guerra tra poveri che i finti di sinistra alla Caciari dichiarano di voler scongiurare proprio accogliendo un maggior numero di immigrati.

    Quando ero ragazzo abitavo in campagna, dalle parti di Maccarese, vicino Roma. Nei campi c’erano tutti italiani che guadagnavano quel tanto da consentirgli di fare una vita dignitosa. Poi sono arrivati gli indiani col turbante, le paghe sono precipitate e gli italiani che prima erano disposti a farsi il culo nei campi, hanno smesso di farlo.

    Chi dice che gli italiani non hanno voglia di “fare più i lavori di una volta” è uno che vive in un cazzo d’ufficio e non conosce la realtà.

    «Renzi è andato straordinariamente male anche nella sua Toscana. Ha sbagliato tutte le mosse, come Salvini. Sono due persone che pagano la loro megalomania».

    Peccato che ai suoi albori Renzi lo hai supportato come un fan sfegatato.Un mea culpa no?

    Non sono trent’anni che lo dici (qualsiasi cosa che tu dica), sono trent’anni che non ne azzecchi una nemmeno per sbaglio! E non lo riconosci mai!

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    • Approvo il ragionamento, infatti ho curiosità di vedere questo strombazzato salario minimo (che porcata avrfanno mai in mente di fare) dal momento che a un costo orario legale molti italiani sarebbero interessati ai “lavori che nessuno vuole più fare”, l’immigrazione è l’unico modo per garantire la deflazione che è l’unico modo per tenere bassi il costo del lavoro cioè il costo delle nostre produzioni, soprattutto legati all’esportazione. Tutto il resto sono chiacchiere di retorica, compresi gli argomenti umanitari

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  2. Quando penso a Cacciari mi viene subito in mente il fantastico ponte Calatrava:

    11,3 milioni di euro
    1 anno e mezzo i lavori programmati, ce ne sono voluti 6.
    Si sono dimenticati anche l’accessibilità dei disabili.
    Gradini di vetro che rendono pericoloso il percorso anche ad un atleta se pioviccica.
    Non è un ponte, è una barriera architettonica dall’aspetto discutibile che necessita di continue manutenzioni.

    Un capolavoro di sperpero di soldi e inefficacia.

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    • Ex Andrea, quello razzista e ignorante che paventa un’invasione da parte di 2 MILIARDI DI AFRICANI in Italia, pur essendo 1,3 Miliardi attualmente in tutto il continente?
      Quello che paga di paghe in discesa nei campi, grazie all’utilizzo di SCHIAVI usati DA ITALIANI CHE VOTANO LEGA proprio per ottenere questo risultato?
      Quando voi decerebrati fascio-legaioli vedete un essere umano dalla pelle poco più che abbronzata andate fuori di testa. Non è un caso che tu provenga dal Lazio, la regione più razzista in assoluto d’Italia. Una regione che ha espresso la peggiore criminalità di strada con ambizioni di crescita.
      Mafia capitale, con gli zingari Fasciani, Spada, Casamonica che fanno volantinaggio alla lega durante le votazioni.
      I due imbecilli che hanno ammazzato Willy.
      I possidenti delle piantagioni che torturano gli operai indiani, bengalesi e pakistani.
      il famoso fascio-trafficante Diabolik, capo ultrà della Lazio SS.

      San Lorenzo: 30enne del Gambia pestato da due fascisti

      L’Unar bacchetta la Lazio: “Non si è dissociata dallo striscione fascista su Reina”

      “Sporchi negri”, “zecche”, “froci”: tutte le vittime di un anno, 2017, di violenza fascista
      Kortik Chondro, 27 anni, è stato aggredito nella notte del 29 ottobre in Piazza Cairoli, nel pieno centro di Roma. La sua colpa? Quella di essere uno «sporco negro». È questo che gli urlano i cinque giovanissimi aggressori – hanno tutti tra i 17 e i 19 anni – mentre lo riempiono di calci e pugni. Uno di loro, alla fine del pestaggio, torna indietro per sferrare un calcio in faccia all’ormai inerme Chondro. Tutti i componenti del branco sono stati fermati dalla polizia un’ora dopo il pestaggio, e adesso sono accusati di lesioni gravissime. Alessio Manzo, il ragazzo che ha colpito il bengalese al volto, è accusato anche di tentato omicidio: il gip Paola Tomaselli deciderà se convalidare il fermo dopo l’interrogatorio di garanzia. Chondro al momento è in ospedale con una prognosi di trenta giorni.

      Branco razzista o squadraccia fascista? Alessio Manzo, 19 anni, accusato di tentato omicidio, è legato alla galassia dell’estrema destra romana: Forza Nuova, Roma ai Romani, Lotta Studentesca. Con il gruppo di Giuliano Castellino ha partecipato alle manifestazione dello scorso 29 settembre al Trullo. In quell’occasione, i neofascisti volevano impedire lo sfratto degli occupanti obusivi italiani e la successiva assegnazione di una casa popolare a una famiglia italo-eritrea che ne aveva diritto. Nella perquisizione a casa di Manzo, gli agenti della Digos hanno trovato materiale riconducibile all’ideologia fascista che era già emersa a caldo dai suoi scritti su Facebook. Il suo profilo social è pieno di post che non lasciano dubbi: «Mussolini, spero nel suo ritorno per salvare». E ancora: «Se per razzista si intende chi difende la propria terra allora siamo razzisti». Il tutto condito da saluti romani, foto del duce, commenti antisemiti.

      L’altra grande passione di Manzo è la Roma. Il 19enne è un affezionato supporter dei giallorossi, come conferma ancora una volta il suo profilo Facebook. Vi è scritto infatti «Lavora presso A.S. Roma». Anche per questo le prime indagini degli inquirenti si sono rivolte verso l’ambiente della curva romanista, non immune ad infiltrazioni neofasciste, di Forza Nuova come di altri gruppi dell’estrema destra romana. Al momento però non sembra esserci nessun coinvolgimento della tifoseria organizzata.

      Non è il primo caso di violenza fascista che quest’anno ha macchiato l’Italia, come denunciato più volte dall’Espresso . Il 2 febbraio, fuori dal palazzo municipale di Ostia viene aggredito un attivista di una Onlus che si occupa di migranti: «Mi hanno accerchiato, gettato in terra e preso a calci, i passanti non hanno fatto nulla per fermarli». Poco distante un sit-in di CasaPound, Fratelli d’Italia e Noi con Salvini. I partecipanti alla manifestazione negano tutto, ma la Polizia cerca tra loro i responsabili dell’accaduto.

      L’11 febbraio invece, nel viterbese, alcuni militanti di CasaPound effettuano una “spedizione punitiva” contro Paolo, ragazzo ventiquattrenne colpevole di aver condiviso su Facebook una vignetta satirica che recitava: «Chi mette il parmigiano sulla pasta col tonno non merita rispetto». «Fatti i cazzi tuoi, non prendere in giro CasaPound» gli urlano tra un pugno e una cinghiata. A inizio ottobre il Tribunale di Viterbo ha condannato a 2 anni e 8 mesi il presidente di CasaPound Cimini, il trentenne Jacopo Polidori, e Michele Santini, militante poco più che diciottenne del partito neofascista.

      La violenza arriva anche a Milano. Il primo aprile venticinque militanti di CasaPound aggrediscono un componente della Rete degli studenti. Il ragazzo viene inseguito, spintonato e gettato nel Naviglio tra insulti e sputi.
      Nazitalia, viaggio nell’estrema destra

      Il 20 giugno, ancora a Roma, un diciottenne viene aggredito con un tubo di metallo perché “zecca comunista”: è colpevole di indossare una maglietta del Cinema America occupato. Il giorno dopo, fuori da un circolo Arci di Pescara, due ragazzi vengono aggrediti da una coppia di uomini, che alle forze dell’ordine dichiarano di essere “fascisti e razzisti”. Dieci giorni dopo, il 30 giugno, a Tor Bella Monaca, quartiere periferico della Capitale, un 52enne bengalese viene aggredito da quattro ragazzi italiani perché destinatario di una casa popolare.

      Le squadracce non si sono prese neanche qualche giorno di vacanza. Nella serata di sabato 5 agosto, nel pieno centro di Mantova, un gruppo di cinque ragazzi e ragazze, noti per la loro appartenenza a gruppi di estrema destra, hanno effettuato una spedizione punitiva nei confronti di Lorenzo. È “colpevole” di simpatizzare per la sinistra.

      Nella mattinata del 28 settembre, Forza Nuova e Roma ai Romani si sono uniti ai residenti per opporsi allo sgombero di una famiglia italiana che occupava abusivamente un alloggio popolare. I manifestanti hanno poi voluto impedire l’ingresso dei nuovi legittimi assegnatari, una famiglia italo-eritrea. Sono intervenute le forze dell’ordine, a cui i neofascisti hanno risposto con una sassaiola. Tre agenti sono rimasti feriti, e tre persone sono state fermate. Tra queste Giuliano Castellino, leader del movimento Roma ai Romani, considerato da Forza Nuova come un “prigioniero politico” .

      VAI VIA FASCIO.

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      • @Jerome B.

        Senti testa di cazzo pieno di boria, se vuoi darmi del cretino o dello stronzo fai pure ma fascio/leghista/razzista proprio no, c’è un limite anche agli insulti.

        E se devi replicare ad un mio post replica nel merito, sul PUNTO, anziché sproloquiare trattando di tutto e del suo contrario, attribuendomi pensieri che non ho mai avuto e frasi che non ho mai scritto, altrimenti replicarti è difficile non per l’indiscutibilità delle tue “verità” ma perché stare dietro a tutte le stronzate che scrivi diventa un lavoro estenuate, che non meriti e che non mi appassiona.

        “Quando voi decerebrati fascio-legaioli vedete un essere umano dalla pelle poco più che abbronzata andate fuori di testa. Non è un caso che tu provenga dal Lazio”

        Brutto stronzo sparasentenze, tra i miei amici ci sono persone di colore e gay, ma di che cazzo parli!?
        In giornata io e la mia compagna andremo a trovare una coppia di amici, lui marocchino, lei padovana, residenti a Roma. E’ il compleanno del loro primo figlio.

        Non ho mai pensato, neanche per un istante, che una persona debba essere considerata inferiore per il colore della pelle o per i gusti sessuali. Ora dimmi quale mia affermazione ritieni sia razzista! Sentiamo.

        Ho apprezzato certi tuoi commenti soprattutto in tema di economia, sei indubbiamente colto ed informato.
        Ma la cultura e l’informazione, così come l’intelligenza, non ti metteranno al riparo dal rischio di sparare cazzate.
        Datti una regolata.

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  3. Quando penso alla destra in Veneto mi vengono in mente le gigantesche, miliardarie, mazzette spartitesi sul Mose tra legaioli e fascio-mafiosi.
    E il fallimento di due giganti bancari come Veneto Banca e BPVicenza nella regione più ricca d’Italia.
    Altro che ponte di vetro.

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  4. EDITORIALESmontare tutte le panzane sul Fascismo storicoPubblicato in data 15 Luglio 2020, 06:02

    «Ah, quando c’era lui!», «Ma ha fatto anche cose buone», oppure «Tutto bene fino all’alleanza con la Germania» sono le più folgoranti tra le idiozie che circolano sul Fascismo e Benito Mussolini. Resistenti allo scorrere del tempo, ancora oggi entrano nel tessuto sociale e comunitario, annidandosi e fortificandosi nei social network, praterie di fake news e campi di allenamento del pregiudizio, dell’intolleranza, del razzismo, dell’Antisemitismo. Ma soprattutto della manomissione storica. Per almeno tentare di arginare smentire panzane, sciocchezze, bugie e luoghi comuni attorno al fenomeno fascista – con un po’ di illusione, ma non ci riuscirà il suo piccolo libro visto lo scarso interesse di molti italiani per la tematica –, in Mussolini ha fatto anche cose buone (Bollati Boringhieri, 2019) Francesco Filippi smonta come un orologiaio tutte le menzogne che in oltre sette decenni si sono accumulate attorno al Fascismo storico.

    Come scrive Carlo Greppi nella prefazione al volume («La rivincita della realtà»), Filippi opera una «demolizione del mito del Fascismo buono» in una «breve raccolta di bufale fasciste». Le bugie alimentate dai nostalgici – pochi, fortunatamente – sono molte e stratificate negli anni; proliferano ancora oggi anche grazie all’attitudine dei più di non voler conoscere la realtà dei fatti in sede storica. Filippi avverte che «molte delle bufale sul Fascismo nacquero dal Fascismo stesso», che adoperò un’opera di narrazione pubblica per mantenere stretto il contatto con la realtà del paese e le classi sociali più povere, dunque più vaste. In altri termini, il contatto mussoliniano con la folla – di cui il Duce conosceva bene la psicologia, visto che a suo dire aveva letto decine di volte gli scritti di Gustave Le Bon – serviva a controllare le stesse, tramite la generazione del consenso legato all’uomo forte.

    Assistenza gratuita a tutti. Falso. «Il Fascismo non inventò la previdenza in Italia: se ne impossessò, semplicemente.» Il sistema previdenziale nacque nella Germania di Otto von Bismarck (“Assicurazione per vecchiaia e invalidità”, 1888) fu scopiazzato dal Regno d’Italia guidato dal governo di Francesco Crispi (decreto 21 febbraio 1895, numero 21). «Tutti gli italiani lavoratori […] dal 1919 ebbero diritto, per legge, alla pensione», scrive Filippi. «Il Duce arrivò all’Esecutivo del Regno solo nel 1922.»

    Tredicesima per tutti. Falso. Quella che fu chiamata “gratifica natalizia” dal 1937 in poi era già diffusa in Francia e Germania e in Italia fu adottata dal regime fascista solo per i colletti bianchi e la borghesia che nel complesso non vedeva di cattivo occhio la dittatura che la rimpinzava di prebende, favori, agi, commesse. Quei borghesucci che «sognavano la sicurezza di un posto fisso che li strappasse alla precarietà».

    Case popolari per tutti. Falso. Il provvedimento in merito venne adottato già nel 1903 per volontà del Deputato Luigi Luzzatti. Soprannominate “enti morali” dal 1906, le case popolari erano soggette a importanti sgravi fiscali. «Dal punto di vista urbanistico», continua Filippi, «il Fascismo fu molto più interessato a progetti che avessero un impatto di propaganda sulla popolazione: le costruzioni pubbliche si concentrarono su funzioni soprattutto simboliche e cerimoniali.» Filippi racconta anche di come le abitazioni popolari fossero in costante penuria durante il Fascismo, nonché luoghi sudici e sovraffollati.

    Bonifica delle paludi. Falso. Nel pantheon delle panzane, quella delle bonifiche ha un posto d’onore («un caposaldo della bontà ed efficienza del regime», ironizza Filippi). Certamente molte zone, specialmente nel Lazio, necessitavano di un’importanze azione bonificatrice del territorio, ma questa non fu cosa iniziata dal Fascismo, bensì nel lontano 1878, quarantaquattro anni prima dell’inizio del regime. «Nel solo 1922, prima della marcia su Roma, furono ben venti i regi decreti che si occuparono di allargare le zone di intervento statale su terreni paludosi attraverso la costruzione di consorzi di bonifica sovvenzionati dallo Stato.»

    Sconfitta della malaria. Falso. Secondo i nostalgici e gli “avvelenatori” della Storia, il regime fascista avrebbe estirpato una delle prime cause di morte nel mondo ancora oggi. Secondo quanto riportato da Filippi, i malati di malaria erano 188’000 nel 1923 e 250’000 l’anno dopo. Nel 1933 175’000, nel 1934 222’171. La malaria venne dichiarata sradicata in Italia dall’OMS nel 1970.

    La classe dirigente era più onesta. Falso. Che l’Italia fosse un paese con un alto tasso di corruzione, era vero prima e dopo il Fascismo. Filippi dipinge il sistema liberale italiano degli anni Dieci e Venti come «corrotto in quanto vecchio e decrepito, ma corrotto anche in quanto ladro e parassita.» Ruberie di ogni genere e clientelismo non nascono sul calare degli anni Ottanta e nemmeno con il Fascismo, che tuttavia ampliò la dimensione del fenomeno corruttivo (fino ad arrivare ad una sorta di sotterranea Tangentopoli nera). Come quanto “scoperto” nell’era di Mani Pulite, anche sotto il Fascismo in Italia c’era «un malaffare diffuso, che interessava soprattutto gli strati medi del partito, il quale negli anni divenne un parassita della macchina statale. Il regime mise in piedi un vero e proprio sistema di clientele su base nazionale, stornando ricchezze pubbliche». Inoltre, «il problema della legalità investiva anche i singoli, che approfittavano spudoratamente della loro posizione di potere per imporre tangenti e accordare favori.»

    La Mafia è stata sconfitta. Falso. Filippi narra di come il Fascismo «fu da subito amico del sistema siciliano che con la Mafia conviveva e faceva affari.» Inoltre, il regime impedì che i giornali riportassero le notizie di assalti mafiosi e violenze di ogni tipo in Meridione, creando così nella popolazione italiana la percezione di una Mafia sedata, se non sconfitta. «Al contempo aumentarono i reati violenti comuni: omicidi che venivano derubricati come delitti d’onore, furti che non erano più estorsioni mafiose, ma semplici rapine.» Escamotage abbastanza semplici da applicare in un regime totalitario.

    Erano tutti più ricchi. Falso. Ancora oggi, nell’epoca in cui molti sono tentati dalla patetica retorica autarchica, anti-mercato e antimeritocratica del “Prima gli italiani” (che altro non vuol dire che “Prima io”), si sostiene che mangiare cento per cento italiano sia cosa buona giusta. Ma si dimentica che quando si mangiava cento per cento made in Italy gli italiani facevano la fame: e in parte è quanto avveniva sotto il Fascismo. Le prime manovre di stampo profondamente statalista-socialista (o di Terza Via fascista, che sotto il profilo dell’economia seguiva ricette “de sinistra” come quasi tutti i regimi totalitari) provocarono una diminuzione del potere d’acquisto del quindici per cento, cosa che colpì le classi lavoratrici e i poveri. Gli stessi che sostenevano che il Duce li aveva arricchiti. La differenza tra il reddito medio italiano con quello degli altri paesi si allargò durante il regime: un italiano di allora guadagnava il trentatré per cento di quello che guadagnava un francese e il venti per cento di un inglese, riporta Filippi.

    Il debito pubblico era basso. Falso. Antico problema quello del debito pubblico in Italia. Tra il 1914 e il 1915 esso si attestò a 15’766 milioni di Lire (Lira sovrana!); le spese sopportate durante la Prima Guerra Mondiale peggiorarono le cose (92’858 milioni – aumento del 429 per cento – nel 1921-1922). Il regime peggiorò la situazione: la megalomania mussoliniana portò “l’impero” fascista ad espandersi in Africa (1935); quindi al supporto attivo a Francisco Franco (1936); dunque alla campagna d’Albania (1939). Sull’orlo della semi-bancarotta, il regime mise più volte le mani nelle tasche degli italiani (“prima gli italiani”, no?), con prelievi forzosi sin dal 1930.

    Le donne avevano più diritti. Falso. Altro che Duce femminista! Quello del voto femminile era una presa in giro: il diritto di preferenza politica alle donne è stato sì istituito nel 1925, ma valeva solo per chi avesse compiuto venticinque anni e fosse madre o moglie dei caduti; «che potessero leggere e scrivere, che possedessero la licenza elementare o che avessero una quota di contributo erariale locale superiore alle cento Lire annue.» Il diritto di voto universale arrivò dopo la caduta della RSI, nel 1945.

    Bugie, bugie e ancora bugie. Grandi operazioni pubblicitarie, propagandistiche; palesemente false e resistenti al tempo, prede dell’ignoranza della folla. È ovvio che in una dittatura la classe dirigente ha talmente tanto potere da poter travalicare persino i tempi di costruzione di opere che in regimi democratici richiederebbero più tempo, risorse e compromessi, ma attenzione a prestare orecchio alle belle parole che riabilitano idee e uomini e movimenti bocciati dalla Storia. Perché, come avverte Filippi «la base di un possibile futuro totalitario passa anche dalla riabilitazione del passato totalitario».

    Amedeo Gasparini

    QUESTA E’ LA REALTA’ STORICA, IGNORANTI FASCIO-RAZZISTI E LEGAIOLI.

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    • Occhio che le cose si possono raccontare un po’ in tutte le maniere, ad esempio: siamo nell’anno del Signore 2120, si parla della breve esperienza di una piccola forza moralizzatrice del secolo scorso.

      Tagliarono i parlamentari. Falso. Era da quarant’anni che tutte le forze politiche ne parlavano, e la legge fu votata dal 98% del Parlamento.

      Visto come è facile?

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      • É anche facile dire che sono stati i primi a scardinare il progetto dalla retorica del “abbiamo cose piú urgenti”.

        Il fatto che sia stato necessario un referendum indica che la volontá di operare in merito non apparteneva all’etica del corpo parlamentare, ma di quello elettorale. Io mi chiederei invece se nella maggioranza di coloro che han votato in favore non compaiano persone che votavano B. o S. o persino R.

        Invece, per l’Acqua Pubblica, cippa e lippa. Perché?

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      • Non lo so, non devi chiederlo a me, non sono un attivista, il massimo che posso fare è ipotizzare che per ora non ci siano le condizioni per portare avanti quel discorso, ma non è che una mia personale illazione.
        Io dico solo che i conti si fanno alla fine, quello che mi da’ più fastidio è vedere parecchi malpancisti lamentarsi sempre della gamba sana, come se uscissimo da dieci governi Giolitti consecutivi. Le cose si fanno per gradi, i cambiamenti richiedono tempo, fatica e sacrifici; gli unici che fanno sempre tutto e subito sono quelli che parlano e basta.

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  5. Cade dal pero, lui non c’era o se c’era dormiva. Quest’isterico nevrotico che da lezioni a destra e manca ha pasato la vita a far politica passando da un carrozzone all’altro e mai una volta che abbia recitato il mea culpa. Lo invatano in tv e lui ci va, recitando il ruolo del Savonarola, ben contento di fare da contraltare a Sgarbi, solo meno volgare,ma con la stessa funzione di spettacolare megalomane al servizio dei padroni del vapore.

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  6. Io allibisco, e questo sarebbe un filosofo? Uno che critica a destra e a manca, non di rado anche a ragione ma per i grillini ha autentico livore, come giustamente osservato uno squilibrato come Sgarbi, solo appena meno volgare. E poi, uno che si tinge i capelli di nero corvino mentre ben si vede la barba brizzolata, sarà pure un filosofo, ma rimane un cretino

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