Il grande piano di Ursula sui migranti in realtà sono solo chiacchiere

(Stefano Graziosi – la Verità) – Un nuovo patto sulla migrazione. È questo quanto è stato annunciato ieri dalla Commissione europea. «Oggi proponiamo una soluzione europea per ricostruire la fiducia tra Stati membri e per ripristinare la fiducia dei cittadini nella nostra capacità di gestire come Unione», ha dichiarato la presidente dell’ esecutivo europeo, Ursula von der Leyen. «L’ Ue ha già dato prova in altri settori della sua capacità di fare passi straordinari per conciliare prospettive divergenti.

Ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto, col giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità», ha aggiunto. «Il meccanismo di solidarietà, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte», ha invece precisato il commissario per gli Affari interni, Ylva Johansson.

In particolare, la proposta europea prevedrebbe alcuni fondamentali elementi. In primo luogo, verrebbe istituito uno screening completo prima dell’ entrata nel Paese, soprattutto in riferimento alle condizioni sanitarie e di sicurezza. Il migrante potrà quindi seguire due trafile alternative di ammissione: una procedura standard o una procedura di frontiera. L’ obiettivo è quello di sveltire l’ iter per capire chi ha diritto ad essere accolto. In tutto ciò, le agenzie europee dovrebbero rafforzare il controllo dei confini. Già questo primo elemento mette in risalto alcune potenziali criticità.

In primo luogo, l’ eventuale incremento di mezzi marittimi per il controllo rischia di favorire un aumento delle partenze. E, in secondo luogo, pericolo aggiuntivo è quello di un ingolfamento burocratico e assistenziale per quegli Stati che dovranno sobbarcarsi il compito di effettuare verifiche e controlli.

Un ulteriore pilastro del patto europeo è quello della collaborazione con i Paesi di provenienza. Resta tuttavia il tema di un’ Unione europea che da sempre fatica a trovare una politica estera coesa. E la scarsa rilevanza di Bruxelles su teatri caldi in tema di flussi migratori (a partire dalla Libia) è sotto gli occhi di tutti.

Altro punto essenziale del patto è quello dei «contributi flessibili» che i vari Stati membri dovrebbero garantire ai Paesi più pressati dagli arrivi. A livello teorico, gli Stati potranno o accettare la redistribuzione dei migranti o occuparsi dei «rimpatri sponsorizzati»: uno Stato che rifiutasse il ricollocamento dovrebbe cioè gestire il rimpatrio dei migranti presenti in un altro Stato sotto pressione. Insomma, il ricollocamento non è affatto obbligatorio.

E non è chiaro in quale sanzione incorrerebbe un Paese che si rifiutasse di contribuire. Lo stesso vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, ha riconosciuto ieri che gli Stati membri non accetteranno mai di essere costretti ad accogliere i migranti all’ interno dei propri confini. Era del resto questo il tenore della posizione espressa – sempre ieri – dalla Repubblica Ceca, con il ministro dell’ Interno, Jan Hamecek, che, sull’ accoglienza, ha dichiarato: «Siamo contrari. Non saremo d’ accordo con nessuna proposta contenente l’ obbligo di ricollocamento».

Per quanto annacquata, non è quindi affatto scontato che questa riforma di Dublino riceverà tanto facilmente il via libera dai singoli Stati. Insomma, quella che la von der Leyen ha definito una svolta solidale si rivela in realtà un compromesso al ribasso, che non risolve affatto i problemi in cui versano gli Stati maggiormente esposti ai flussi migratori, a partire proprio dall’ Italia. E questo nonostante il governo giallorosso abbia spesso rivendicato di aver riportato il nostro Paese a contare in Europa.

Proprio Giuseppe Conte si aspettava forse qualcosa di più, visto che ieri ha twittato: «Il patto sulla migrazione è un importante passo verso una politica migratoria davvero europea. Ora il Consiglio coniughi solidarietà e responsabilità. Serve certezza su rimpatri e redistribuzione: i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell’ Europa».

Ben più critica la posizione della Lega, con il presidente del gruppo Id all’ Europarlamento, Marco Zanni, che ha dichiarato alla Verità: «Nel Patto su asilo e migrazione, presentato con grande enfasi dall’ Ue e salutato con toni trionfalistici dal governo Pd-M5s prima ancora di conoscerne i dettagli, non c’ è nessun vantaggio per l’ Italia. Il piano che dovrebbe cancellare Dublino lascia intatto il criterio dello Stato membro di primo ingresso.

Il Paese di arrivo continuerà ad avere la responsabilità della gestione delle domande di asilo, ma si vedrà aggiungere tutti gli oneri connessi alla nuova procedura di frontiera che prevede uno screening pre-ingresso per identificare le persone e sottoporle a controlli sanitari e di sicurezza. Dei ricollocamenti obbligatori, tanto richiesti dal governo Conte, nessuna traccia. Con questo patto la Commissione conferma un sistema di solidarietà “à la carte” che porterà ai soliti risultati fallimentari». «Conte si è dimostrato nuovamente incapace di negoziare le soluzioni migliori per il nostro Paese anche sul tema dei ricollocamenti.

L’ unica misura efficace, lo diciamo da tempo, sarebbe quella di creare hotspot nei Paesi di origine e di transito», ha aggiunto Zanni. Il sospetto alla fine è che questo patto miri semplicemente a prendere del tempo. Al di là della sua farraginosità, non è chiaro se e quando verrà approvato. E, mentre a Bruxelles si parla di «solidarietà», l’ Europa meridionale (a partire dall’ Italia) continua a sobbarcarsi il peso dei flussi.

6 replies

  1. Parole, parole, parole, soltanto parole….dalle UE. E visto che si continua ad affrontare il problema solo con le parole, sarebbe ora di usare almeno le parole giuste, corrispondenti ai fatti. Intanto si smetta di chiamarli “migranti”, termine ambiguo che si vuol intendere come sinonimo di “emigranti”, quando di fatto si tratta di “clandestini” che non si muovono autonomamente e per vie legali, ma tramite organizzazioni criminali che li prelevano da ogni dove in Africa e Asia e li deportano e trasportano in massa a pagamento, mettendoli sistematicamente in situazione di sfruttamento in campi di concentramento e poi di pericolo in mare, per costringere altri, gli italiani in particolare, a “salvarli”. Sistema criminale e truffaldino, di moderna tratta degli schiavi, che le Ong (pseudo “organizzazioni non governative” e finto umanitarie) , le Chiese e i prelati di tutte le religioni, oltre che le persone di buon senso e sentimento umanitario, nonchè i governi nazionali e sovranazionali, dovrebbero in primo luogo condannare e contrastare con tutti i mezzi possibili, compresa il ripristino di un legittimo diritto di difesa dei propri confini, che permetta di respingere e riportare indietro chiunque tenti di entrare in uno Stato con mezzi illegali e senza giustificato motivo. Se non si tronca un male alla radice, e si pensa di risolvere curando qualche sintomo e applicando qualche pezza qua e là, sperando in fumosi ricollocamenti e redistribuzioni in Europa , questo meccanismo infernale messo in atto ormai da una decina d’anni non si fermerà mai. Finchè l’Europa non capisce che il Mediterraneo è il confine di casa sua ed è compito di tutti gli Stati europei difendere questo immenso confine nell’interesse di tutti e a spese di tutti, bloccando anche con mezzi energici ogni illecita intrusione, facilitando peraltro i percorsi legali dall’origine all’arrivo per gli emigranti e i rifugiati veri e in regola, si perde solo tempo.

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    • Gentile magdabarbieri,
      lei ha evidentemente compreso l’ipocrisia che si cela dietro il “buonismo umanitario” che semina povertà e miseria.
      Quello che le sfugge, è che le orde di selvaggi incattiviti dalle promesse non mantenute di paradisi immaginari (poi tramutate in inferno), non servono solo alla deflazione salariale, che sarà comunque garantita dall’IA e dalla digitalizzazione (che grazie al 5G avranno un’accelerazione inimmaginabile), serviranno soprattutto a creare turbolenze sociali, come avvenuto in America e sta avvenendo in Francia (nel silenzio dei media italiani). Far scattare la furia violenta in queste torme di debosciati, è invero facilissimo. E vedrà, che ai primi segnali di moderata reazione degli iper controllati e mansueti italiani, all’ulteriore e soffocante stretta dei cinghia, con un fischio, li faranno scattare. Certa gente (per la verità pochissime famiglie) è disposta a tutto, guerra civile compresa, per non perdere i privilegi acquisiti. E credo anche che sia tardi per cambiare le cose. Sarà necessario lasciarle degenerare, per avere, forse, una reazione. Al lento declino, gli italiani si sono già abituati.

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  2. Dall’Europa si vorrebbe un proclama del tipo “SPEZZEREMO LE RENI AI MIGRANTI”
    Invece bisogna essere realisti e le politiche e le strategie da mettere in campo sono molte e varie dalle piccole alle grandi.
    Dire “chiuderemo i porti” e “respingeremo i migranti” e non affrontare in maniera programmatica ed organica il problema vuol dire ottenere consenso e voti subito ma rimandare i problemi e lasciarli incancrenire creando tensioni che sfociano in violenza.
    Penso alle politiche che la Germania è riuscita a organizzare ed implementare riuscendo ad assorbire milioni di immigrati e noi non riusciamo a fare altrettando con le poche migliaia oramai. Sbarcati 2019 11.471 persone. Per la maggior parte giovani.

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    • Io non voglio spezzare le reni a nessuno, ma rilevo che se nel 2019 sono sbarcati solo 11mila clandestini in Italia è perchè sono stati messi in atto i provvedimenti restrittivi di Minniti prima, e di Salvini poi. E non vedo perchè si voglia ritornare all’accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di persone allo sbaraglio degli anni precedenti di cui ben pochi credo abbiano potuto trovare una integrazione dignitosa e legale raggiungendo autosufficienza economica. I problemi di tanti Stati africani e asiatici non si risolvono con queste deportazioni di massa su percorsi illegali che fanno arricchire solo i trafficanti e gli sfruttatori di manodopera a basso costo e ingrossare le file della criminalità; infatti nulla è cambiato là, mentre si sono moltiplicati i problemi sociali ed economici negli stati europei che hanno fatto larga accoglienza interessata ( Germania e Francia e stati nordeuropei compresi…)

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      • come al solito si divaga…non si affronta MAI il problema…ho scritto che le politiche sull’immigrazione sono varie piccole e grandi..
        NON HO DETTO ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA
        quando si interloquisce bisogna stare in tema
        tu parli di Minniti e di Salvini

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