Gli Utili Idioti

(Raffaele Pengue) – Ecco, ci risiamo: la bellezza di Guardia come luogo comune, la viticoltura, il territorio, il centro storico, il “turismo enogastronomico”, le folgorazioni sulla via di Damasco e del dottore, come lo chiamano da queste parti (Floriano Panza). Anzi, la conversione di massa di chi in teoria si dovrebbe ribellare alla fede del vincitore annunciato. Ci siamo mangiati ogni idea di futuro e poi continuiamo a riproporre le stesse figure. Tutti assieme, appassionatamente. Dieci anni dopo, tutti insieme. Compreso il candidato sindaco che stava nella precedente maggioranza, e di cui non risultano opere di ravvedimento. Beh, perdonate la battuta ma davvero la lista “Esserci” fa molto “Franza o Spagna”, uno vale l’altro purché si sta al potere. È nota la mia insofferenza nei confronti  questa soluzione. Evidentemente sono stati tutti un po’ distratti da questa storia delle liste. Si deve vincere per vincere, mica vincere per cambiare. Tanto non importa. Tanto il grosso di chi doveva entrare è entrato, con tanto di banda, fanfare e senza neanche tanto sdegno da parte degli altri partecipanti più sensibili, ora si può fare a meno di bazzecole e pinzillacchere.

Roboante, sfacciato, eccessivo, retorico, il racconto di ieri sera del candidato sindaco Di Lonardo. Ma immagino che a un certo punto è stato troppo anche per lui. Mi sarei aspettato più incisività. Invece ho avuto la conferma che nessuna delle due forze in campo ha il cambiamento (moralità meritocrazia, ecc.ecc.) nei loro programmi, non saprebbero verso dove e perché, e quindi non ne parlano, tutelando, sovvenzionando e garantendo il presente.

Il futuro di Guardia può aspettare: del resto, chi lo conosce? E così hanno concordato di puntellare chi oggi produce, aziende e lavoratori agricoli, e di sussidiare chi non ha prospettive. Sono attenzioni sociali importanti,  è vero, quelle che trovano spazio nei loro programmi. Ma insistono tutti sulla stessa platea, il comparto vitivinicolo e il sistema di cui fanno parte. Solo che questo manto sociale avvolgente lascia interamente scoperte larghe parti della nostra società civile, l’artigianato, il commercio, solo per fare un esempio.

E le giovani generazioni? Per loro nessuna menzione. Utili idioti. E qui il termine “utile idiota” viene utilizzato nel suo senso semantico ed etimologico, vale a dire – come riporta Wikipedia – nella radice greca, ovvero di “idios” che significa isola, sostanzialmente persona isolata, disinteressata del contesto sociale e politico nel quale vive. Per capirci: quei giovani che a Guardia si fanno scivolare la vita addosso senza porsi nella condizione di essere consapevoli e partecipi di quello che accade nel mondo, che esuli propri interessi personali e familiari. E non, come viene però malamente usato, con un significato spurio riferito alla scarsa capacità di comprendere ed interpretare l’esistente. Insensibile alle passioni sociali e politiche, costui impara, perlopiù, per sentito dire che, com’è noto, rappresenta la peggiore forma di apprendimento. Qui la letteratura è sterminata. Per loro, per i nostri ragazzi, nessuna risposta. Ah, no. Una inutile candidatura. L’importante averli nel gruppo. Miopia egoista di una comunità che si mangia il futuro per nutrire il presente, e invecchia irreversibilmente.

Dicevamo: inconsistente il racconto del gruppo “Esserci” e del candidato sindaco Di Lonardo, che in chi scrive evoca soltanto il metodo ben collaudato del raggruppamento avverso, cioè quello delle “clientele come Cristo comanda”. Contano solo gli amici di una vita. E dunque il decano, l’usato sicuro, il “re dei cassonetti” e delle ricette sanitarie (in tandem con il candidato sindaco avverso), macina-voti come pochi ormai a Guardia. La domanda quindi sorge spontanea: il gruppo “Esserci”, cosi stando le cose, vuole davvero il cambiamento, oppure le bastano i voti dei soliti idioti? Questo lo sapremo solo vivendo.

5 replies

  1. Sono sempre i soliti discorsi, che sia per l’uno o per un altro candidato, le osservazioni esterne riferiscono, da circa mezzo secolo, la stesse zuppe, cambiano solo i nomi; in territori agricoli la cricca è attorno alle produzioni relative, in territori industriali si assommano attorno alle industrie e relative filiere, in territori ancora agricoli ma in progressiva industrializzazione si assommano su linee divergenti dove il baco della corruzione può marcatamente incidere sul destino dell’area a favore dell’uno o dell’altro presente nella lista vincitrice; in altre parole la musica è sempre la stessa e chi ne fa le spese sono i giovani, queste parole sembrano provenire dalle sacre scritture degli amanuensi, da cui è stato cambiato solo qualche rigo.
    Siamo quello che non vogliamo, diventiamo ciò che non vogliamo, facciamo le cose in virtù di ciò che non piace, siamo cioè i controsensi di noi stessi, la proiezione di quei giovani che 30 anni prima erano isole inframezzate da adulti e caporali.
    L’adulto politico non è soltanto un animale politico è anche altro: è interesse. è polo attrattivo, è denaro circolante, è investimenti, è mafia e tutto con il plauso della storia, che si ripete e si ripete; i giovani di oggi saranno gli adulti di domani e fra di loro spiccherà l’anima che contrassegnerà il continuo della tradizionale festa a palazzo.
    Mai che si sentissero le fanfare suonare a festa per qualcosa che non ingravidi le casse del palazzo, qualcosa, forse un minuetto o una vecchia ballata, per il resto è solo musica stonata.

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    • C’era e c’è il m5S, ma gli italiani hanno voltato loro le spalle…
      Agli italiani VA BENE TUTTO COSÌ, chiunque ci sia alla guida troveranno sempre il modo di aggirare le regole.

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      • Guardiano: un poca di positività non fa male, sopratutto per se stessi; sono molte le formule alchemiche che potrebbero rivelarsi pepiti d’oro; per me il problema non sono ne le regole, ne il partito questo o quello, ma è una organizzazione generale che deve essere sempre riferita ad ambiti privilegiati che si adagiano in quelle prospettive ormai consunte che non hanno quasi più niente di interessante ne tanto meno di innovativo; chi fa l’agricoltore ha tantissime spese a fronte di un guadagno netto relativamente basso, coloro che passano la vita nelle fabbriche hanno già una percezione diversa sia del lavoro che della propria vita e a tantissimi operai la vita in fabbrica non piace e possono anche avere paura a fronte di materiali tossici utilizzati nella produzione, coloro che hanno fabbriche si trincerano dietro le scrivanie da buoni Kapò e vengono serviti e riveriti da uno stuolo di ruffiani; l’Organizzazione di uno stato sono i partiti nella loro investitura sociale che rimanda in direttissima al mondo del lavoro, alla produzione degli import e degli export e ai servizi vari per il cittadino utente; ed è questa rigidità, che si è venuta a creare nel corso del tempo oltre alle campane politiche a delegittimare tout court eventualità e novità che non si palesano all’organismo statalizzato. E non è, ne sarà un partito piuttosto che l’altro ad avere le chiavi di una Società celeste in quanto tutto aderente all’organizzazione testé descritta, da cui è molto difficile uscirne indenni per giungere ad un senso di libera procreazione in libero mondo; basta vedere quello che accade in Turchia o in altre più tiepide democrazie dove la stessa parola in bocca ai mille Erdogan suona come un insulto all’intelligenza.

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      • Mi scusi, signor guardiano, vorrei dire qualcosa sulle regole, in quanto argomento interessante e articolato.. la società industriale ha regole ferree che legittimano la bontà del passato di fronte alla decadenza del presente; nel passato molte regole che oggi sono leggi, multe, procedure penali, che hanno caricato anche in modo eccessivo, il senso della pregnanza della regola stessa, erano molto più labili, lasse e incuranti di elementi che oggi fanno inorridire e su cui vi è un veto, ma allo stesso tempo, il ricordo di qualcosa di buono e sano viene solo dal nostro passato in quanto ricordo ed è quasi un contro senso che ricerchiamo quella dimestichezza con antiche percezioni, vincolando il presente, ad essere per divenire un mondo asettico e probabile nella sua probità e improbabile omogeneità funzionale. L’eterogenesi del mondo comporta l’eterogenesi dei processi e il costo di un avanzamento di un progresso ipotetico rende faticoso ogni mestiere in quanto , le chiedo, cosa può esserci oltre all’era industriale se non un sano ritorno alle origini?
        Per giungere al target ,che la nostra società tende ad imporre all’unisono, sono necessari sforzi che soggiaciono ad elementi interni che si perdono nell’esterno proprio in virtù di una ristrettezza comunicativa e normativa, sembra un contro senso ma è proprio il controsenso a creare quegli attriti mentali che rendono i vari impegni onerosi e gravidi di impostazioni difficili da ottemperare.
        Camminare lungo sentieri naturali non è uguale a camminare per vie e negozi.

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  2. Concordo con l’autore. Anche dalle mie parti è sempre così. Le persone votano ben volentieri i soliti a livello locale…… Criticano mesi anni poi arriva il politicante in campagna elettorale e lo votano in cambio di una promessa o di un saluto….

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