Gian Mario Mercorelli,candidato nelle Marche per il M5S: “Il Pd ci vuole comprare, ma io non faccio un passo indietro”

(Giuseppe Alberto Falci – Corriere della Sera) – «Perché dovrei ritirarmi?» rilancia Gian Mario Mercorelli, grillino della prima ora, già consigliere comunale di Tolentino, grafico pubblicitario tra Milano e Brescia, e soprattutto dal marzo 2020 candidato governatore nelle Marche in quota M5S, dopo aver vinto le Regionarie contro l’anconetano Andrea Quattrini. Succede però che pochi giorni fa i Cinquestelle hanno messo ai voti sulla piattaforma Rousseau due quesiti, uno dei quali apre definitivamente alle alleanze con i partiti tradizionali. E allora si rimette in discussione proprio la candidatura del vincitore delle Regionarie perché Cinquestelle e Pd starebbero cercando di trovare una sintesi.

E lei, Mercorelli, cosa fa?

«Continuo la mia campagna elettorale, giorno e notte. Oggi (ieri per chi legge ndr ), ad esempio, sono stato all’Università di Camerino per un confronto con il rettore. Non mi fermo. Punto».

Però i segnali che arrivano da Roma vanno in un’altra direzione. Vuole rovinare il patto di governo?

«È stato votato un quesito che apriva sì alla possibilità di alleanze ma alle comunali, non alle regionali. Qui nella Marche non c’è mai stata un progetto comune con il Pd. Qui tra le righe ci hanno detto più o meno così: “Venite a portare i vostri voti da noi e vi daremo le poltrone”. In parole povere, il Pd ci vuole comprare».

Sembra che abbia un pregiudizio nei confronti del Pd.

«Non c’entra né la destra né la sinistra. Sarebbe utile parlare di sviluppo, di sanità e invece si occupa il tempo nella spartizione delle poltrone».

Dica la verità: i vertici dei Cinquestelle la stanno pressando per il passo indietro?

«Non sto ricevendo alcuna pressione. Peraltro, aggiungo, dal Pd non ho ricevuto mezza chiamata, non che la voglia ricevere ma questi sono i fatti. Si tratta di una boutade che i democratici stanno mettendo in giro per farci passare dalla parte del torto, di quelli che non vogliono sedersi al tavolo».

Insomma, non ci sta?

«A me non interessa ottenere una vicepresidenza o la presidenza del consiglio regionale. Io non svendo la posizione del Movimento per un posticino».

In queste ore ha sentito Luigi Di Maio?

«No».

E il capo politico Vito Crimi?

«No. Guardi, non mi ha chiamato nessuno. L’ultima volta che ho parlato con Crimi è stato circa dieci giorni fa e si è complimentato per un’uscita sull’Ansa dove mettevo al primo posto l’uomo piuttosto che l’uomo di partito».

Tre consiglieri regionali su cinque eletti nel Movimento spingono per l’alleanza con il Pd.

«Le spiego qual è la verità. Uno di questi consiglieri è uscito dopo sei mesi, ed è tutto fuorché un consigliere del Movimento. Maggi, il secondo, è stato sempre molto vicino alla sinistra, storicamente e umanamente è ascrivibile alla sinistra e da ex capogruppo ha cercato di siglare l’accordo senza che nessuno sapesse nulla. E la Pergolesi, mi riferisco alla terza consigliera, fa parte del clan di Maggi tant’ è che si sono riciclati in una lista a sostegno del Pd».

Se le chiedessero di ritirarsi lei come reagirebbe?

«Non ci sono più i tempi per fare questo. Non c’è tempo per redigere una lista, le procedure burocratiche sono praticamente esaurite. A ogni modo io non ci starei certamente».

A quel punto si candiderebbe ugualmente?

«No. Ma a quel punto salterebbe la buona metà della lista regionale e se ne andrebbero almeno metà dei parlamentari marchigiani».

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