“C’è stata frode”: i deputati non avevano diritto al sussidio

(di Patrizia De Rubertis – Il Fatto Quotidiano) – Hanno chiesto legittimamente all’Inps il bonus da 600 euro per sostenere co.co.co e partite Iva durante l’emergenza Covid nonostante uno stipendio da parlamentari di quasi 14 mila euro. Alle 12 Tridico metterà quei nomi a disposizione della Camera, alleviando la pruriginosa questione etica e morale. Ma quella giuridica? Il garante della Privacy ha chiesto all’Istituto guidato da Pasquale Tridico di spiegare chi, come e perché abbia profilato i nomi dei politici anche se la frode non c’è stata. Eppure per l’ex presidente dell’Inps Tito Boeri e il giuslavorista ed ex politico Giuliano Cazzola l’operato della direzione centrale antifrode, anticorruzione e trasparenza, da cui è partita l’indagine, è stato corretto: “Deputati e consiglieri regionali non ne avevano diritto”. Per capire come si è arrivati fin qui, e di cosa si sta parlando, bisogna ripartire dalla legge.

Il cura Italia e il dl Rilancio hanno dato la possibilità di richiedere il bonus di 600 euro senza richiesta di prove ma a una condizione: il lavoratore autonomo non doveva essere titolare di pensione e avere altre forme obbligatorie di previdenza obbligatoria diverse dalla Gestione separata presso l’Inps. Un limite che, se superato, diventa oggetto di controllo non solo da parte delle sedi Inps, ma soprattutto della direzione antifrode che, tra i suoi compiti, ha quello di intercettare situazioni di prestazioni a sostegno del reddito e assistenziali non spettanti o dubbie. “E i deputati – ha spiegato Boeri in un’intervista tv – hanno di fatto una contribuzione obbligatoria”. I parlamentari sono, infatti, iscritti a un’altra forma di previdenza, perché devono versare per poi avere i vitalizi. “Quindi l’antifrode ha correttamente controllato queste posizioni, così come lo ha fatto con altre migliaia di liberi professionisti”, ha sottolineato ancora Boeri.

“Lo stesso criterio dovrebbe valere anche per i consiglieri regionali”, conferma il giuslavorista Cazzola, spiegando che però per i 2 mila amministratori locali minori occorre valutare la loro specifica posizione professionale e previdenziale e non quanto percepiscono dalla istituzione di cui fanno parte”.

Il passaggio successivo è cronaca: una volta che è stato rilevata l’anomalia dei politici che potenzialmente non avevano diritto al bonus, la direzione antifrode l’ha comunicato alla presidenza dell’Inps. In mattinata si conoscerà il colpevole.

3 replies

  1. Un poco alla volta si vanno delineando i contorni di questa storiaccia.
    Non solo per i parlamentari e i consiglieri regionali, ma anche per quella pletora di imprenditori
    e professionisti che pur avendo la pancia piena non hanno resistito alla tentazione di affondare
    le dita nel vasetto della marmellata ad altri destinata.
    Il goffo tentativo di attaccare il presidente dell’INPS al grido: “Dimettiti! Dimettiti!” si sta rivelando
    per quello che è stato fin dall’inizio: un voler buttare in caciara la questione per nascondere le
    vere responsabilità che, sia chiaro, sono personali e di cui non possono essere chiamati a
    rispondere i partiti da cui i politici “arraffoni” provengono.
    Tuttavia tali comportamenti gettano una luce sinistra sul grado di moralità di una classe “digerente”
    la cui selezione ed elezione sono, queste sì, responsabilità dei dirigenti dei partiti.
    Si è detto e scritto fino allo sfinimento che richiedere e incassare il sostegno al reddito non fosse
    comunque un illecito da parte di chi non ne aveva bisogno, ma, a quanto pare, da una lettura più
    attenta del Dpcm che lo ha stanziato e normato, i paletti c’erano e, anche se verificati a posteriori,
    chi continua a sbraitare che fosse stato scritto coi piedi dai “soliti incompetenti” ha, fino ad ora,
    ululato alla luna, come è ormai sua inveterata abitudine.

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  2. Ergo per cui, non si trattava di una “questione da 1.800 euro e cinque fregnoni” ma dell’ennesima dimostrazione dell’abuso continuato di un sistema politico criminogeno, che crea illegalita’ contando sulla protezione reciproca (vedi Giunta per l’immunita’ parlamentare) e che mostra quanto la giustizia non sia uguale per tutti.

    Un mattone alla volta, e’ davvero tanto difficile smontare ‘sto muro.

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  3. Ma infatti i soliti contestatori di Conte e del M5S vanno blaterando che non sanno fare le leggi e che i 600 Euro richiesti erano legittimi. In realtà non è così e per prenderli hanno dichiarato il falso, ma lo capiranno?

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