Massimo Giletti: “Aspetto una presa di distanza del Ministro Bonafede dalle parole del boss…”

(Virginia Piccolillo – il Corriere della Sera) – A fine maggio il boss Filippo Graviano in carcere si lamenta di quel giornalista che gli sta «rompendo la m…». Ieri la notizia: da due settimane il conduttore di Non è l’Arena è sotto scorta.

Massimo Giletti come ha accolto la decisione?

«Profonda tristezza. Senso di solitudine. Se il Viminale mi assegna la scorta vuol dire che nel mio programma abbiamo toccato qualcosa di grave e molto pericoloso. Ma essere un unicum ti espone. Diventi obiettivo. È quello che faccio più fatica ad accettare».

A quali argomenti pericolosi si riferisce?

«Alle puntate che abbiamo dedicato alle scarcerazioni dei boss mafiosi dopo la rivolta nelle carceri».

È ancora convinto che le due cose siano legate?

 «Erano anni che non c’erano rivolte nei padiglioni bassi. Stranamente dopo essere costate diverse vite e oltre 30 milioni di euro di danni, all’improvviso si sono fermate. Non vorrei che nel Paese delle trattative ci sia stato un accordo».

I provvedimenti successivi?

«Non hanno risolto la situazione. Malgrado le nuove norme molti detenuti pericolosi non sono affatto tornati in carcere. E in ogni caso aver lasciato criminali come quelli sul territorio è stato un danno irreparabile. E il fatto che ora io sia un obiettivo significa che le nostre inchieste hanno colpito nel segno. Nonostante qualcuno abbia sostenuto il contrario».

C’è chi ha scritto che era diventato salviniano. È così?

«Ho fatto sempre la mia strada. Non ho mai pensato di dover piacere per forza a chi appartiene ai salotti bene di Roma e ti guarda un po’ con la puzza sotto il naso perché non fai parte degli intellettuali di sinistra. Ma mi è sembrato un alibi banale per non occuparsi dei temi che avevamo sollevato. Se tutti se ne fossero occupati forse ora non avrei bisogno della scorta».

Parla di colleghi o di responsabili istituzionali?

«Dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ancora mi aspetto una presa di distanze da quelle parole di Filippo Graviano, intercettate dal Gom. Mentre a me e al magistrato Nino Di Matteo dava dei rompiscatole, lo lodava dicendo: “Fa il suo lavoro”. E siccome non parliamo di un criminale qualsiasi ma dello stratega politico della mafia le sue parole hanno un peso ben preciso. Quindi non basta fare telefonate private di circostanza. Bisogna prendere una posizione pubblica. Ancora la aspetto. E però…».

E però?

«E però quando un criminale di spessore come Benedetto Capizzi si rammarica che se non ci fossimo stati noi sarebbe tornato a casa, ti fa male pensare che altri colleghi non hanno ripreso le nostre inchieste su quello che è successo davvero, il ruolo dell’ex capo del Dap, Francesco Basentini, il retroscena da noi svelato sulla sua nomina dopo la proposta fatta a Di Matteo».

Deluso da qualcuno?

«Marco Travaglio, giornalista che ho sempre stimato e difeso, ha definito il mio programma un covo di mitomani e siccome ho avuto ospiti come Catello Maresca, Di Matteo, Sebastiano Ardita, Luigi de Magistris, Antonio Ingroia e Sandra Amurri, mi sconforta. Proprio perche Il Fatto Quotidiano è il giornale simbolo dell’Antimafia».

Ci sarà stato anche qualcuno che le è stato di conforto. Chi?

«Mi ha fatto piacere ricevere la telefonata del mio vecchio maestro, Giovanni Minoli».

Anche il presidente della Federazione nazionale della Stampa, Beppe Giulietti, le ha offerto solidarietà a dispetto di chi gli chiedeva di tacere.

«Mi fa piacere la solidarietà. Ringrazio. Ma gli chiederei la gentilezza e il coraggio, visto il ruolo che ha, di dire chi lo ha chiesto. Sarebbe opportuno tirar via i sepolcri imbiancati».

La scorta non è arrivata dopo le parole del boss, ma dopo la loro pubblicazione. Cosa ne pensa?

«È un altro tassello misterioso. Non posso pensare che le istituzioni non sappiano quello che avviene se non lo leggono su un libro o su un giornale. C’è qualcuno che ha tenuto tutto nel cassetto. Se avrà voglia, un giorno me lo spiegherà».

A fine settembre riparte il suo programma su «La7», tornerà su quei temi?

«Molta gente semplice mi dice “vai avanti”. Una nonnetta, giorni fa, in un paesino vicino a Marsala, mi ha chiamato, ha tirato fuori un barattolo di melanzane sott’ olio e offrendomelo ha detto a suo nipote: “Questo è un uomo vero”. Credo sia un dovere fare luce su verità in ombra. Mi costerà. Ma non posso tirarmi indietro».

19 replies

  1. Ma questo è fuori di testa!
    Secondo lui il Ministro della Giustizia della Repubblica, chiunque esso sia, avrebbe l’obbligo morale di
    “prendere le distanze” da una qualsivoglia dichiarazione di un boss mafioso stragista e pluriomicida.
    E se non lo fa?
    E’ sospettabile di condivisione o addirittura di collusione?
    Quando Travaglio ha definito “covo di mitomani” la sua trasmissione ha dimenticato di precisare che il mitomane n° 1
    è proprio il conduttore.

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  2. Falso e ipocrita come sempre, dove sono le mille inchieste sulla trattativa Stato-Mafia o sui rapporti di Berlusconi, Dell’Utri, con la mafia… Dove sono le inchieste sulle mille figure politiche chiacchierate, su Andreotti e chi più ne ha più ne metta?
    Adesso che c’è Bonafede che fa parte di una forza politica graze alla quale Berlusconi non sta in parlamento, che ha fatto leggi contro i corrotti e bloccato la prescrizione, chi sarebbe il collegamento con la mafia? Bonafede che secondo questo cervello sott’olio dovrebbe prendere le distanze da quello che dice un mafioso, come se fossero della stessa compagnia. I mafiosi plaudono ad eroi di cartapesta come Giletti, sotto il cui naso è passato di tutto. La scorta è un atto dovuto sia chiaro, e non vorrei mai che la vita di qualcuno sia messa in pericolo, indipendentemente dalle proprie idee o egocentrismo. Detto questo Giletti lede la battaglia che con onore e senza riflettore alcuno combattono e hanno combattuto molti e con reale sacrificio.
    Caro Giletti è un dovere fare luce su verità in ombra quando questa è l’intenzione, ma delle tue inchieste, fare ombra sulla verità è il risultato.

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  3. Mi intrometto, dal mio punto di visto mr. GILETTI è lei a dovere delle scuse al ministro. Lei lo ha fatto passare come subalterno alla mafia, aiutato dal permaloso e presuntuoso Dimatteo.. Lei ha spacciato le dimissioni di Basentini(atto dovuto per difendere un subalterno del Dap) cavalcando con un intervista assurda al magistrato, l’idea di un cedimento o collusione con la mafia. Nessuna trasmissione ha fatto per dire
    A) il ministro e il governo avevano fatto un ottimo provvedimento covid-19 pro carcerati
    B) la circolare del DAP è stato frutto di richieste dei tribunali di sorveglianza di Brescia e Milano avvallate dal Dap, no da Basentini(il capo) perché fuori sede, ma da colleghi di grado inferiore, e lui come persona seria si è accollato le loro responsabilità.
    C) nulla a che fare con la mafia o i mafiosi, roba da magistrati dei vari tribunali di sorveglianza
    Ma lei lo scopo lo aveva ottenuto…
    Sorrisetto sotto i baffi e via…
    Adesso chiede scuse, non si sa a che scopo.
    Il mondo alla rovescia

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  4. Certo, come no? Il senso di solitudine di Giletti. Che insopportabile melassa, Travaglio ti ha supportato a lungo e sbagliando, perché non è che siccome Renzi ti caccia dalla RAI ti si può rivalutare. Quello che sei ora sei sempre stato.

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  5. Siamo a 33 gradi e io mi aspetto un inderogabile messaggio di scuse da parte della pioggia. Tra l’altro ho dimenticato di rimettere gli schermi davanti alle piante di zucca, e’ oramai un problema politico di una classe dirigente menefreghista, insensibile di fronte agli sforzi della sintesi clorofilliana.

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  6. La presa di distanze si chiede a chi è vicino (politicamente o per amicizia/famiglia) al soggetto incriminato, non certo a chi è già distante.
    Il trappolone (per convincere i cretini) è servito: se Bonafede prende le distanze, allora vuol dire che prima era vicino al boss. Se non prende le distanze, allora vuol dire che è dalla parte del boss.

    A questo punto perchè non chiede anche a Mattarella, o a Bergoglio, o a chiunque altro di prendere le distanze?
    Cretinata più, cretinata meno….

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