La previsione del presidente del Senato: “Lo diventerà non questa volta ma la prossima”. Sulla legge elettorale “rischio incostituzionalità”. L’avvertimento: “Bocciare un emendamento non è come bocciare una legge. Capisco le conseguenze”

(di Gabriella Cerami – repubblica.it) – La crociata per superare il tabù di un presidente della Repubblica che sia di destra l’ha lanciata Giorgia Meloni un mese fa. Con il passare delle settimane le voci dentro Fratelli d’Italia si sono amplificate fino ad arrivare all’incursione di ieri targata Ignazio La Russa. Non un esponente di maggioranza a caso ma la seconda carica dello Stato, che nel farsi da parte perché «è un ruolo un po’ ingessato, un po’ chiuso», dalla rassegna “L’estate del principe” a Viareggio ha lanciato la volata all’attuale premier.
«Secondo me, Meloni diventerà presidente della Repubblica — dice il presidente del Senato — magari la prossima volta e non questa. Quando non lo so, ma se un giorno diventasse presidente della Repubblica sarebbe un grande bene per l’Italia». Poi aggiunge che, secondo lui, la presidente del Consiglio non ha intenzione di diventare capo dello Stato nel 2029, quando si concluderà il secondo settennato di Sergio Mattarella, «ma non c’è nessun motivo per cui questo potrebbe suonare come un allarme, sia per gli italiani di centrodestra che per quelli di centrosinistra». C’è quindi la volontà di infrangere il tabù di cui ha parlato Meloni. E se La Russa in passato aveva detto che la premier può fare tutto, anche il presidente della Repubblica, ma non il Papa, questa volta è stato ancora più netto. Antonio Tajani invece aveva tagliato corto quando Meloni aveva posto il tema per la prima volta chiarendo che «c’è ancora molto tempo». Mentre l’altro vicepremier Matteo Salvini non aveva chiuso all’idea dicendo che però la vede bene anche come premier per la seconda volta nel 2027 quando si andrà al voto.
E a proposito di voto, La Russa è intervenuto anche sulla legge elettorale ora in discussione a palazzo Madama lanciando un avvertimento: «Credo che la maggioranza debba riflettere sulla costituzionalità del disegno di legge presentato senza le preferenze, e comunque bocciare un emendamento non è come bocciare la legge. Capisco le conseguenze». Parole pronunciate dal presidente del Senato, in un momento in cui FdI litiga con Forza Italia e Lega sull’indicazione dei candidati, destinate ad avere un peso nel dibattito politico. Anche perché la seconda carica dello Stato invia un messaggio al partito che più di altri nel centrodestra è in travaglio. “Io non butterò mai giù dalla torre Forza Italia, a meno che non decida di suicidarsi e si butti giù da sola. A buon intenditore poche parole”.
è come chiedere al capo della Mafia se il suo secondo sarebbe un buon capo della polizia…queste dichiarazioni sono demenziali ma potrebbe mai dire il contrario?
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