l presidente della Regione Lombardia aveva tentato di versare a suo cognato 250 mila euro, ma il bonifico è stato segnalato per le norme antiriclaggio

(Giovanni Ruggiero – open.online) – Alla vicenda dei camici che vede ora indagato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, per «frode in pubbliche forniture» si aggiunge il caso di un bonifico sospetto da un conto in Svizzera dello stesso governatore diretto a suo cognato Andrea Dini, anche lui indagato dalla procura di Milano, ma bloccato e segnalato a Banca d’Italia. Come riporta Luigi Ferrarella sul Corriere, il tentato versamento da 250 mila euro risale al 19 maggio scorso, cinque giorni dopo l’intervista di Fontana a Report a cui provò a dare una spiegazione sulla fornitura alla Regione Lombardia da oltre mezzo milione di euro per 75 mila camici e 7 mila set sanitari partita dalla Dama spa del cognato e per il 10% di sua moglie Roberta Dini.

Il bonifico di Fontana doveva partire da un suo conto in Svizzera, dove nel 2015 aveva portato con uno «scudo fiscale» circa 5,3 milioni di euro ereditati dopo la morte della madre che erano prima detenuti alle Bahamas da due trust. La somma di 250 mila euro che Fontana avrebbe voluto versare al cognato equivale a buona parte del mancato profitto che la Dama spa avrebbe registrato con la donazione dei 75 mila camici, compresi i 49 mila già consegnati.

Lo stop al bonifico

La società Unione fiduciaria, incaricata da Fondana del bonifico dal conto svizzero, blocca però il 19 maggio il trasferimento di denaro, che per le regole sull’antiriclaggio non avrebbe avuto coerenza con la causale e per di più effettuato da un soggetto «sensibile» come è classificato un correntista come Fontana che ha un incarico politico. Il bonifico viene segnalato all’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia, che lo gira alla Guardia di Finanza e alla procura di Milano.

Il tentato bonifico di Fontana avrebbe potuto anche rispondere alla logica che, pur di rimediare alla vendita dei camici alla Regione da parte della società di suo cognato, operazione sospetta di conflitto di interessi, avrebbe deciso di rimetterci di tasca propria. Eppure ancora il 7 giugno, Fontana diceva di non sapere nulla della procedura d’acquisto dei camici e di non essere mai intervenuto in alcun modo.

Il tentativo di rivendere i camici

Pochi giorni dopo, l’11 giugno, Andea Dini avrebbe tentato di rivendere una parte della fornitura di camici alla casa di cura di Varese “Le Terrazze”, facendoli pagare 9 euro anziché 6 per rifarsi, invano, del mancato guadagno dall’operazione con la Regione. Si trattava dei restanti 25 mila camici, promessi alla Regione in piena emergenza sanitaria il 16 aprile, ma mai forniti né mai pretesi dalla stessa Regione. Per questo sia Dini che il responsabile della centrale di acquisti lombarda, l’ex finanziere Filippo Bongiovanni, oltre a essere indagati per «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente», lo sono anche, in concorso con il presidente della Regione, per «frode in pubbliche forniture».