Un “geco” a Palazzo Grazioli

(Tommaso Labate – il Corriere della Sera) – «Presidente, il geco è in arrivo». Tra le mura semideserte di Palazzo Grazioli, dove il circo di Forza Italia è in via di smobilitazione causa trasloco imminente di Silvio Berlusconi, qualcuno ricorda i tempi del piccolo rettile notturno «geco», che era il nome in codice con cui – tra l’ironico e il misterioso – gli azzurri della cerchia ristretta del Capo avevano ribattezzato Cosimo Maria Ferri. E oggi è venuto fuori che proprio il deputato di Italia viva era il terzo uomo degli incontri tra l’ex presidente del Consiglio e il giudice di Cassazione Amedeo Franco – e il diretto interessato ha avuto il modo di confermare direttamente nel corso di un colloquio con La Verità – riemerge dalla naftalina quella rete di rapporti che l’ex consigliere del Csm, poi sottosegretario alla Giustizia in ben tre governi, incanalava nel rapporto diretto con il vertice indiscusso di Forza Italia.

Lo schema, che ai piani alti del partito azzurro ancora ricordano bene, risale proprio all’anno in cui la sentenza di condanna definitiva nei confronti di Berlusconi venne seguita proprio dagli ormai celebri faccia a faccia tra l’ex premier e il giudice Franco, poi impressi su nastro a insaputa sia di Franco sia, giura il diretto interessato, di Ferri stesso. Nel racconto che ne fanno diversi testimoni oculari berlusconiani, l’allora sottosegretario alla Giustizia del governo guidato da Enrico Letta si presentava a Palazzo Grazioli sempre a mezzanotte.

«O comunque dopo mezzanotte», raccontano. Il soprannome di «geco» se l’era guadagnato non tanto per la sua straordinaria attitudine alla riservatezza, soprattutto nei rapporti con Berlusconi; quanto perché l’attitudine medesima trovava sfogo nella sua scelta di aspettare nascosto dietro le piante alte dell’ingresso posteriore di Palazzo Grazioli che gli ospiti serali del Cavaliere se ne fossero andati. Poi, dopo aver incassato il «via libera» dalla segreteria, saliva in casa per conferire col numero uno di Forza Italia. Anticipato sempre dalla medesima frase: «Presidente, il geco è in arrivo».

È in quel periodo che Ferri – già giovanissimo consigliere del Csm, che ha pure messo in palmares l’essere stato il recordman assoluto e mai battuto di preferenze alle elezioni dell’Anm – diventa una delle pedine della controstoria berlusconiana sulla giustizia, che in questi giorni sta scrivendo nuovi capitoli dopo l’uscita dell’audio del giudice Franco. Il «terzo uomo», come nel titolo del celeberrimo romanzo di Graham Greene, sembra effettivamente dotato dell’ubiquità politica.

È stato spedito all’opposizione dell’Anm ma mantiene contatti costanti con Luca Palamara, è di nomina berlusconiana ma rimane nei governi del Pd anche quando Berlusconi richiama tutti indietro, coltiva la vicinanza a Matteo Renzi anche dopo la rottura del Patto del Nazareno e infatti alle elezioni del 2018 trova spazio nelle liste del centrosinistra e segue l’ex sindaco di Firenze dentro Italia viva. L’abilità del «geco» trasforma Cosimo Maria Ferri in una specie di inafferrabile uomo ovunque. La sua prudenza, forse, è quella che lo porta a mordersi la lingua quando serve. Il Trojan dei magistrati che indagano s’ è già impossessato dell’accesso al telefonino di Luca Palamara quando, proprio in una conversazione con Ferri, l’ex presidente dell’Anm bollerà come «da evitare assolutamente» la nomina di Raffaele Cantone alla procura di Perugia.

«Eh sì, però guardate bene le intercettazioni», sorride il parlamentare di Italia Viva tutte le volte che gli ricordano di quella chattata. «Se ci fate caso, la frase “da evitare assolutamente” riferita a Cantone la scrive Luca. Io non gli avevo risposto nulla».

Chissà se questa serie di caratteristiche – nascondersi, mimetizzarsi, frenare – gli daranno una mano quando il 21 dovrà presentarsi davanti alla sezione disciplinare del Csm per rispondere, insieme a Palamara, di interferenze nelle decisioni del Csm in materia di nomine. Di jolly nel taschino dicono ne abbia parecchi. Non a caso, come ha detto qualche settimana fa al Corriere , coltiva moltissime certezze. Prima tra tutte che «Palamara sa molte più cose di quelle che ha iniziato a dire ».

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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