Napoli, villa Floridiana: un’altra riapertura beffa

Subito un’indagine per accertare eventuali responsabilità. Proposto l’affidamento in gestione alla Regione Campania

” Quando finalmente stamani, dopo circa duecento giorni, ho potuto varcare i cancelli d’ingresso di via Cimarosa della villa Floridiana finalmente riaperti dopo che, a seguito della caduta di un grosso albero, il 23 dicembre dell’anno scorso ne era stata decisa la chiusura, sono stato preso da sentimenti passati dallo sconforto alla rabbia – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione, che, da tempo, per sollecitare la riapertura integrale dell’unico polmone di verde pubblico a disposizione dei circa cinquantamila residenti del quartiere Vomero, ha messo in campo una serie d’iniziative, tra le quali una petizione online, indirizzando anche una nota al riguardo al presidente della Repubblica, Mattarella -. A partire dall’emiciclo dove si trova appunto l’ingresso al parco e dove la maggior parte delle fioriere non presentavano neppure un filo d’erba. Eppure, visto che addirittura l’apertura era stata annunciata già nei giorni scorsi con tanto di cerimonia, svoltasi poi alla presenza anche di alcuni esponenti dell’amministrazione cittadina, v’era stato tutto il tempo per procedere a un minimo di piantumazione, per offrire un migliore biglietto da visita “.

            ” Ma subito dopo l’ingresso – prosegue Capodanno – la delusione iniziale ha lasciato il posto allo sconforto. Immediatamente a sinistra, su una rete metallica che transennava la scala che porta all’area sopraelevata, tra le più bolle con, tra gli altri, il boschetto delle camelie ancora inaccessibile, come peraltro la maggior parte dei circa otto ettari di estensione del parco, compariva un foglio con un cerchio rosso e la scritta “circolazione vietata a persone e mezzi non autorizzati”, come se invece che di una scala si fosse trattato di una strada pubblica, di fronte,  sulla destra, un altro avviso in formato A4 recitava ” Attenzione alle buche. Rischio di scivolamento, inciampo e caduta”. Non c’è che dire, una bella accoglienza! “.

            ” Ma andando più avanti lungo il viale centrale, effettivamente pieno di avvallamenti e di buche, la situazione non migliorava – sottolinea Capodanno -. Al consueto verde dell’erba e delle piante, si andava via via sostituendo il giallo dei prati, determinato evidentemente dal fatto che non si procedeva alla necessaria quanto costante irrigazione da tempo immemore, la qual cosa aveva prodotto come risultato che sia il manto erboso, in diversi punti fosse addirittura scomparso e che le piante si fossero seccate e ingiallite. Ma a predominare in questo panorama già di per se sconfortante era poi un’altro colore: il grigio dei transennamenti in rete metallica presenti un poco dappertutto che isolavano la gran parte del parco, versando anche quest’ultima in pessime condizioni manutentive “.

            ” Pochissime le persone presenti, con panchine per lo più vuote, con i segnali del distanziamento apposti sugli schienali, che non si comprende chi dovrebbe far rispettare,non avendo visto alcun addetto alla vigilanza e non essendo mai stato installato un sistema di videosorveglianza – puntualizza Capodanno -. La delusione è stata infine sostituita dalla rabbia osservando le condizioni nelle quali è ridotto il prato centrale, al centro del quale compare ancora, transennato, il ceppo con le radici dell’albero caduto che, un tempo, creava comunque un cono d’ombra e di frescura, che oramai resta solo un lontano ricordo. Tutt’intorno, arse dal sole, zolle di terra battuta e erba secca e ingiallita, sempre per la mancata irrigazione, nonostante che l’acceso al prato sia stato oggetto di una prima inaugurazione, avvenuta il 2 giugno scorso “.

            ” Un quadro di desolazione e d’abbandono che non lascia adito a dubbi e che lascerebbe, tra l’altro, intravedere responsabilità per l’accertamento delle quali si ritiene che vada aperta dagli uffici competenti un’apposita indagine – aggiunge Capodanno -. Troppi alberi caduti negli ultimi tempi, troppe piante morte, alcune delle quali risalenti alla sistemazione data nel lontano 1815, quando re Ferdinando fece dono della villa alla moglie, dall’allora direttore dell’Orto botanico di Napoli Friedrich Dehnhardt, che aveva fatto piantare nella villa circa 150 specie diverse. Il tutto causato dalla presumibile carenza della necessaria quanto costante manutenzione.  Troppe aree transennate, alcune addirittura dal lontano 2011, senza che si sia provveduto a mettere in campo i lavori necessari per restituirle in sicurezza alla fruibilità e all’accesso dei cittadini, utilizzando i due milioni di euro annunciati nel marco 2019 e dello stanziamento dei quali, dopo sedici mesi trascorsi, non si è saputo più nulla.  Una situazione sconvolgente quanto inaccettabile “.

            Capodanno, al riguardo, nel ribadire la necessità di fare piena luce su tutte le vicende che hanno riguardato negli ultimi anni il parco della villa Floridiana, rilancia, nel contempo, la necessita di una diversa gestione dell’antico parco borbonico, rientrante attualmente nel patrimonio del MIBACT. Una proposta percorribile potrebbe essere quella di svincolare il parco dal museo Duca di Martina, del quale attualmente è considerato giardino storico annesso, e di affidarne la gestione, anche attraverso un’apposita convenzione di concessione in comodato d’uso gratuito, alla Regione Campania, potendo così usufruire delle provvidenze economiche, messe a disposizione anche dall’Unione europea, per i parchi regionali.

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