Disastrati Generali

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Nei giorni scorsi mi è capitato un fenomeno molto inquietante.

Cercavo qualche commento a margine degli Stati Generali convocati da Conte,  quando finalmente nel compiacimento generale per il palco reale europeo, per il parterre degli invitati, degli osservatori e  testimonial e perfino degli uomini qualunque selezionati tra la società civile, quando finalmente mi sono imbattuta in una frase che sostanzialmente rispecchiava il mio pensare: lo stato di eccezione proclamato come necessario in presenza della epocale pandemia aveva sortito l’effetto temuto di esonerare la rappresentanza del popolo, il Parlamento eletto, in favore di task force, autorità tecnocratiche, consulenti promossi a decisori o gran suggeritori.

Vado  a guardare e scopro con raccapriccio che l’unica voce a sollevare questa obiezione nella gran marmellata dell’entusiasmo pro-governo è di Giorgia Meloni. Per carità ho da sempre imparato a non fermarmi a una dichiarazione ma a risalire alla fonte per misurarne la credibilità, perché anche gli orologi guasti segnano l’ora giusta perfino due volte al giorno. Per carità, sono abbastanza attrezzata per non temere il Berlusconi in me che si riaffaccia anche in soggetti insospettabili, figuriamoci se temo di essere posseduta da un poltergeist fascista.

Deve essere per questo che non mi ha poi stupito e impressionato più di tanto questa estemporanea coincidenza. E’ che chi non si ferma alle tesi della Leopolda, alle esternazioni delle sardine, ai documenti dei tkink tank progressisti sa bene che non è vero che con la fine delle ideologie novecentesche siano state cancellate destra e sinistra: semplicemente la destra ha saputo declinarsi nelle varie forme a sostegno del totalitarismo contemporaneo, mentre la sinistra “strutturata”, anche prima delle dichiarazioni di voto neoliberiste,  si è persa, ha smesso di guardare a quelle stelle polari, uguaglianza, solidarietà, giustizia, immaginando e illudendo di addomesticare il sistema feroce e avido dello sfruttamento con le “riforme”, con il benessere che sarebbe caduto dal cielo su tutti, chi un po’ di più chi un po’ di meno, come una polverina d’oro elargita da provvidenziali manine misericordiose.

Parlo ovviamente dei salvati che hanno firmato col sangue dei sommersi l’abiura, cui solo apparenti competitori affibbiano ancora la nomea di sinistra, avendola invece rinnegata come un attrezzo arcaico e controproducente per affermazioni personali e interessi di casta, e  che non solo hanno accantonato il riferimento un tempo irrinunciabile alla lotta di classe, ma hanno addirittura rinunciato ai principi elementari e ai valori primari della democrazia come si era inteso rappresentare nelle Carte uscite della resistenze.

Quelle Costituzioni cioè che l’Europa – che doveva introdurci alla condizione perfetta della partecipazione solidale di popoli e nazioni alle scelte in nome dle ben comune e che invece ha dato spazio a una oligarchia cosciente dei suoi privilegi promossi a diritti e perciò determinata a imporre le proprie tesi e regole a una maggioranza recalcitrante – ci chiede pressantemente di rivedere e aggiornare in quanto colpevoli di riecheggiare toni e motivi  socialisteggianti.

Mi riferisco a quelle formazioni che possiamo annoverare nella cerchia del progressismo liberista, da tempo possedute dai demoni della governabilità e del consenso, convinte che le elezioni si vincono al centro dove è obbligatorio far convergere elettori esitanti che devono essere rassicurati grazie a programmi uguali e assonanze su temi generali, sicurezza, immigrazione, grandi opere, meritocrazia, mobilità.

Come hanno fatto in tutta Europa partiti che già prima si richiamavano alla sinistra facendo politiche di destra, e che ora rivelano il loro assoggettamento al sistema capitalistico, ormai promosso a legge di natura, all’inseguimento di un elettorato indistinto, non avendo capito che non esiste più un ceto medio, degradato a classe disagiata ma che non si convince della sua retrocessione.

Il caso di movimentini e fermenti vezzeggiati dall’establishment è rivelatore della volontà pervicace di instaurare un  consenso “artificiale”,  assimilabile a quella spirale del silenzio che penalizza chi si sottrae al pensiero comune e al conformismo, che colpisce chi non intende arruolarsi nelle fazioni in campo, e che mira a far sparire il dibattito e dunque la democrazia che implica la pluralità delle opinioni e anche il conflitto, considerato  illegittimo e disfattista, violento e incivile, rozzo e ignorante.

In risultato è che alla fine il quadro istituzionale e della rappresentanza diventano un guscio vuoto, da riempire con rivendicazioni e dimostrazioni di autorità, e  il dibattito parlamentare si mostra come una messa in scena che allontana gli elettori, rivelando come il prezzo dell’approvazione e della governabilità sia la diserzione, l’astensione, la disaffezione.

La società pacificata che piace tanto a quelli che limitano l’antifascismo alla riprovazione di quella scrematura di popolaccio volgare e brutale, preferendo il bon ton alla collera anti-sistema, diventa così il laboratorio dove si sperimentano altre belligeranze, dove si materializzano altre modalità di affermazione identitaria, conseguenza logica del fatto che non ci si può più esprimere e affermare come cittadini, cui si riservano disapprovazione e disprezzo, catalogandole sommariamente come manifestazioni deplorevoli di populismo vandalico agitato contro convinzioni e istituzioni intoccabili.

Qualcuno ha definito questo pantheon di figure di riferimento e di convinzioni come lo slittamento “delle priorità delle èlite dal sociale al culturale”, convertito ormai al sistema del denaro, convinto dal “pertuttismo” alla lotta paritaria contro “tutte” le discriminazioni, affondando in essa il conflitto di classe, surclassato dall’omogenitorialità, dal riscatto  dagli stereotipi di genere, come se i diritti fondamentali fossero ormai conquistati e inalienabili e ora ci fosse modo di occuparsi degli optional, come se fosse naturale scomporli in gerarchie e graduatorie e la rinuncia a alcuni promuovesse l’ottenimento di altri.

Li abbiamo visti in azione, nell’alto comando della pandemia, col sostegno del Giornale Unico della Nazione, con gli appelli pro governo pubblicati sul nuovo house organ del riformismo liberista, i fedifraghi delle promesse messianiche ormai insediati nell’apparato a perorare la causa della indispensabile sorveglianza, le cheerleader del mercato, i cantori dello stormworking e della didattica a distanza promotori di licenziamenti e precarietà, impegnati nei duelli da opera dei pupi, a dar giù botte e stoccate finte a Confindustria, che detta i suoi desiderata a Colao,  dopo aver concordato chiusure e aperture a suo gusto, dividendo il paese in due, chi si protegge a casa e chi deve esporsi per l’interesse generale,  calendarizzando promettenti opportunità di rilancio a base di cemento, cantieri, ponti, export di armamenti e import di compratori dei beni comuni.

Si vede che serviva anche la convention a Villa Pamphili, come per gli addetti alle vendite piramidali e infatti non si capisce perché siano stati chiamati Stati e non Mercato Generali, con i maestri dell’austerità a distanza che ci somministrano la pedagogia del festoso indebitamento e della rinuncia ai poteri e alla competenze nazionali, e dunque alla democrazia, in favore di una autorità più alta in grado e dunque più compiutamente sovrana.

Così vien buona la vecchia massima secondo la quale a ogni vittoria di chi chiede voti per la sinistra corrisponde una sconfitta del socialismo..

10 replies

  1. Forse Anna Lombroso non ha seguito le ultime performance del nostro Parlamento, Camera e Senato non fa differenza.
    Magari non s’è accorta del senso dello Stato e della democrazia mostrato dall’opposizione che, dopo aver strillato come una vergine violata di non essere stata tenuta in considerazione, o non s’è presentata o s’è allontanata dall’aula.
    Davvero è convinta Anna Lombroso che sia stato un male, in un frangente in cui occorrevano rapide decisioni, che il Parlamento,
    QUESTO Parlamento, sia stato bypassato?
    Francamente non ne sono affatto convinto.
    P.S.: Sono decenni che il Parlamento è ridotto a un acefalo votificio che, oltre a far cagnara, sa solo far da passacarte a decisioni
    prese altrove. – Ma che, fà il nesci eccellenza, o non l’ha letto?-(cit. G.Giusti)

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      • @Ennio
        Rilegga l’ultima parte della prima frase dell’articolo.
        Fatto?
        Non le sembra un paventare che l’emergenza induca a scavalcare il Parlamento?

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      • Ssssssssssssssssssssse’… vero; allora questo volevano dire quando sentivo “bypassare”.
        Orca, chissa’ da quando sono cosi’ trinariciuti. E’ vero, lo dice li’, ma ci avro’ fatto l’abitudine.

        A parte De Nicola, quale governo non e’ passato col rosso?

        Ok…

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  2. La sig.ra Lombroso si scandalizza che vengano consultati i pescicultori o i rappresentanti dei negozianti, le associazioni di categoria che se ne fregano della politica ma badano a curare gli interessi dei loro associati magari fornitori di servizi, commercianti,produttori? E perché? Tutto ciò non rientra nei canoni marxisti per cui tutto è politica? Le da fastidio perché non sono esponenti di una partito progressista, che sanno tutto, a venir chiamati a dare idee, bensi privati rappresentanti di categoria? Che idea antica e superata. L’URSS non esiste e più certi sistemi di quando occorreva inginocchiarsi al PCI sono finiti.

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    • Signor Paolo, lei sa che di marxista son rimaste le battute di Groucho (almeno). ‘Sti cosi, qua, Generali sono purtroppo molto lontani dal dovuto impegno sociale ed economico, se il capoccia di Confindustria (gia’ pennellato in un precedente articolo di M.me Lombroso) ripete la stessa cantilena (e la lieve risposta di Conte, pure quella e’ tutto grasso che cola!).

      Giorgia Meloni passa per quella che ha studiato al confronto con glli altri, altro che borgatara, ed ha una bellissima fettina di recriminazioni che, purtroppo, non sono proprio passate per la testa degli incravattati a “sinistra”.

      Tralasciando per brevita’ che la Meloni queste sacrosante rivendicazioni le cita adesso, essendo lasciate scoperte dalla concorrenza, sono sicuro pero’ ch’esse abitano le parole di un mucchio di quei gruppi progressisti ed egualitari (si puo’ dire? esiste il corrispettivo di “egualitaristi”?) che farebbero orrore ai Buttafuoco & Veneziani.

      Sono cose vecchissime, ricordo una intervista ad un operatore MSF il quale disse: “[…] sempre arriva qualcuno che approfitta del “lumpen proletariat”. Nessuno se lo lascia scappare.”

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      • Egregio Ennio, quando sento dire ” lumpen proletariat” mi viene sempre in mente la battuta ” lompen proletariat”. Come saprà, le uova di lompo sono considerate un succedaneo del caviale, ma dal prezzo infinitamente più ragionevole.
        Saluti

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      • Signor Paolo, non l’ho capita*. Riprendendo il filo, un articolo sull’Espresso titola: “Toh, l’interesse dei neofascisti di CasaPound per la periferia era solo un bluff in favore di tv”.

        *E se avessi citato I Mangiatori di Patate, di van Gogh, quale sarebbe stata la sua battuta?

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  3. A parte che viene le vertigini a leggerlo tutto ma dove sta il commento della Meloni? e dove ha visto “nella gran marmellata dell’entusiasmo pro-governo” ???
    se si riferisce al fatto che le l’opposizioni riconoscono come istituzionale solo il Parlamento perchè lo umilia continuamente? con atti e comportamenti spesso volgari ed offensivi? (vedi l’uscita dall’aula) dove stanno le loro proposte annunciate e mai rivelate?
    dove sta questo sostegno detto a gran voce dai media al governo?
    Non è per caso che la signora Anna Lombroso (di cui spesso apprezzo gli sfoghi) è in ritiro spirituale, tenendo il mondo fuori e non sa bene quello che succede?

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  4. LA CONDOTTA SOLO OSTRUZIONISTICA DELLE OPPOSIZIONI- Viviana Vivarelli.

    Anche con gli Stati Generali il comportamento delle opposizioni è stato da immaturi e incapaci. Hanno detto che non ci andavano perché era ‘una passerella’, invece era un tavolo di lavoro in cui si sentivano offerte, proposte e obiezioni e si concordavano azioni comune. Ma loro non sanno nemmeno cosa sia un tavolo di lavoro, anzi non sanno nemmeno cosa sia il lavoro, sanno fare solo boicottaggio e ostruzionismo. Conte presentava alle autorità europee i suoi progetti e sentiva le loro richieste così da convincerle a darci i soldi promessi, e ascoltava i vari soggetti del Paese per concordare assieme a loro un piano di ammodernamento dell’Italia. Quindi agiva tutt’altro che come un dittatore o un capo scisso dal resto del Paese. La Lega e i suoi compari, invece, non presentandosi con scuse cretine, hanno dato l’impressione di non avere nulla da proporre e dunque di fregarsene del Paese e dei suoi problemi e di essere capaci solo di fare una opposizione di piazza fracassona e inconcludente. Se l’errore del M5S è di non saper fare comunicazione del proprio lavoro e dei propri progetti, al contrario l’errore delle opposizioni è di fare solo comunicazione ma una comunicazione basata sul niente, senza lavoro e senza progetti. Insomma danno l’idea che al di fuori della becera opposizione di piazza, non sappiano far altro. Conte non si è perso d’animo e ha cercato di coinvolgere il centrodestra con inviti ripetuti anche attraverso i loro punti di riferimento europeo, Orban e soci. Ora sembra che la prossima settimana le opposizioni si siano decise a farsi vedere. Temo che ne uscirà poco e niente e che, come al solito, mentiranno su quanto Conte avrà loro chiesto e proposto. Lo temo con buone ragioni perché finora il comportamento del centrodestra è stato quello di guastatori che cercano solo di rovesciare il governo come un guidatore impazzito che usa la propria auto solo come un’arma per far fuori chi gli sta davanti, comportamento pericoloso per cui di solito si leva la patente e la macchina.

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