Il Coniglio superiore

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Si pensava e sperava che leggendo le intercettazioni, penalmente irrilevanti ma moralmente rilevantissime, dell’inchiesta Palamara i nostri partiti avessero capito non solo che, ma anche come vanno riformati il Consiglio superiore della magistratura e l’Ordinamento giudiziario. Purtroppo non è così e infatti non solo il centrodestra, ma anche il Pd si oppongono a una delle proposte di maggior buonsenso avanzate dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: quella che, per rompere il circuito perverso delle porte girevoli fra politica e magistratura, impedisce ai magistrati che entrano in politica di tornare in toga con funzioni penali (sia inquirenti sia giudicanti???), ma vieta anche a chi ricopre cariche elettive (parlamentare, ministro, amministratore locale) di diventare subito dopo membro laico del Csm. Cioè dell’organo costituzionale che è il supremo garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura da ogni altro potere e dunque dev’essere esso stesso autonomo e indipendente da ogni altro potere. Anzitutto quello politico. Noi siamo per abolire i membri laici, cioè eletti dal Parlamento, affinché il Csm sia davvero un organo di autogoverno e non di eterogoverno dei magistrati, ma sappiamo bene che ciò richiederebbe una riforma costituzionale e che non esiste purtroppo una maggioranza (per giunta dei due terzi) disposta ad approvarla. Ma evitare che un ministro, un sottosegretario o un parlamentare vada direttamente a giudicare disciplinarmente i magistrati e a deciderne le carriere è proprio il minimo sindacale (poi, certo, va anche restituita la titolarità dell’azione penale ai singoli pm e non più soltanto ai procuratori capi, vanno aboliti i limiti di 8 anni per gli incarichi direttivi e semidirettivi delle Procure e va istituito un sistema misto, col sorteggio preliminare, per l’elezione dei membri togati del Csm).

E invece il Pd, per bocca del suo ineffabile sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, fa sapere che è cosa buona e giusta che un parlamentare cambi cappello e vada al Csm. Addirittura come vicepresidente, cioè come capo effettivo dell’insigne consesso, visto che raramente il presidente di diritto – il capo dello Stato – partecipa alle sedute. Del resto lo dobbiamo al Pd se i vicepresidenti degli ultimi due Csm, Giovanni Legnini di quello passato e David Ermini di quello in carica, erano fino al giorno prima parlamentari (Legnini addirittura sottosegretario all’Economia del governo Renzi). Alla faccia dell’autonomia e dell’indipendenza. Purtroppo i padri costituenti non avevano previsto le degenerazioni della partitocrazia.Dunque non avevano immaginato che il Csm si sarebbe trasformato in una casa di riposo per politici trombati o un plotone di esecuzione della peggiore politica contro la migliore magistratura. Ma ciò che sognavano, quando introdussero nel Csm la quota dei laici (pur minoritaria rispetto ai togati), era chiaro e lampante: e cioè che il Parlamento designasse figure di alto prestigio, professionalità e indipendenza nel mondo del diritto. Infatti prescrissero di sceglierli “tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”. Non tra parlamentari o sottosegretari in carica. Ci volle la spudoratezza prima di B., poi della Lega, poi del centrosinistra e infine dell’Innominabile per mandarci gli avvocati di stretta fiducia dei leader che, per comodità, se li erano già portati in Parlamento e al governo. Infatti, quando la politica era una cosa seria, anche i partiti più malfamati della Prima Repubblica mandarono a vicepresiedere il Csm giuristi cristallini come Vittorio Bachelet, Giovanni Conso, Vittorio Bachelet e Cesare Mirabelli, insieme a ex politici molto autorevoli e defilati come Alfredo Amatucci, Giacinto Bosco, Giancarlo De Carolis e Giovanni Galloni (con l’eccezione di Ugo Zilletti, beccato nelle liste della P2). Poi, con l’arrivo di B., lo sbraco: nel Csm entrarono i pasdaran antigiudici forzisti Viviani, Buccico, Casellati, Anedda, Di Federico, Spangher e Leone, uno degli avvocati di B. (Saponara), l’avvocato di Bossi (Brigandì, poi decaduto perché indagato e incompatibile, mentre raccoglieva dossier sulla Boccassini), l’avvocato di Etruria e di papà Boschi (Fanfani), due avvocati dalemiani (Di Cagno e Calvi), per finire in bellezza con i vicepresidenti Mancino (napolitanista), Vietti (piercasinista) ed Ermini (turborenziano e lottiano, poi convertito sulla via di Perugia).

Una galleria degli orrori che s’è aggiunta ai traffici di corrente dei membri togati, giocando di sponda con loro e col Quirinale (specie ai tempi di Re Giorgio) in conto terzi (i partiti di provenienza) per punire i magistrati migliori e promuovere i peggiori ben prima che il trojan nel cellulare di Palamara squarciasse il velo dell’ipocrisia. I casi De Magistris, Apicella, Nuzzi, Verasani, Woodcock, Iannuzzi, Robledo, Forleo, Di Matteo, Ingroia, Lo Forte, Scarpinato e tanti altri sono ancora lì, impuniti e graveolenti, a imperitura memoria (per chi ne possiede una). E ora che finalmente il re è nudo, tocca pure sentire qualcuno che non vuole cambiare le cose. O vuole fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla. La verità è che i vecchi partiti non rimproverano a Palamara di aver fatto ciò che facevano tutti da 25 anni. Ma di essersi fatto beccare.

6 replies

  1. Rompere il tabu’ della separazione delle carriere , a favore erano pure G. Conso , G. Vassalli e udite udite G. Falcone e tanto mi basta .

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  2. E’ un classico, se chiedi ad un detenuto perchè si trovi in galera, 99 su 100, ti risponderà che è stato condannato per un errore giudiziario e che lui è innocente, l’altro 1% per colpa della suocera. I politici non vanno in galera, quindi non c’è chi domada, però cominciano ad essere diversi i giudici beccati a vendere sentenze, non ho notizie di condannati in gattabuia. Difesa tra caste? Do ut des?

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  3. Palamara è infatti imperdonabile, ci voleva giusto Giletti per “intervistarlo” e dargli la possibilità di dire ” certe mie frasi erano inopportune”.
    Siamo alla sublimazione del vomito.

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  4. Se non ricordo male la democrazia divide il potere in tre parti, in modo che si controllino a vicenda: potere legislativo, giudiziario ed esecutivo.
    Poi è da aggiungere secondo me un quarto potere, l’informazione e un quinto potere, l’economia (che poi sarebbe il primo ormai).

    Facile rendersi conto come tutti questi 5 poteri siano ormai nelle mani delle stesse forze (mafie, logge, lobby), per cui la nostra democrazia tecnicamente non è una democrazia, ma un’oligarchia, dove pochi hanno enormi privilegi e tantissimi tirano il carro per loro.

    Per tornare alla democrazia urge una rivoluzione, possibilmente pacifica.
    Se però chi detiene il potere è disposto a tutto, dubito che pacificamente si possa ottenere molto.

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  5. L’apoteosi della vergogna del quarto & quinto potere è plasticamente rappresentata dalla pagina di Repubblica di una settimana fa che lanciava l’allarme su.. udite udite… la sparizione del virus!
    Per il 99,9 % delle persone di buonsenso e che possiedano un minimo di umanità questa dovrebbe essere, se solo corrispondesse al vero, una bellissima, magica, notizia: ma i giornaloni sono ahimé affranti!!!
    Sì, perché se il virus sparisce il vaccino non serve più. Peggio(!), neppure può essere testato sulle disgraziate cavie umane: e allora come la mettiamo con le tante sperimentazioni (leggi: investimenti privati) in corso?
    Ecco perché i mass media tifano per la seconda ondata… se l’aspettano, la pretendono! Ma i loro padroni sono previdenti e già stanno correndo ai ripari: le aziende biotech inoculeranno il virus vivo per scatenare la malattia e poi sperimentare il vaccino.
    Nessuna meraviglia se ci sia qualche untore mandato apposta da lorsignori per evitare che la pandemia sparisca…
    Moriranno altre migliaia di persone ma almeno i direttori dei giornaloni potranno vivere felici e contenti insieme ai loro padroni che hanno investito… e si aspettano tanti bei soldini di ritorno economico!
    E’ un mondo al contrario…

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