Morta la sinistra, chi difenderà i poveri?

(di Antonio Padellaro | Il Fatto Quotidiano) – “Quando nel 1999 incontrai, come presidente del Consiglio, papa Giovanni Paolo II, rimasi colpito da ciò che mi disse all’inizio del nostro colloquio: ‘Ho combattuto tutta la vita contro i comunisti, ma ora che il comunismo è caduto, mi domando chi difenderà i poveri’. Si trattava di un messaggio forte, persino drammatico, e di una preoccupazione che esprimeva una critica alla globalizzazione neoliberista che si è rivelata assolutamente fondata”. Massimo D’Alema, “Grande è la confusione sotto il cielo” (Donzelli)

Non conoscevo questa frase assolutamente “rivoluzionaria” di papa Wojtyla, che rivolta a un presidente del Consiglio in carica, espressione della tradizione e della cultura politica del Pci, acquista un valore ancora più straordinario. Poi, ci sono cose che sinceramente non capisco (o che forse non ricordo) ma sono rimasto sorpreso dal forte apprezzamento che Massimo D’Alema esprime per la Cina di Xi Jinping nell’introduzione al libro, scritta in piena bufera Coronavirus. Un sistema, quello cinese (ma in linea generale quello asiatico) che, osserva D’Alema, “ha saputo fronteggiare questa prova in modo più efficace rispetto a noi”. Poiché “ha fatto la differenza un grado minore di individualismo, una maggiore coesione sociale e l’esistenza di reti comunitarie che nel nostro mondo non esistono più”. Questa, naturalmente, non vuole essere una recensione a un libro “sulla crisi dell’ordine mondiale”, privo come sono della necessaria competenza. E quindi terrò per me le più ampie riserve sull’“efficacia” di Pechino, da Wuhan in poi. Mi sia consentita però una domanda, che parte da quella frase di Pietro Nenni – “Le idee camminano sulle gambe degli uomini” – che non occorre certo ricordare a D’Alema. Poiché elogiando un altro Papa, Francesco (se non rischiassi d’incorrere nei fulmini dell’autore parlerei di un modello cino-francescano che sostanzia il libro), l’ex premier paventa il rischio “che dalla crisi si esca con una regressione politica, culturale e persino antropologica”, evocando addirittura un “pericolo per la pace” (“la guerra è stata spesso nella storia umana la via d’uscita di una crisi come questa”), resta un dubbio. Considerata l’estrema gravità del pericolo incombente, alle idee di quali uomini dovremmo affidarci, qui e ora? Per difenderci, soprattutto, dalla “tentazione egoistica di un isolamento nazionalistico che affiora nelle reazioni e decisioni di molti Paesi”? Per combattere la crescita delle diseguaglianze e delle aree di emarginazione, alimentata dalla “globalizzazione neoliberista”? E visto che “società fragili, impaurite, prive di corpi intermedi e impoverite nelle loro basi culturali producono classi dirigenti sempre più casuali e improbabili”? Insomma, per tornare a Giovanni Paolo II: chi difenderà i poveri? Una volta lei avrebbe risposto: li difenderà la sinistra (termine, tuttavia, che non ho trovato nel libro sicuramente per mia distrazione). Non pensa, presidente D’Alema, che se queste idee sacrosante non avessero gambe su cui camminare (e io stesso non vedo quali), la partita sarebbe persa in partenza?

9 replies

  1. Se Padellaro si aspetta che a difendere i poveri possa essere un D’Alema o (peggio ancora) un Veltroni, campioni della sinistra che ha sinistrato la sinistra, lasci pure perdere, facciamo da noi

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  2. Se Trump avesse avuto 10 punti sui democratici, la cina manco la cagava,
    Non sa nemmeno se alle prossime elezioni rimarrà in sella, a New York gli hanno messo il countdown, Obama dice che è in confusione, non ha tutti i torti, ha voluto fare lo sceriffo, col virus..
    Pazzesco.

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  3. dalema chi?
    quello che ha consentito l’uso delle basi miliatari italiane per fare la guerra alla jugoslavia?
    quello che che ha abolito il lavoro a tempo indeterminato…?
    quello che si é accordato con la destra kossighiana per diventare pdc – non prima di andare a washington per baciare la pontofola ai padroni della colonia italica?
    quello che ha voluto la bicamerale con l’arcoriano amico della mafia…?
    ma per favore…!!!
    sembra vero. quando si invecchia e ci si avvicina alla dipartita ci si impaurisce del prossimo trapasso e si comincia a pensare ai gravi peccati in danno dei fratelli (sopratutto quelli più deboli) e si inizia a piangere chiedendo perdono per tentare di non espiare le pene…!!!
    però fatto da uno che é stato segretario del partito comunista italiano lo fa apparire, agli occhi di molti comuni mortali, penoso… come uomo ancorché come politico…!!!

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    • La precisazione è corretta, Però Baffino senza essere Segretario era la vera eminenza grigia ed il vero capo del Partito.
      Sull’incarico alla FGCI, peggio mi sento!
      È proprio in quelle stanze che hanno mosso i primi passi i futuri BR.
      Parole loro, non mie illazioni!

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  4. Queste “riflessioji” mi fanno incazzare quando vengono dai professionisti della comunicazione, perché sono quelli che guidano il pensiero dei lettori.

    C’è una accettazione implicita in tutto il discorso. È implicita e taciuta da parte dei protagonisti politici, ma i giornalisti non dovrebbero farlo quel gioco. Non dovrebbero essere i gondolieri della sindrome di Stoccolma.

    La parte implicita è … che il paladino faccia per te in modo concessivo.
    Parlare di neoliberismo, e non accorgersi, che esattamente questa è la base del neoliberismo … non sarà segno, che nel migliore dei casi chi ci comunica si trova in uno stato di torpore mentale?

    Non è difficile avere una visione chiara.
    Pero dipende tutto dal farsi le domande giuste.

    Il neoliberismo è costruito sulla incapacità, di farsi le domande giuste.

    Stiamo parlando di uno scenario nel quale la maggior parte delle classi sociali NON È RAPPRESENTATA, e non ha portavoce a disposizione.
    … Ma in cui tutti i posti del potere sono occupati.

    La domanda è: Una roba del genere sul serio può essere chiamata democrazia?
    Se i giornalisti dicono si, sono complici dell’inganno!

    Se dicono no, dovrebbero davvero farsi domande più intelligenti. O almeno portare al tavolo della discussione la gente, che le domande le sa fare, e sa dare anche risposte. (E su quel campo, anche il Fatto Quotidiano ha orecchie sorde).

    Se si fanno elezioni, e poi la cosa culmina in una accozzaglia di gente eletta, che in gran parte non fa gli interessi degli elettori, o non è in grado di farli, la cosa sicura è, che il popolo non ha potere.
    Della parola democrazia abbiamo popolo, ma di potere non conosce neanche il profumo.

    La domanda successiva da farsi è, se è venuto prima l’uovo o la gallina.
    Ed è una domanda importante, perché anche qui c’è una assunzione implicita!
    Nella risposta che otteniamo, è infatti esclusa la possibilità, che i popoli possano avere il potere.

    Ricapitolando:
    A scuola ci viene insegnata una bugia.
    Ci viene detto, che viviamo in democrazie.
    E per tutta la vita i media non sollevano mai il dubbio.
    Tutti ci indottrinano che oligarchia sia democrazia.
    E poi ci dicono anche (addirittura sul Fatto Quotidiano), che democrazia potrebbe anche essere un male (Stefano Feltri sulla brexit!).

    Facciamo deduzioni proibite allora:
    In teoria, la democrazia sarebbe possibile.
    Ma le classi dominanti la temono, e non vogliono parlarne.
    Ci continuano a dire, che l’unico sistema possibile, permesso e conveniente è quello in cui una classe esigua decide senza spiegare le ragioni, e usa politici per perseguire obbiettivi di cui non si parla apertamente.
    Non lo dicono così, perché se lo facessero i dominati sarebbero stimolati a porre in dubbio e a riflettere su altre opzioni.
    In modo implicito ci presentano uno scenario in cui il potere del popolo non esiste.
    Dove il popolo deve elemosinare e aspettarsi clemenza e briciole di chi comanda.

    Ma il mondo vero è quello dove l’oligarcha è parassita. Dove ha escogitato metodi per succhiare e prosperare grazie al lavoro degli altri.
    Non è vero che il popolo è mendicante. Il popolo lavoratore crea. Le sanguisughe depredano, e non lasciano neppure il necessario per vivere decentemente. E la parte sociale di quello che si paga in tasse, che dovrebbe sostenere chi non può da se, non finisce coi bisognosi, ma con gli arraffoni.

    Da parecchi decenni è anche offensivo sentire la favola della sinistra e del comunismo.
    Tra burocrazia neoliberale e burocrazia comunista non c’è sostanzialmente differenza.
    In entrambe il popolo non ha potere ed è assoggettato, controllato, e spremuto.

    La parolina magica è “democrazia”.

    Nessuno ha bisogno del sistema oligarchico, se non gli oligarchi e i loro asserviti complici.
    Ai popoli del mondo converrebbe la democrazia, se sapessero che non la hanno ancora, e che non è affatto complicato e difficile farla partire.

    Perché ai giornalisti, ai giornali e ai mezzi di comunicazione non interessa il dibattito sulla democrazia?

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