Gli effetti assai poco intelligenti di togliergli la conduzione di “Report”

(ilfoglio.it) – In Italia l’epurazione è come il premio Nobel. Togliendo a Sigfrido Ranucci la conduzione di “Report”, come si appresta a fare, la Rai gli consegna dunque la più ambita onorificenza, con la motivazione già scritta dallo stesso premiato, che nelle sue dichiarazioni pubbliche si è collocato da settimane nella postura del perseguitato. Il paradosso è che quella postura era proprio il programma di Valter Lavitola, il quale voleva fabbricargli attorno un’aureola. L’attentato aveva prodotto soltanto un abbozzo, un martirio di carrozzeria. Per un martirio vero ci vuole ben altro, ci vuole un provvedimento aziendale. Così Viale Mazzini porta a termine con diligenza impiegatizia l’opera che l’oste del ristorante Cefalù aveva lasciato a metà.
Che la spinta sia venuta da Fratelli d’Italia è pacifico, così come è pacifico che da quelle parti si ragioni sovente non da uomini ma da caporali, secondo l’antropologia stabilita da Totò e mai smentita dai fatti, dove il caporale è quello che comanda a voce alta senza avere capito il problema. Il problema politico, per FdI, non era Ranucci. Era Report. E Ranucci, dopo il caso Lavitola, era anzi diventato lo strumento più efficace per neutralizzare la faziosità di Report, perché un programma d’inchiesta condotto da un uomo che deve rispondere di frequentazioni e di chat non incalza nessuno, si difende e prende pernacchie. Bastava lasciarlo lì, Ranucci. Immobile, autorevole soltanto per contratto, e la trasmissione si sarebbe spenta da sé, senza piazze, senza spettacoli in teatro, senza il libro annunciato per il 2027. Hanno invece scelto la rimozione, che rende Ranucci un epurato (dunque un Nobel) e trasferisce la trasmissione a un successore il quale, chiunque sia, dovrà dimostrare urbi et orbi di non essere il conduttore del regime. Sicché farà esattamente quello che si faceva prima, con maggiore zelo. Il risultato è che la destra avrà il doppio del problema, Ranucci martire e Report iperfazioso. Ma l’intelligenza è come il coraggio, se uno non ce l’ha non se la può dare.