
(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Ora che i termini della coalizione tra Pd e M5S sembrano stabiliti, e alle primarie correranno solo Conte e Schlein, un po’ dispiace non veder gareggiare gli idoli centristi e/o moderati dell’establishment, i vari Ruffini, Gabrielli, Manfredi, Salis, Gualtieri. Soprattutto Gualtieri: abbiamo un debole per il sindaco di Roma. L’entusiasmo con cui inaugura una biglietteria, un’area cani sul Tevere o un parco giochi (pardon: “area ludica”) è a dir poco commovente. Gualtieri fa cose graziosissime adatte a una cittadina di un cantone svizzero. A scorrere il suo Instagram viene il dubbio che amministri una Roma parallela, sita in un altro universo quantistico: pulita, funzionante, popolata di cittadini attivamente oziosi e grati al loro sindaco (“Hai fatto un miracolo!”). Il nostro video preferito è quello in cui Gualtieri inaugura “Tiberis, la prima spiaggia urbana estiva per i romani”, che non vedevano l’ora di far giocare i pupi con le pantegane di Ponte Marconi, sulle rive di uno dei fiumi più inquinati d’Italia (che Gualtieri vuole render balneabile entro il 2030), tra i miasmi degli scarichi abusivi (da cui: stormi di gabbiani feroci che inseguono i convenuti). Gualtieri decanta la piantumazione di poetiche tamerici: questa delle “nuove alberature” è una sua fissa da quando i comitati hanno denunciato la deforestazione della città (sotto la sua amministrazione sono stati abbattuti 29.136 alberi). Ora non c’è giorno che Gualtieri non pianti un arbusto, come se un alberello in uno slargo compensasse un platano di viale Mazzini o un pino di piazza Risorgimento, rasa al suolo per accogliere i pellegrini giubilari e ricostruita sul modello di una rotatoria della Brianza.
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Gualtieri è un Candido di Voltaire planato in una delle città più trafficate del mondo dopo Città del Messico (Roma è al 17° posto, con circa 71 ore perse nel traffico all’anno per conducente), che si commuove quando pubblicizza i “rifugi climatici” che ha fatto costruire nella città disboscata (da lui) per il motivo che bisognava espiantare gli alberi malati, fermo restando il mistero insolubile di piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, che adesso pare uscita da Ai confini della realtà. La congiuntura micidiale di fondi del Pnrr e sindaci progressisti-pidini genera mostri: l’eliminazione degli ulivi e la colata di cemento grigio chiaro, tipo set di Antonioni, hanno dapprima creato un panorama post-nucleare, poi (e chi poteva prevederlo?) il passaggio dei bus ha sgretolato il pavé, inconveniente risolto con una sversata di bitume nero, per meglio assorbire i raggi solari. Lo spiazzo catramato ustiona l’incauto passante che dovesse mettervi piede tra maggio e ottobre, con rischio di vaporizzazione immediata, tipo Pompei nel 79 d.C.. Apposta, poi, servono i rifugi climatici: per costruire o meglio decostruire quelle geometrie metafisiche (prive di bivacchi di mendicanti), bisogna abbattere ogni residuo di flora, alla faccia dei rendering degli architetti con eleganti alberelli-Ikea (lo studio It’s Architettura, parte del team internazionale che ha vinto la gara, ha disconosciuto il progetto). Tutte oasi infernali create togliendo spazio a parcheggi e strade, con ulteriore aumento di traffico, ingorghi, emissioni su strade, consolari, tangenziali di Roma, piene di automobilisti che tentano di raggiungere il luogo di lavoro o magari, ironia della sorte, un’isola climatica, per rinfrescarsi sotto i lecci trasportati dal Comune coi tir, con ulteriori emissioni di Co2, in un circolo vizioso senza redenzione né fine. E che dire della nuova piazza Pia a San Pietro, inaugurata per il Giubileo 25 alla presenza di Meloni e del ministro dei Non Trasporti Salvini: Gualtieri si vanta di questo “polo urbano”, “una vera e propria piazza dell’abbraccio”, come se bastasse delimitare un’area pedonalizzata per fare una piazza, che è invece un luogo d’incontro per la comunità. Si aggira nella landa vuota stile Outlet di Valmontone come un agente Tecnocasa che illustra le pregevoli rifiniture: “Guardate queste bellissime sedute”, dei parallelepipedi brutalisti inospitali, perché i sindaci progressisti sono inclusivi, ma come quelli di destra rimuovono le panchine su cui dormono i senzatetto (“decoro urbano”); “Queste nuove fontane sono davvero stupende!”, e sono le solite vasche a sfioro stile Milano city, puro ornamento per turisti senza utilità civile.
[…] Poiché Roma fuori da Instagram trabocca di immondizia, Gualtieri farà l’inceneritore, che chiama “termovalorizzatore” per farlo sembrare moderno, a Santa Palomba, estrema periferia sud: fa niente se l’Ue lo ha escluso dalla Tassonomia verde, il sistema di classificazione che distingue le opere davvero sostenibili da quelle di puro greenwashing, e tasserà le città che ne hanno. Insomma, peccato: avremmo voluto un presidente del Consiglio che spianasse l’Italia per farne un’area ludica piena di aiuole.