(Tommaso Merlo) – Ad alimentare la rabbia è l’ingiustizia sociale. Mentre le masse faticano a vivere decentemente, una élite sempre più ristretta vive nel lusso e nello spreco. C’è chi ha troppo e chi non ha abbastanza. Un sistema moralmente spregevole ma anche stupido perché una élite privilegiata accumula roba inutile mentre le masse non possano permettersi quelle essenziali. Assurdità che creano malessere interiore e quindi sociale. Ma l’ingiustizia regna sovrana da mo’, la novità è che dopo un infinito declino perfino la cosiddetta classe media di paesi cosiddetti ricchi come il nostro, sta precipitando nella povertà raggiungendo milioni di concittadini. Una crisi che sta facendo tramare il sistema consumistico che si regge su lavoratori, consumatori e false promesse di benessere materiale. Masse martellate fin dall’infanzia con miraggi carrieristici e consumistici che non intravedono più. Masse martellate dalla mattina alla sera con la pubblicità di prodotti che non si possono permettere. Masse illuse con sogni di gloria materiale stroncati dalla giungla di mercato e dalla mafia culturale. Dalle vecchie élite nazionali siamo passati addirittura agli oligarchi internazionali come Elon Musk, il primo trilionario della storia mentre miliardi di persone nel mondo sono alla fame e mentre persino in paesi considerati ricchi come il nostro le masse di consumatori sono rimaste senza potere d’acquisto. Una rabbia esasperata da una politica che avrebbe il compito di gestire tali fenomeni ed invece o è incapace o è complice in quanto a furia di prebende diventa parte delle élite e quindi del problema. E se da noi siamo all’immobilismo cronico con caste di ciarlatani che invecchiano sui troni, negli Stati Uniti siamo all’apoteosi di un presidente miliardario che si è circondato di miliardari, siamo cioè al punto in cui i più ricchi non accumulano solo soldi e roba, ma anche potere politico e mediatico. Invece cioe’ che le persone più sagge, più valorose e più capaci comandano i soldi. Ingiustizia, degrado anche democratico e quindi violenza. Se ben incanalata la rabbia stimola a lottare per il cambiamento ed è quindi costruttiva, se male incanalata diventa violenza che è sempre distruttiva. Una violenza soprattutto giovanile che nasce dalla discriminazione sia economica che sociale, dal non poter permettersi qualche chimera consumistica spacciata come benessere e perfino identità e questo solo perché nati nel quartiere o nella famiglia sbagliati. Una violenza che non si sconfigge con altra violenza ma con un sistema sensibile che ascolta e quindi capisce e quindi include. Un sistema che offre a tutti le stesse possibilità, che fa sentire tutti parte di un progetto collettivo e che premia il merito a prescindere. A tener viva la speranza è che quando le masse di consumatori cadono in povertà, sono costretta ad abbandonare le baggianate materialiste con cui gli hanno lavato il cervello. Sono cioè costrette ad alzarsi dal divano e ricominciare a lottare per conquistarsi una vita dignitosa. Proprio quello che sta succedendo con piazze sempre più piene. Questa crisi è una occasione storica per ripensare il fallimentare sistema consumistico e svilupparne uno più intelligente. Basta consumare anche se stessi e il pianeta, il benessere non si compra da nessuna parte ma è frutto di una vita sana, pacifica e sensata. Il benessere si trova nell’altruismo e mai nell’egoismo, nell’essere e non nell’apparire, dentro e non fuori. Lavorare come muli, consumare come automi e mettersi in mostra come marionette porta solo in un vicolo cieco fatto di caos mentale e vuoto interiore da cui poi si cerca inutilmente di uscire con qualche dipendenza tossica o scaricando le proprie frustrazioni sul mondo. Mentre a livello politico si finisce per vivere in balia di mercati bulimici e di élite senza cuore e cervello. La politica deve dirigere l’economia e non viceversa ma per riuscirci deve essere di assoluta qualità. In modo da dargli principi e visione comune. E la ricchezza va ridistribuita in modo che nessuno rimanga indietro e che il potere venga gestito da chi vale di più e non da chi ha di più. Non un sistema incentrato sui consumi e quindi sul produrre roba perlopiù inutile per soddisfare bisogni superflui, ma incentrato sulle persone nella loro interezza e sulla vera qualità della vita. Producendo e consumando ciò che serve davvero e dedicando tempo ed energie anche a ciò che conta davvero. Il sistema consumistico alla lunga produce solo malessere personale e collettivo oltre che una pericolosa spirale autodistruttiva, questa crisi è una occasione storica per svilupparne uno più intelligente fin che siamo in tempo.