Siamo quindi a un tornante politico decisivo. La destra sta stringendo la morsa del suo progetto di legge e ordine e non si cura dei diritti e delle norme costituzionali. Anzi li disdegna. Nel momento in cui il governo considera l’operato dei rappresentanti dell’ordine pubblico l’alfa e l’omega del diritto prefigura uno stato di polizia

(Piero Ignazi – editorialedomani.it) – In un intervento schiumante di rabbia la capa del governo, Giorgia Meloni, ha detto di vergognarsi della decisione della giudice che ha scarcerato il mostro Youssef Siher, da lei definito ideatore delle manifestazioni violente del 17 ottobre, nonostante i suoi messaggi fossero successivi, lanciati per organizzare un’altra serie di raduni.
In più, come già scrivevano gli improvvidi pm milanesi, nei messaggi di Siher non c’era alcuna incitazione ad atti violenti, e men che meno alla «rivoluzione», come invece i gazzettieri e i politici di destra hanno strillato per giorni. E allora? Di cosa era colpevole Siher? Certamente di essere un mussulmano perché questo è lo stigma che tutta la destra ha lanciato contro di lui: un perfetto capro espiatorio.
In Italia, appartenere a questa religione rende sospetti. Esattamente come un tempo essere ebrei portava con sé tutta una serie di pregiudizi, dai rituali di sangue in giù. Fino a essere considerati «usurai», come Meloni definiva anni fa il finanziere (ebreo) George Soros.
La scarcerazione di Siher – ovvia per chiunque avesse un minimo di raziocinio – ha causato un gigantesco travaso di bile alla destra. Perché rovinava il progetto di un Nuevo Orden, anche se, sperabilmente, non spinta fino ai deliri dell’agghiacciante film di Michel Franco.
Garantisti?
Il furore che tracimava dalle parole di Meloni ha passato il segno. Perché una capa del governo che dichiara che le forze dell’ordine sono sovraordinate alla magistratura dimostra uno sprezzo per la distinzione dei poteri e i loro rispettivi ruoli e, soprattutto, una pulsione a infrangere ogni limite per affermare quanto lei crede sia giusto. Detto en passant, sarebbe utile sentire qualche parere da quella torma di anime belle che puntava il dito contro il cosiddetto giustizialismo della sinistra, mentre a destra c’erano solo fior di garantisti.
Fino a ché non sono sorte tensioni sociali, la destra non ha mostrato il suo vero volto. Con una opposizione in perpetua ricerca di sé stessa e un’abile gestione dell’informazione il governo ha potuto navigare tranquillo. È quando montano le proteste, e non si limitano a mugugni in chat ma si esprimono con i corpi, che riaffiora la nostalgia per il manganello.
Mentre Meloni loda il comportamento delle forze dell’ordine emergono centinaia di casi di soprusi e una serie di violenze gratuite, con ragazzi portati in questura solo perché indossavano una felpa nera (peraltro, sorte ancora più truce capitava a chi portava un eskimo negli anni Settanta e passava per piazza San Babila a Milano, quando lì stazionavano i camerati del presidente Ignazio La Russa).
Questa è la polizia che a Bologna, dopo aver contenuto a terra Abderrahim Fakir per lunghi minuti finché non ha più potuto respirare, così si esprimeva: «Ah, è schiattato», e che «c…me ne frega». Vorremmo sapere dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, quale encomio meritano questi difensori dell’ordine pubblico.

Siamo quindi a un tornante politico decisivo. La destra sta stringendo la morsa del suo progetto di legge e ordine e non si cura dei diritti e delle norme costituzionali. Anzi li disdegna. Nel momento in cui il governo considera l’operato dei rappresentanti dell’ordine pubblico l’alfa e l’omega del diritto prefigura uno stato di polizia. E se qualcuno fa obiezioni merita vergogna. Era comunque inevitabile che, messi alle strette dalle mobilitazioni di piazza, Meloni e suoi rivelassero la loro predilezione per un regime privo degli impacci dello Stato di diritto che, come ormai a destra si dice apertamente, non può (permettersi di) limitare l’attività del governo e della sua capa. Non è della magistratura che ci deve vergognare, bensì di una capa del governo che esterna una visione illiberale e antidemocratica del potere.
Fassino ha dichiarato che a Israele non c’è nessuna apartheid perché si permette agli elettori arabi (che sono il 21 %) di votare
Ah, però… !
Tajani ha aggiunto che c’è un genocidio “però fino a un certo punto”.
La Meloni, poi, ha mandato al macero Montesquieu e la divisione dei poteri: “L’état c’est moi!” (Luigi XIV, mi pare). Io governo, io parlamento, io giudico. Le facciamo rifare la Sistina? O pulire i cessi?
Ma dopo non ci fu la rivoluzione?
AUTOSTOPPISTI DELLA DEMOCRAZIA!
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