Se il campo largo vuole che queste piazze si traducano in un voto per sé, è fondamentale che si mostri al tempo stesso compatto e radicale

(Elisabetta Ambrosi – ilfattoquotidiano.it) – I numeri sono imponenti. Le immagini, anche. Fiumi di persone, maree di giovani, cartelli allegri, beffardi, vitali e fortemente critici verso il governo di destra. Governo che viene invitato apertamente ad andarsene: basta con decreti sicurezza che minacciano la libertà di espressione, manifestazione e movimento. Basta con le prese per i fondelli della manovre, misure contentino per pensionati, giovani e famiglie e la solita mancia elettorale per le partite Iva. Basta con una politica estera filo trumpiana e filo israeliana, che non si è spesa neanche per chiedere la fine dell’embargo a Cuba, dove una popolazione è allo stremo.
Insomma, in teoria il centro-sinistra o campo largo si ritrova in una posizione di favore estremo. Ha la strada spianata verso la vittoria ma per far questo non deve dare affatto per scontate queste piazze. Che esprimono una posizione politica, ma non partitica. Che hanno un respiro cosmopolita, internazionale e globale e poco nazionale. Che hanno come fari valori radicali e per nulla negoziabili: pace a tutti i costi, neanche un centesimo in più alle armi, contrasto al capitalismo globale, difesa degli stipendi, difesa del pubblico, soldi alla sanità, soldi al welfare, soldi per le case, lotta ai fondi privati, e poi tutela dell’ambiente e contrasto al cambiamento climatico.
Per capire perché queste piazza non per forza si tradurranno in un voto al campo largo bisogna parlare con i giovani: i quali ovviamente detestano, per usare un eufemismo, questo governo ma non risparmiano critiche sia ai sindacati, con i quali scendono in corteo più per necessità che per reale affinità, né a Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni – per non parlare di Renzi.
Non guardano i tg, ovviamente, leggono poco i giornali, si informano tantissimo su social media, specie TikTok, dove seguono moltissimo i video dei politici, e fanno, anche, moltissima politica nelle scuole, nei collettivi scolastici e delle università, dove approfondiscono insieme e con esperti i temi che ritengono importanti. Ma, appunto, non sono politicamente scontati e non solo perché molti sono minorenni e non votano, ma perché, ripeto, dei partiti gliene importa pochissimo.
Dei valori e delle grandi questioni sociali e globali invece tantissimo. Sono i giovani scesi in piazza per Gaza, che hanno occupato le scuole per la Palestina. Sono i giovani, quelli maggiorenni, che hanno votato in massa contro il referendum sulla giustizia: per la Costituzione, però, non per il centrosinistra.
Se dunque il campo largo vuole che queste piazze si traducano in un voto per sé è fondamentale che si mostri al tempo stesso compatto e radicale. Compatti perché non c’è più tempo per dividersi: gli scontri e i conflitti, come le infinite discussioni, non interessano a nessuno. Radicali perché nessuno può accettare compromessi, specie al ribasso, quando la fame comincia a entrare nelle case, quando le pensioni dei loro padri e delle madri appaiono nella loro miseria, quando tutto costa troppo per vivere. Una situazione che andrà sempre più peggiorando e che richiede dunque una risposta ancora più netta.
Ovviamente non è facile. Non è facile perché i soldi non ci sono, perché l’Europa anche deve cambiare. Non è facile perché il capitalismo è un meccanismo potentissimo, invertirlo o rallentarlo è impresa improba. E tuttavia una sola è la strada: uniti, avanzare un programma radicale (possibilmente fatto incontrandosi di persona, non in call), senza paura di spaventare i moderati perché tanto, ormai, di moderato nel mondo c’è rimasto ben poco.
Non possiamo insomma che augurarci che il campo largo abbia appreso il grido di queste piazze, anche perché l’Italia non può letteralmente permettersi un altro governo di destra. La lacerazione sociale sarebbe totale. Per fortuna, il re ormai è nudo dietro i soliti, patetici video che la nostra premier fa, forse non credendoci più neanche lei. Sicuramente non noi.
Un’ultima cosa la vorrei dire sui sindaci del Pd, che magari oggi gongolano di fronte a piazze che credono amiche. Ben più che Conte e Schlein, Gualtieri, Sala e gli altri sindaci di sinistra devono stare doppiamente attenti. Perché loro hanno governato e non hanno fatto leggi che hanno contrastato la povertà abitativa, i fondi immobiliari, l’occupazione abusiva del suolo pubblico da parte di ristoranti e bar, l’overtourism, per non parlare della tutela del verde: gli ultimi dati del rapporto Ispra sul consumo di suolo nelle città, Roma in particolare, sono impietosi e raccontano un’altra storia rispetto a quella che tentano di venderci.
Dunque, se pure si presenteranno uniti ai CinqueStelle, come a Roma, dovranno presentare, e rispettare, un programma assai più radicale di quello messo in pratica per ottenere il voto di chi oggi è in piazza.
Insomma, nessuno a sinistra si sieda sugli allori. Sarebbe un errore madornale. Le piazze di oggi sono un punto di partenza. Non di arrivo.
“Le piazze piene sono un punto di partenza: il campo largo non le dia per scontate”
La piazza del 5 aprile e la mobilitazione per bocciare la schiforma su separazione carriere magistrati hanno già fornito segnali molto forti per gli interessati.
Da lì in avanti i leader politici hanno fatto di tutto per allargare il già esistente distacco tra partiti e questa grande massa di cittadini elettori . Non gliene frega proprio un ca22o di starli a sentire.
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