Sulla carta il meccanismo della legge elettorale è lineare. Il problema è se nessuno taglia il traguardo del 42 per cento, il premio evapora e si torna a un proporzionale puro. A guadagnarci sarebbero i partiti rimasti fuori dalle alleanze. E c’è chi, nei salotti romani, già sogna la riedizione di una grande coalizione

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Il Melonellum è legge, ma a festeggiare non c’è nessuno, nemmeno chi l’ha voluto. «Abbiamo sudato per una legge che forse non ci servirà», sospira un veterano della maggioranza. Sulla carta il meccanismo è lineare. La coalizione che supera il 42% sia alla Camera sia al Senato incassa il bonus: 70 deputati e 35 senatori in più, fino a sfiorare il 55% dei seggi.

Il problema è se nessuno taglia il traguardo, il premio evapora e si torna a un proporzionale puro. «Con i sondaggi di oggi, il 42 non lo vede nessuno – ammette un parlamentare di centrosinistra – e quelli di centrodestra fanno finta di non guardarli». Le due coalizioni, infatti, viaggiano appaiate e nessuna si stacca con continuità dalla soglia.Nel partito della premier per un periodo si è ragionato su un emendamento ritoccato al ribasso, con il 41% come traguardo meno proibitivo. «Un punto in meno ci avrebbe fatto dormire meglio», confida un big del partito. Il ritocco, però, è rimasto nel cassetto.

A far cambiare idea è stata la lettura attenta della giurisprudenza costituzionale in materia elettorale, ricordata alla maggioranza con garbo istituzionale dal Quirinale. Il rischio concreto non era la censura di qualche comma, ma la bocciatura dell’intero impianto. «Meglio una soglia alta che una legge a pezzi», il ragionamento che ha chiuso la discussione. Così il 42% è rimasto, con tutta la sua incognita.Se il premio salta, la scena cambia di colpo. Nessuna coalizione, nemmeno la prima arrivata, avrebbe i numeri per governare da sola. A guadagnarci sarebbero i partiti rimasti fuori dalle alleanze al momento del voto, da Roberto Vannacci a Carlo Calenda, improvvisamente corteggiati da chi oggi li guarda da lontano. «Nel proporzionale chi ha pochi voti conta quanto chi ne ha tanti, se i numeri tornano», spiega un navigato regista di Transatlantico.

C’è chi, nei salotti romani, già sogna la riedizione di una grande coalizione. «Se non scatta il premio, qualcuno tirerà fuori il vecchio schema delle larghe intese», sorride un osservatore di lungo corso. Per le due leader, però, è uno scenario da brividi. Chi ha costruito la propria narrazione sul “chi vince governa” si ritroverebbe a trattare ogni virgola con chi era rimasto ai margini».