I tir ripartono senza certezze: Salvini porta i flop al congresso. Il vicepremier va all’assise di partito «di lotta e di governo» dopo la rottura con i camionisti. La vittoria annunciata è già monca. Intanto per il governo nuova mano tesa dell’Europa: verso il sì a maggiore flessibilità sull’energia

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Da un lato la realtà: gli scaffali ancora vuoti nei supermercati nel Sud, a causa dei blocchi organizzati dagli autotrasportatori contro il caro gasolio. Dall’altro la propaganda: Matteo Salvini, responsabile del dossier trasporti, ha pensato di confezionare un video – diffuso venerdì mattina insieme a Silvia Sardone – per “pubblicizzare” la pulizia dei muri di una scuola di Milano, imbrattati con scritte contro le forze dell’ordine. Un’immagine stridente.

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Anche perché negli stessi minuti, i camionisti hanno annunciato la fine della protesta anche in Campania, ultima roccaforte della mobilitazione contro il governo. E c’era altro di cui occuparsi. La decisione dei manifestanti è assunta dopo il consiglio dei ministri ad hoc voluto da Giorgia Meloni e la stretta securitaria con la minaccia di precettazione. Poco più di 100 milioni di euro per tamponare e rinviare il problema. Poche le certezze.

Salvini ha comunque ripreso fiato sul tema. «I rifornimenti sono ripartiti, vuol dire carburante e frutta e verdura che tornano ai supermercati. Sta tornando l’alimentazione del carburante, anche in Campania. Si rischiavano problemi anche per le ambulanze», ha annunciato il ministro delle Infrastrutture. Nelle prossime ore, quindi, i beni di prima necessità saranno di nuovo a disposizione.

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Tra Eni ed Europa

Per il futuro, invece, la speranza del governo è rivolta verso la Commissione europea per ottenere un maggior margine di spesa per l’energia, dopo l’attivazione della clausola di salvaguardia da 14 miliardi di euro in due anni. «Abbiamo avuto proficue discussioni con l’Italia, in particolare su come utilizzare al meglio tale spazio di manovra fiscale aggiuntivo per quanto concerne le misure in ambito energetico», hanno fatto sapere da Bruxelles. La trattativa prosegue con l’Ue – sempre descritta dai leghisti come un orco cattivo – sta dimostrando comprensione rispetto alle richieste italiane sull’uso di quelle risorse. I paletti non dovrebbero essere così rigidi garantendo misure a impatto immediato da inserire già nella prossima manovra. Sul fronte del carburante, invece, l’Eni ha confermato la misura del «price cap fino a fine anno», ha riferito la società guidata da Claudio Descalzi. Nessun rincaro. Ma, hanno aggiunto dal colosso energetico, «monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo». Fonti di Palazzo Chigi hanno poi confermato che nel corso del bilaterale tra Meloni e l’Emiro del Kuwait «è emersa la disponibilità kuwaitiana di prorogare il price cap su benzina e gasolio».

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In ogni caso il congresso della Lega, in programma in questo fine settimana all’Allianz MiCo di Milano, arriva nel momento peggiore della parabola politica di Salvini. Il problema non è nemmeno il fronte dei nordisti, capeggiati dai presidenti di Regione del Nord, soprattutto il lombardo Attilio Fontana, che hanno trovato nel senatore “giorgettiano”, Massimo Garavaglia, il loro nome da schierare all’assise interna. Il vero guaio per Salvini è un altro e affonda le radici nel paese reale: il fronte dei meridionalisti, intesi come gli autotrasportatori e degli agricoltori scesi in strada – anzi in autostrada – per protestare.

Vittoria dimezzata

Il vicepremier si prepara, certo, a essere rieletto domani alla guida della Lega con lo slogan scelto «di lotta e di governo», che suona come un avviso agli alleati. A cominciare dalla presidente del Consiglio Meloni, in vista dell’ultima legge di Bilancio. Non sarà un rafforzamento come sperato al momento dell’annuncio. Il successo matura, infatti, al culmine della settimana di proteste degli autotrasportatori nel Mezzogiorno, che hanno spaccato il paese. Con un’annotazione tutt’altro che secondaria: anche una categoria storicamente affine alla destra, non certo tacciabile di “comunismo”, ha bocciato l’operato del governo Meloni.

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L’emergenza-blocchi che ha indebolito ulteriormente l’immagine di Salvini: sui social, nelle conversazioni carpite ai presidi, è stato indicato come il principale responsabile. Non mancano ragioni per avvalorare questo ragionamento. Le difficoltà dell’autotrasporto sono state denunciate al ministero di Salvini fin da maggio, anche quando il governo sfornava decreti costosi sul taglio alle accise per tutti. Tranne che per chi con il gasolio deve percorrere lunghi tragitti: i camionisti. Gli ormai ben 480 milioni di euro di credito di imposta bloccati hanno a loro volta bloccato un paese.

L’unica risposta giunta dal vicepremier è stata quella che tirava in ballo le presunte colpe dell’Europa. Anche se i fondi sono rimasti bloccati per cause che non riguardano affatto Bruxelles. «Il governo non è in grado di costruire risposte strutturali per un comparto, quello dell’autotrasporto, così importante per tutte le attività economiche nel nostro paese, continuando nella propaganda si blocca il Mezzogiorno e con il Mezzogiorno l’intero Paese, e si mette a rischio la crescita già debole e il lavoro», ha osservato il senatore del Partito democratico, Daniele Manca. Salvini ha fiutato l’ariaccia: ha seguito i primi incontri di inizio settimana con le delegazioni dei camionisti per cercare una soluzione. Poi, dinanzi allo stallo nelle trattative e all’annuncio del prosieguo delle proteste, ha lasciato il compito nelle mani del suo vice al ministero dei Trasporti, Edoardo Rixi. Il vicepremier si è rifugiato a Milano per l’organizzazione del congresso.

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Ma questo altro flop ha fatto seguito a tanti altri, come il problema negli aeroporti della scorsa settimana, con i voli bloccati per mezza giornata, e la “calda estate” dei treni. Senza dimenticare le promesse sul Ponte sullo Stretto. Tanti proclami e nessun risultato. I camionisti ne sanno qualcosa.