Uomini dell’esercito nelle piazze rappresentano la più grave denuncia di un potere che non funziona, di leggi inservibili, di strutture inefficienti, di soluzioni politiche inadatte

(estr. di Fabio Mini – ilfattoquotidiano.it) – […] Tra le misure di repressione dei vandalismi minorili di Milano, ma non solo, si riesuma l’Esercito.
[…] Ormai ci siamo abituati ed è giusto che sia così. Se c’è la guerra bisogna farla con mezzi adeguati. Se la guerra non c’è, bisogna che queste forze armate facciano “qualcosa”. Se siamo di fronte a una cosiddetta guerra ibrida eterodiretta, bisogna chiarire chi è il nemico; se è un fenomeno diretto dall’interno bisogna denunciare il mandante; se è il sintomo di un disagio sociale bisogna affrontarlo con i mezzi giusti. Niente di difficile. La cosa peggiore è tirare in ballo la guerra ibrida eterodiretta in casa, per giustificare la guerra altrove, per armarsi: allora bisogna iniziare a far capire che il futuro è la guerra e non la sicurezza. Se poi il ricorso all’esercito è solo un’ammuina per far vedere che le forze armate must do something “devono fare qualcosa”, allora stiamo sereni: dal 1991 in poi ci è stato chiesto di far questo. Abbiamo sostenuto e partecipato a tutte le guerre simmetriche e asimmetriche, ibride e bastarde facendo finta di garantire la sicurezza. Abbiamo scaricato letame, accatastato rifiuti, pattugliato le strade ferrate e asfaltate, in nome della sicurezza sociale. Abbiamo affiancato le forze dell’ordine nella guerra al terrorismo e non chiedevamo nemmeno chi erano i terroristi; nella lotta alla criminalità organizzata sempre senza chiedere spiegazioni. Quando c’è di mezzo la sicurezza della gente non si fanno domande: “Usi obbedir tacendo”. “Duri, ma puri”, dicevamo. Non abbiamo chiesto spiegazioni nemmeno quando, passata l’emergenza, si è cominciato a chiarire che fra i mandanti del crimine c’erano anche quelli che ci mandavano a combatterlo. Erano emergenze, si diceva, cose transitorie, cose eccezionali. Gli interventi all’estero iniziati negli anni 70-90 sono ancora in atto e in nome della pace non si è avuto un minuto di pace. All’interno, le grandi emergenze non sono mai finite. L’operazione “Vespri siciliani” che doveva finire in 6 mesi, è durata 6 anni. La cosiddetta “Strade sicure” è iniziata nel 2008 e impegna ancora oggi circa 7.000 militari. “Cosa vuoi che siano 7.000 nullafacenti su 130.000 professionisti in armi?”. È l’obiezione di chi ha in mente solo l’obiezione e non l’impegno. Ogni intervento prolungato all’estero ha comportato lo stesso impegno delle “Strade sicure”. Per quei 4 uomini alla stazione sono stati impiegati a rotazione 58 reggimenti, inizialmente in 38 città e poi in 58 province. Più della metà dei reggimenti schierati alla frontiera durante la Prima grande guerra.
I disordini nelle piazze preoccupano tutti. A ragione. Ma non sono sicuro che tutti abbiano capito cosa vuol dire ricorrere all’esercito. Non è solo una questione di poteri attribuiti ai militari. Ai militari non vengono riconosciute le funzioni di polizia giudiziaria (Pg). Il presidente della Repubblica non lo concede. I militari avranno qualche funzione di agenti di pubblica sicurezza (Ps). Vecchia questione affrontata per i “Vespri siciliani” quando né i ministri, né il governo e nemmeno i carabinieri volevano che ai soldati fosse riconosciuta tale funzione minima. Ci pensò lo stesso capo della polizia a sostenere il capo di stato maggiore dell’Esercito nella richiesta di “norme chiare sulle funzioni dei militari”. Fu concordata l’attribuzione di alcune funzioni di agente di Pubblica sicurezza: identificazione e ispezione di “sospetti” criminali, detenzione di armi o in caso di flagranza di reato. Gli atti esecutivi dovevano esser avallati dalle forze di polizia. E con quel criterio stiamo ancora andando avanti. La differenza tra le due funzioni, Ps e Pg, non è banale, eppure sembra che non la conosca nessuno. L’agente di Ps opera in materia di prevenzione del reato, quello di Pg in caso di reato già commesso. L’accertamento del reato è il primo dovere dell’agente di Pg, ma la Pg non è un corpo speciale, bensì una funzione esercitata sotto il mandato e controllo non del ministero della Difesa né di quello dell’Interno, ma della magistratura e in particolare della Procura. I principi e i compiti delle forze armate sono stabiliti dalla Costituzione e dal Codice dell’Ordinamento militare (2010) che, per quanto riguarda l’ordine pubblico, stabilisce: “Le Forze armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza”. È stato in tali frangenti che i militari son stati utili pur avendo esercitato temporaneamente le funzioni di agenti di Pubblica sicurezza e non di Polizia giudiziaria.
[…]
In tali casi e con tali limitate funzioni il militare può intervenire per prevenire un reato (come la devastazione o l’aggressione), può fermare il malintenzionato, identificarlo, può bloccarlo senza aspettare l’ordine di nessuno, può difendere sé stesso o un commilitone o un passante indifeso, può inseguire e bloccare qualcuno che sta per commettere o sta commettendo un reato. La funzione di “bella statuina” è proprio il contrario di quello che i militari imparano per questo tipo di servizio. Servono davvero le funzioni di Pg per intervenire? Servono nuove norme? Serve la facoltà di sparare sui manifestanti? Correndo il rischio di colpire chi non c’entra o tuo figlio? Serve sparare proiettili di gomma? Prima d’approvare una norma simile vorrei che fossero sottoposti a un tiro da 20 metri tutti quelli che lo propongono e i ministri che devono approvarlo.
Ma siamo così sicuri che gravità e urgenza siano i veri motivi di queste elucubrazioni? Ho l’impressione che, come in alcuni episodi del passato, l’esercito interviene non in caso di gravità e urgenza ma la situazione è urgente e grave perché interviene l’esercito. Periodicamente, basta un disordine qualsiasi perché la politica estera denunci minacce esterne, quella interna pretenda nuove strette sociali e provvedimenti urgenti mentre le forze armate chiedono più armi e quelle di polizia chiedono aumenti di paga, di personale, di risorse e di facoltà, immunità e impunità. A Milano è emerso un grave problema sociale, trasformarlo in una questione di piazza significa allontanarsi dalla comprensione e approfittarne per qualche interesse. Da sempre le “emergenze” servono anche ad allentare i controlli sugli stessi organi dello Stato. Nella questione dei cosiddetti poteri di Pg ai militari c’è anche un pizzico di gelosia e di convenienza. La partecipazione dei militari all’ordine pubblico prevede una apposita indennità che grava sul ministero dell’Interno, la funzione di Polizia giudiziaria prevede status e trattamento economico diversi. Estenderlo ai militari significa rinunciare all’ampliamento degli organici per le forze di polizia. Cose di bottega, ma reali. La discussione non è nel merito, ma sul fatto che i militari non abbiano sufficiente professionalità per svolgere le funzioni di Ps e Pg. I nostri militari all’estero svolgono tali funzioni autorizzati da un laconico “ai fini della sicurezza possono usare qualsiasi mezzo”. Non hanno mai provocato una strage. In Italia, la qualifica di agente/ufficiale di Pubblica sicurezza e quella di Polizia giudiziaria si sommano quando sono attribuite a tutte le forze di polizia, da quelle territoriali a quelle mobili, in ordine pubblico. Per virtù dello Spirito Santo un agente di Ps con scudo e manganello passa dalla funzione di prevenzione del reato a quella di repressione. Cosa sappia o possa fare un carabiniere, poliziotto o finanziere del battaglione mobile inviato allo stadio o in piazza più di un veterano dell’esercito è un mistero. E se anche fosse non ci vorrebbe molto a sostituire il cartellino con le regole d’ingaggio in 5 lingue, con un foglietto e tre regole, in italiano. In ogni caso, grazie no. Non servono funzioni di Pg per adempiere al compito istituzionale di concorrere alla salvaguardia dello Stato né per intervenire in casi di straordinaria necessità e urgenza.
Si legge che i militari in piazza saranno senza poteri. Occorre non banalizzare l’intervento militare. Né tirare per la giacchetta i generali perché mandino più soldati e magari proprio quelli dalla “faccia feroce”. Si dimentica un dettaglio: un esercito in piazza non ha bisogno del potere di sparare sulla folla per essere già una sconfitta dello Stato. I soldati in piazza sono la più grave denuncia d’un potere che non funziona, di leggi inservibili, di strutture inefficienti, di soluzioni politiche inadatte. C’è chi vede nei militari in piazza l’anteprima di un ritorno alla dittatura. Forse no, ma è l’anteprima del disfacimento morale e politico di un Sistema.
Condivisibile quanto scrive Mini.
Il punto è che lui vede la malapolitica; io vedo la politica così come è diventata ormai da anni.
In questo caso il ragionamento di Mini si può sintetizzare così: c’è un problema di ordine pubblico, la risposta politica è più uomini in strada.
Ma il problema concreto qual è? Perchè si è arrivati a questo punto?
C’è un problema e lo si affronta con la modalità tale da fornire una soluzione di dubbia efficacia ma che abbia la massima visibilità e venga percepito subito.
Ma questo lo fanno tutti, in altri ambiti, ma nessuno è escluso.
Soluzione discutibile sul piano dell’efficacia; ma semplice da comprendere, immediata e visibile.
Si chiama populismo.
"Mi piace""Mi piace"
È più semplice dire che chiunque, di fronte a un effetto negativo immediato, cerca la soluzione che ritiene più rapida per arginarlo con qualsiasi mezzo disponibile. E non si chiama populismo, ma politica reattiva: la gestione dell’emergenza al posto della gestione del problema, il riflesso di un sistema che interviene sugli effetti perché non ha strumenti, tempo o volontà per affrontare le cause.
Il populismo è un’altra cosa: è promettere soluzioni facili per ottenere consenso. Qui c’è anche un elemento di consenso, certo, ma non è populismo, è politica reattiva.
È la gestione dell’effetto invece della causa, l’urgenza che sostituisce la strategia, si interviene dove il problema “si vede”, non dove nasce.
Il consenso è un sottoprodotto.
"Mi piace""Mi piace"
pero’ il “governicchio” parla alla sottopancia dei Cittadini e questi lo credono e lo confermano pure nei sondaggi….!! mi chiedo cosa bisognerebbe rispondere ad un vice-premier che ne auspica la presenza per 5 anni…con i Lince…droni…taser e tanto altro…probabilmente vuole “superare” chi invece vorrebbe l’ uso dei cani….i lanciafiamme al momento vengono esclusi…al momento….!!
"Mi piace""Mi piace"
la Folgore in piazza mi sa tanto di deriva cilena
"Mi piace""Mi piace"
Fossi uno della Folgore mi sentirei offeso a morte: addestrato per la guerra, gli tocca andare in piazza a badare ai ragazzini: che onore c’è?
"Mi piace""Mi piace"
Che la proposta sia nata da Iannacci ..generale della folgore!
Coincidenza o concordia politicodittatoriale?
"Mi piace""Mi piace"