I ragazzi pagano il prezzo più alto alla crisi. Dalla Francia alla Spagna, ma da noi di più. Cos’hanno fatto la Sorella d’Italia e i suoi Fratelli, per tutti questi “invisibili”? Solo la faccia feroce

(di Massimo Giannini – repubblica.it) – Sarà un altro “sabato nero”? Vedremo di nuovo Milano a ferro e fuoco, e magari anche Roma, Torino, Bologna? Dall’ennesimo autunno del nostro scontento risuonano echi lontani da anni ’70, quando i nostri fine settimana erano funestati dagli scontri di piazza, rossi contro neri, cariche della celere e lacrimogeni, molotov e P38. La rabbia è la stessa, le ragioni sono diverse.
A quei tempi i giovani sognavano la rivoluzione, in questi si ribellano all’emarginazione. Allora combattevano per abbattere «il sistema», oggi sfasciano tutto per entrarci. Allora lottavano per un mondo diverso e scrivevano sui muri «sii realista, chiedi l’impossibile». Oggi non hanno un posto nel mondo e gridano «voi non ci fate sognare, noi non vi faremo dormire».

Il primo errore che non dovremmo fare è ingabbiarli in un solo stereotipo. Nel magma della gioventù che schiuma di collera c’è di tutto. Ci sono migliaia di non violenti, che sfilano pacifici nei cortei per rivendicare il diritto allo studio e al lavoro, case accessibili e città vivibili. Ci sono migliaia di “seconde generazioni”, che reclamano politiche di integrazione. E poi ci sono tutti gli altri, incazzati e trasformati loro malgrado negli “utili idioti” dei poteri costituiti. Ci sono i black bloc e i centri sociali, che cavalcano qualunque protesta per trasformarla in guerriglia urbana.
E poi sì, ci sono i piccoli vandali che sfondano le vetrine e scappano con le scarpe Nike, le tute Adidas, i giubbotti Champions: all’apparenza, nichilisti teppistelli di strada, liberi dai fantasmi del comunismo e agiti solo dal demone del consumismo. Ci sono i bambini casseur risucchiati dalla bolla internettiana, che fanno i balletti davanti ai ghisa gridando «più ritmo meno algoritmo» e saltano sulle auto della polizia con la maschera di Spiderman solo per postare “l’evento” su TikTok: all’apparenza, nullisti digitali convocati dalle chat di Telegram che cinguettano «Foot Locker arriviamo». In questa notte della Repubblica, non tutti gli incappucciati sono neri.

Il secondo errore che non dovremmo fare è quello di guardare l’elefante (gli atti violenti) senza vedere la stanza (l’ambiente in cui si consumano). Michele Serra scrive che la guerra tra proletari e borghesi l’hanno vinta le sneakers. È vero. Ma forse è ancora più vero quello che sostiene Warren Buffett, quando dice «non è vero che la lotta di classe è finita, è che l’abbiamo vinta noi». Il problema è il dominio incontrastato del modello capitalista, la «società della prestazione neoliberale» descritta da Byung-Chul Han, dove vige il tutti contro tutti e dove ai perdenti resta solo l’odio. Rifiuti della società e vittime dei social, dove crepano di shitstorm e di shaming.
Il problema è che per molti di quegli adolescenti le sneakers sono l’unico oggetto che li fa identificare con qualcosa, la sola chiave d’accesso a un ecosistema condiviso. E questo chiama certamente in causa i valori intorno ai quali stiamo de-costruendo le nostre società, le nostre famiglie, le nostre aziende, i nostri Stati.
La violenza va condannata sempre, ma ci siamo immersi tutti fino al collo. E non ha torto Irene Montero, quando all’Europarlamento dice «vi indignate per un cassonetto bruciato e poi costringete gli studenti a studiare nelle baracche, autorizzate sfratti ogni giorno e spendete soldi della sanità e delle pensioni per la guerra e il riarmo».
Il terzo errore che non dovremmo fare è quello di trattare tutti i ribelli allo stesso modo. Esattamente quello che fanno le destre al governo. L’opposto di quanto aveva chiesto Mattarella, che aveva detto «i giovani sono una grande questione sociale», a loro non si può rispondere «con indifferenza o meschina sottovalutazione». E invece la reazione di Palazzo Chigi, più che al Quirinale, pare ispirata a una junta cilena.
La risposta di Meloni è un altro decreto-sicurezza, l’ottavo, che sancisce l’imputabilità degli under 18 e aggiunge al codice penale il 58esimo nuovo reato introdotto in questa folle legislatura, quello di «partecipazione violenta a una manifestazione». Law and order all’acqua pazza, pugno duro in stile Thatcher di Colle Oppio.
La risposta di Salvini sono i parà e i blindati Lince intorno al Duomo: come a Londonderry nel giorno del Bloody Sunday o a Nassirya durante la guerra in Iraq. La risposta di La Russa, il peggiore dei cattivi maestri, è l’attacco a chi critica la violenza e poi aggiunge un “ma”: proprio lui, che nel ’73 giusto a Milano guidava il corteo del Fuan dal quale partì la bomba a mano che uccise l’agente Marino.
La risposta di Nordio è «più carceri minorili», che già scoppiano con 1.200 ragazzi detenuti per colpa del criminogeno decreto Caivano del 2023. Eccola, la soluzione della «questione giovanile» richiesta dal presidente della Repubblica: galera per tutti, così impareranno ad affinare il crimine, a subire altra esclusione, a coltivare nuovo risentimento. Nessuna emergenza sociale, solo urgenza di ordine pubblico. Nessuno stato di disagio, solo Stato di Polizia. Non abbiamo sospeso la democrazia con i Nar e le Br, siamo pronti a farlo per i maranza.
Generazione Zeta, Generazione Gaza e oggi Generazione Ignota. Non li hanno visti arrivare, si dice. La verità è che non li hanno mai voluti vedere. Da quattro anni, con in petto la medaglia di latta della longevità, raccontano un’Italia che non c’è, più ricca e più giusta. Ma da mesi e mesi la stagnazione morde e il rancore cova sotto la cenere.
I ragazzi pagano il prezzo più alto alla crisi. Dalla Francia alla Spagna, ma da noi di più. Due milioni di Neet, ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Un milione di Hikikomori, adolescenti tra i 14 e i 19 anni che vivono rinchiusi a casa, non parlano nemmeno con i genitori e dialogano solo sullo smartphone. Due milioni e mezzo di alunni nati qui ma figli di genitori stranieri, più italiani di noi, ai quali neghiamo la cittadinanza. Centomila laureati che negli ultimi cinque anni hanno lasciato il Paese, e non ritorneranno più.
Cos’hanno fatto la Sorella d’Italia e i suoi Fratelli, per tutti questi “invisibili”? Solo la faccia feroce, come oggi. Solo manganello, come il 23 febbraio 2024 a Pisa, quando i liceali pro Pal furono pestati a sangue dalle forze dell’ordine.
Ma il dente del risentimento giovanile duole anche a sinistra. E non da oggi, come testimonia Massimo D’Alema nel suo Eravamo comunisti, diario dei tormenti di un Pci sospeso tra gli anatemi di Bufalini che diceva «sono anni che si civetta con l’estremismo», e Berlinguer che rispondeva «è vero, noi questi giovani a volte non li capiamo, a volte fanno cose per noi inaccettabili: però sono figli nostri…».
Cos’hanno fatto e faranno, i leader del campo largo, per raccogliere l’immenso deposito di civismo custodito nelle urne del referendum sulla giustizia, che ha visto in coda ai seggi quasi 3 milioni di giovani indignati per Gaza e innamorati della Costituzione?
Per tutti, a destra e a sinistra, vale la lezione di Gramsci, che il 3 aprile 1917 scriveva ai «politici inetti»: «Perché si provveda adeguatamente ai bisogni degli uomini, è necessario rappresentarsi le loro sofferenze, le tristezze della vita che sono costretti a vivere… Ma loro ignorano la realtà, ignorano l’Italia in quanto è costituita di uomini che vivono, lavorando, soffrendo, morendo… Sono solo retori pieni di sentimentalismo. Non sanno rappresentarsi il dolore degli altri». Era vero un secolo fa, e forse è ancora più vero oggi.
Te la cavi alla grande nel cavalcare l’onda giusta che ti fa comodo.
Sulla Repubblica la notte è scesa da un pezzo.
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Ma cos’è questa crisi ? Ma cos’è questa crisi…Ricordo di una canzoncina da cabaret di un po’ di tempo fa’. A Giannini farei la stessa domanda non retorica ,cioè tutti questi nodi vengono al pettine per caso o perché ci sono due o tre conflitti in corso voluti dalla Nato ed appoggiati non solo dai fascistelli al governo ma anche da certi progressisti della domenica che addirittura sognano di fare scoppiare la terza guerra mondiale termonucleare ?
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