Il governo non sa ancora se alzare le tasse al settore energetico in Manovra. Nel 2026, ENI ha registrato finora un utile netto da 7,6 miliardi: un aumento del 202% rispetto allo stesso periodo del 2025. Uno dei motivi principali è il caro energia. Il governo, alle prese con la Manovra, ora valuta di prolungare l’aumento dell’IRAP per altri due anni.

(di Luca Pons – fanpage.it) – Il gruppo ENI, finora nel 2026, ha guadagnato 7,6 miliardi di euro. Si tratta di un aumento del 202% rispetto allo stesso periodo del 2025. È uno dei segnali della fase che attraversano le aziende del settore energetico quest’anno: il caro carburanti e il caro bollette, nel complesso, pesano sulle famiglie e aumentano gli incassi delle imprese.
Anche per questo il governo Meloni, che deve stendere la sua ultima legge di bilancio in una situazione in cui i fondi scarseggiano, sta valutando di prolungare l’aumento dell’IRAP deciso lo scorso anno: si tratterebbe di alzare l’imposta del 2% anche negli anni 2028 e 2029, oppure aumentarla ulteriormente nel 2026 e 2027, quando c’è già un incremento del 2% in vigore. Le aziende energetiche, però, hanno già alzato la voce per opporsi.
Il bilancio di ENI finora nel 2026
Secondo quanto comunicato da ENI, nel terzo trimestre del 2026 l’utile netto adjusted – ovvero i guadagni al netto di tutte le spese e anche delle spese e delle entrate una tantum straordinarie – è stato di 2,8 miliardi di euro. L’anno scorso, negli stessi mesi, fu di 1,2 miliardi di euro. Un incremento del 125%. Non solo: l’utile netto (questa volta tenendo conto anche di spese e entrate una tantum) per il 2026 finora è stato di 7,6 miliardi; contro i 2,5 miliardi del 2025, è un aumento del 202%. L’importo, insomma, è più che triplicato.
Il debito è ai “minimi storici”, si legge nel comunicato, e le prospettive per il 2026 “migliorano ulteriormente”. Per questo, gli azionisti saranno ricompensati a dicembre con un dividendo straordinario (cioè una distribuzione dei guadagni realizzati) che varrà 46 centesimi ad azione, per una somma complessiva da 1,3 miliardi di euro. Inoltre, ci sarà un aumento del programma di buyback (l’operazione con cui un’azienda si ricompra una parte delle sue azione, pagando quindi chi le possiede al momento) portandolo a 3,8 miliardi di euro in tutto.
L’amministratore delegato, Claudio Descalzi, ha commentato: “Gli eccellenti risultati conseguiti nel terzo trimestre derivano dalla forza del nostro modello operativo e dai selettivi investimenti nel nostro portafoglio ampiamente diversificato di asset competitivi”, dicendo che l’azienda continuerà ad assicurare ai clienti “forniture energetiche sostenibili, sicure e sempre più decarbonizzate”, per quanto la scoperta e l’estrazione di idrocarburi sia aumentata.
Il governo valuta un aumento delle imposte con la Manovra 2027
Non è una sorpresa che le aziende energetiche vedano un forte aumento degli utili, visti i rincari causati dallo scoppio della guerra in Iran. Anche per questo il governo Meloni, che nella prossima legge di bilancio dovrà affrontare il caro energia con delle risorse molto limitate (al netto delle trattative in corso con l’Europa), sta valutando un aumento delle tasse.
L’ipotesi in lavorazione sarebbe quella di prolungare un aumento dell’IRAP del 2% (dal 3,9% al 5,9%) anche per il 2028 e il 2029. La mossa arriva anche perché il contributo dalle banche, su cui l’esecutivo punta parecchio, si sta rivelando più complicato del previsto. Carlo Messina, di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato pubblicamente di essere sorpreso e ha spinto, appunto, ad allargare eventualmente la misura a tutte le grandi aziende “con un dibattito trasparente”. Rinunciare a quei fondi, al momento, non è un’opzione per il governo: la legge di bilancio ha già poche risorse a disposizione.
Le aziende contrarie, Bonelli (Avs): “Serve una tassa straordinaria”
Elettricità Futura, l’associazione aderente a Confindustria che riunisce produttori, distributori e fornitori di energia ha già contestato la possibile misura, però, Ieri il presidente Salvatore Pinto ha dichiarato: “Siamo preoccupati, se si confermasse tale scelta si colpirebbe il maggior investitore industriale del Paese”. E ha concluso: “Ricordiamo che il nostro settore è pronto a investire nei prossimi dieci anni 200 miliardi con evidenti benefici per famiglie e imprese, ma a patto che ce ne siano le giuste condizioni. E nuove tasse non sono condizioni favorevoli agli investimenti”.
Dalla politica, però, la spinta arriva. Anche dalle opposizioni. Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi-Sinistra, ha sottolineato la situazione di ENI: “Questi profitti nascono dalla crisi energetica e dall’aumento del prezzo del petrolio. Sono soldi usciti dalle tasche degli italiani alla pompa di benzina e in bolletta. Mentre l’Italia diventa più povera, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni degli italiani”. E ha chiesto: “Va introdotta una tassa straordinaria sui profitti delle società energetiche, con i proventi destinati a ridurre le bollette delle famiglie con redditi bassi e medi e i costi energetici delle piccole imprese, e a finanziare la transizione verso l’elettrico e le rinnovabili”. Il governo Meloni, ha concluso Bonelli, “è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani: ha usato i soldi pubblici per tamponare l’emergenza, invece di far pagare chi si è arricchito, e continua a tenere il Paese legato a gas e petrolio, che sono la causa del caro energia”.
triplicare i profitti…e che sara’ mai…??? ma poffarbacco…fare un dispetto alla Signora Di Foggia….e nooooooooooo poffarbacco….soprattutto quando ci sono i redditi dei pensionati e dei lavoratori dipendenti…una platea dalla quali si puo’ attingere a piene mani….!!!!!!
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