
(estr. di Silvio Garattini* – ilfattoquotidiano.it) – […] Nonostante siano passati ormai due anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dichiarato che l’alcol è cancerogeno, molto poco è cambiato a livello nazionale. La cancerogenità dell’alcol era già presunta perché “possibilmente cancerogena”. Oggi invece è una certezza. Togliamo subito un possibile argomento di alibi: “Io bevo solo un bicchiere di vino al giorno e quindi il mio rischio è basso”. È un errore concettuale, perché tutte le Organizzazioni che tutelano la salute dicono che se un prodotto è canceroso, la soglia è zero, perché il rischio è calcolato in generale su gruppi di grandi dimensioni. Il singolo individuo come fa a sapere se apparterrà ai pochi che avranno il tumore o ai tanti che non lo avranno? Abbiamo la libertà di farci del male, ma dobbiamo saperlo e i governi, attraverso varie organizzazioni, ci devono dire come stanno le cose. Avete mai sentito un monito da parte del nostro ministero della Sanità? Forse non può esprimersi perché il ministero dell’Agricoltura lo frena. Non dimentichiamoci che il mercato delle bevande alcoliche supera i 50 miliardi di euro all’anno e contribuisce al Pil, privilegiato dal governo rispetto alla salute!
Le bevande alcoliche sono rappresentate dalla birra (4-5 per cento di alcol), dal vino (12-15 per cento), dai liquori (circa il 40 per cento) e da aperitivi e digestivi con tassi variabili.
[…] Parlare di “vino come prodotto cancerogeno” non è popolare perché il popolo italiano ha una cultura del vino e i produttori di vino non pensano di vendere cancro, ma di vendere qualcosa che crea un clima di familiarità e allegria. Visto che l’alcol è cancerogeno andrebbe teoricamente trattato come le sigarette. È così? Certamente no! Sui pacchetti di sigarette è scritto che si tratta di un prodotto dannoso alla salute. C’è la stessa scritta sulle bottiglie di vino? Bisogna andare in Nuova Zelanda, dove le bottiglie di vino, anche quelle italiane, trovano scritto “questo prodotto è dannoso alla salute”. Le sigarette si vendono solo in tabaccheria, il vino si può vendere ovunque. Si farebbe mai un Festival della sigaretta? Eppure quasi ogni settimana, in qualche parte del Paese, vi è un Festival di vini con la presenza di deputati, ministri e della presidente del Consiglio che vanno a promuovere cancro.
È impossibile fare pubblicità delle sigarette, perché, invece, la pubblicità del vino è diffusa ovunque? I media danno poche informazioni sull’alcol perché se si perde la pubblicità, giornali, riviste e televisioni soffrirebbero notevolmente. Perché il governo permette che i cittadini siano stimolati ad avere tumori evitabili che, però, devono poi essere curati, con alti costi, dal Servizio sanitario nazionale (Ssn)? […]
Molti di noi, quando vengono invitati a cena da amici, porterebbero una stecca di sigarette? Portano cancro omaggiando una bottiglia di vino. Abituiamoci invece a offrire fiori, libri, cioccolatini!
Dobbiamo convincere a fare qualcosa. Controllare almeno che la legge sia rispettata essendo proibito somministrare alcol ai minori. Fare in modo che, dove si vendono prodotti alcolici, vi sia un etilometro, perché chi ha bevuto sappia quale livello di rischio abbia di danneggiare altri.
*Fondatore e presidente Istituto Mario Negri
Non ho nessuna voglia di fare l’avvocato d’ufficio di Lollobrigida ma non ci si può accorge in modo temporizzato di certi fatti . Che nel vino vi sia il 10- 13% di alcol si sa dalla notte dei tempi non certo da quando vi sono i fascistelli al governo. Fa’ specie che certe polemiche vengano fuori da settori della politica che non solo non ne hanno fatto mai un problema sanitario ma tutt’ora presiedono e organizzano sagre nei territori da loro amministrati dove il nettare degli dei fa’ sempre da principe dei convegni .
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