Le regioni “rosse” chiedono al governo di dare seguito alla richiesta del ministro della Salute Schillaci di stanziare 5,5 miliardi. Il leghista promette lo sblocco delle risorse (già previste) per l’autotrasporto. Ma non spiega perché non erano state date prima

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – La sanità non è in cima alle priorità nella manovra allo studio del governo Meloni. Il contenuto del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) è stato ottimo profeta. In rapporto al Pil, nessun balzo.
La previsione parla di non più di 2,5 miliardi di euro su questa voce. E nulla ha cambiato l’allarme della Corte dei conti lanciato lunedì sulle liste d’attesa che sono un problema. Per questo motivo le regioni guidate da Pd e Movimento 5 stelle hanno chiesto di dare seguito alla richiesta, di 5,5 miliardi di euro, formulata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.
«È assolutamente prioritario stanziare almeno la cifra che il ministro Schillaci aveva indicato, non è pensabile nemmeno un euro in meno», hanno scritto i presidenti di Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria. Una sfida rilanciata dalla segretaria del Pd, Elly Schlein: «Chiediamo di portare la spesa sanitaria alla media europea del 7 per cento del Pil». Ma l’orientamento del governo è un altro, perché vanno placate le varie richieste sul tavolo. A cominciare dalla riduzione delle tasse per il ceto medio. «Il taglio dell’Irpef deve essere la priorità», ha detto la senatrice di FI, Licia Ronzulli.
Intanto, la legge di Bilancio è già in ritardo sulla tabella di marcia: la scadenza del 20 ottobre è stata superata. Ufficiosamente il motivo è nella trattativa sulla flessibilità con la Commissione europea. All’orizzonte non si vedono tesoretti. I 5 miliardi di euro, messi in conto nel Documento programmatico di bilancio da Giancarlo Giorgetti, devono essere prelevati da banche e assicurazioni con modalità ancora tutte da definire.

Prelievi finanziari
Il vicepremier Antonio Tajani ha proposto di allargare anche il perimetro: «Si sta lavorando su tutto il mondo finanziario, non soltanto banche e assicurazioni. Vorrei che fossero coinvolte anche Cassa depositi e prestiti e altre realtà. Sempre con un’ottica non punitiva e non colpendo i cosiddetti extraprofitti».
Intanto i manager di questi settori hanno ricordato di aver già contribuito. «Avevamo un accordo triennale con il governo. Io ci ho creduto», ha sottolineato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. E ha aggiunto: «Si parla moltissimo degli utili delle banche. Erano gli utili che si sapevano l’anno scorso che si sarebbero realizzati. Ma quello che non si dice è che a fronte dei 50 miliardi di utili lo Stato incasserà 25 miliardi di imposte».
Numeri diversi, ma situazione simile riguarda i colossi dell’energia. «Le aziende elettriche hanno avuto un decreto bollette non più tardi di qualche mese fa», ha spiegato l’ad di Enel, Flavio Cattaneo. Che ha poi elencato: «Abbiamo avuto un incremento sostanziale dell’Irap, due punti in più, abbiamo dato due mesi di componente gratuita di elettricità alle famiglie con Isee inferiore a 25mila euro, abbiamo dato cassa al sistema che entro la fine dell’anno sarà di 1,5 miliardi».
Insomma, sono pronti gli argomenti al tavolo della trattativa con il governo.Bisogna, poi, reperire le risorse adeguate anche per gli emendamenti dei parlamentari necessari a elargire fondi sui collegi elettorali e le lobby amiche. I 100 milioni di euro dello scorso anno potrebbero essere confermati, nonostante i partiti chiedano di raddoppiare se non di triplicare queste risorse. Il Mef però vuole scansionare ogni centesimo di spesa.

Salvini in ritardo
In questo futuro incerto, si prova a tamponare il presente. E sono arrivate altre promesse di fondi per agricoltori e autotrasportatori. Dopo mesi di immobilismo, il governo ha annunciato lo sblocco degli stanziamenti fermi da mesi. «Da oggi iniziamo a erogare i contributi sui 430, che ora sono diventati 480 milioni», ha detto il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, rivendicando una dotazione complessiva di un miliardo di euro destinato al comparto.
C’è chi ha accolto con favore l’iniziativa: il comitato degli autotrasportatori in Sicilia ha revocato i blocchi. Ma sulla A16, all’altezza del casello di Avellino Est, tir e trattori hanno continuato a protestare, così come sulla Strada statale 18, nel Tirreno cosentino, e a macchia di leopardo in altre zone del Sud. I più colpiti dai rincari del gasolio preferiscono toccare con mano le misure.

Il dossier dell’autotrasporto è stato comunque un altro disastro di Matteo Salvini: i camionisti chiedevano risposte da maggio e per trovare una soluzione-tampone sono stati necessari i blocchi sulle autostrade. Il leader della Lega ha scaricato, come al solito, le responsabilità sull’Ue: «Ci sono delle normative europee che limitano la possibilità di erogare questi soldi. Siamo in discussione serrata con Bruxelles». I fondi bloccati da mesi, tuttavia, non dipendono dalla commissione. Lo scaricabarile è sempre un rifugio sicuro.