“Lascio lo scranno, non la politica”: bastano quattro parole e il toto-Colle è partito

(Marco Antonellis – lespresso.it) – «Al Quirinale non ci si candida, si viene eletti». Pier Ferdinando Casini risponde così, col sorriso del vecchio democristiano, a chi gli chiede se l’addio al Parlamento sia il via alla corsa al Colle. Nei Palazzi nessuno ci crede: chi siede in Aula dal 1983 e annuncia di andarsene, si mormora, ha già prenotato un altro posto.

«Lascio lo scranno, non la politica»: bastano quattro parole e il toto-Colle è partito. Il mandato di Mattarella scade a inizio 2029, ma ogni mossa da qui in avanti sarà letta in quella chiave.

Nel 2022 Casini era rimasto l’ultimo in pista, prima della rielezione del capo dello Stato, e a fermarlo fu Salvini, che disse di non poter tenere compatti i suoi gruppi, allora i più numerosi del centrodestra. Da quel giorno, raccontano, ha il pallino fisso.

Oggi il quadro è diverso. Eletto da indipendente nelle liste del Pd, conserva amici anche nel centrodestra, dove ha militato fino al 2013. Con un pareggio nelle urne sarebbe il nome che non spaventa nessuno, votabile tanto al Nazareno quanto in via della Scrofa. E il pareggio non è fantapolitica: centrodestra tra il 42 e il 43, campo largo intorno al 44, un soffio sopra la soglia che fa scattare il premio. Basta un calo dell’affluenza e il Melonellum diventa un proporzionale con la parrucca.

Poi c’è l’incubo di Palazzo Chigi, la Consulta. I ricorsi sono pronti e la pronuncia è attesa tra febbraio e marzo 2027. Si teme la bocciatura del premio nazionale al Senato, in nome dell’articolo 57 e della base regionale. Il premierato avrebbe risolto il problema, ma si è perso per strada.

Cadute le parti incostituzionali, resterebbe un Consultellum: proporzionale in entrambe le Camere e larghe intese obbligate. E in un Parlamento dove il gioco è mettersi d’accordo, chi parte in pole? L’uomo dell’accordo. Fantapolitica, certo. Ma nemmeno troppo.