
(Riccardo Chiaberge – dagospia.com) – Il 26 marzo 1933, dal suo esilio parigino, Joseph Roth scrive al collega Stefan Zweig, scrittore ebreo e austriaco come lui: «Il mondo è ancora più tetragono che nel 1914. Se si ferisce a morte ciò che è umano, l’uomo non reagisce più. Nel 1914 tutte le parti cercavano di spiegare la bestialità invocando ragioni e pretesti di carattere umano. Oggi invece alla bestialità si forniscono semplicemente giustificazioni bestiali, che sono ancora più raccapriccianti degli stessi atti di bestialità…Lei converrà con me che il 1933 si distingue dal 1914 nella stessa misura in cui una bestia malata del genere di Goering si differenzia da Guglielmo II, il quale era comunque rimasto ancora umano».
La lettera è pubblicata per esteso nel bel libro di Adelphi “Ombre folli”, che raccoglie la corrispondenza tra i due. Notare la data: Hitler è cancelliere da due mesi. La bestialità che si autogiustifica, con tutto il rispetto per le bestie, ha preso il potere a Berlino e si prepara a dilagare in Europa.
Roth vede nero, Zweig è più possibilista. Purtroppo ha ragione Roth. Sono cose di un secolo fa: Hitler non tornerà, come non tornerà Mussolini e nemmeno Stalin. Ma la bestialità è tra noi, più forte che mai. I dittatori del Novecento erano dei dilettanti, in confronto.
Oggi le armi di manipolazione sono cento, mille volte più potenti. Tiktok, Instagram, fake news, bot russi, guerra ibrida. Siamo nell’era della Bestialità Artificiale. Della tecnobestialità, o cyber-bestialità, chiamatela come volete. Bestialità ricorsiva e generativa, che si alimenta da sé. E fa tabula rasa dei “pretesti di carattere umano”.
Secondo voi, chi sono oggi i campioni del bestialismo globale, “the best” della bestialità? È una bella gara, e la shortlist la conosciamo tutti. Ma mi sembra che abbia ottime chance, per esempio, Pete Hegseth, segretario alla guerra di Trump. È sua l’idea di trasmettere in diretta tv la fucilazione del terrorista Nidal Hasan: roba che nemmeno gli Ayatollah di Teheran.
Un altro buon candidato è Flavio Bolsonaro, il figlio dell’ex-presidente golpista favorito nelle elezioni brasiliane, che progetta prigioni-lager modello El Salvador e ci vuole rinchiudere pure i ragazzini. Poi, come nei talent show, ci sono gli aspiranti bestialisti, tipo Giuseppe Cruciani, conduttore della Zanzara su Radio 24, che insieme a Mario Giordano di Retequattro ha concepito una “cruciale” (e davvero bestiale) proposta di legge anti-ladri, molto apprezzata dal vicepremier Matteo Salvini: “Se tu entri nella mia proprietà perdi ogni diritto. E io ho il diritto di reagire come cazzo mi pare”. Come fanno, appunto, le bestie.


Ma almeno Cruciani è coerente nel coniugare la schifezza umana estetica con quella schifezza umana interiore.
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