Ranucci, bocciato il ricorso: “Frattura con la redazione”. Il Tribunale accerta l’ingerenza politica sui vertici Rai, ma respinge la richiesta del giornalista di tornare a condurre Report. I legali: “Le battaglie giuste si continuano”

Ranucci, bocciato il ricorso:  “Frattura con la redazione”

(estr. di Vincenzo Bisbiglia – ilfattoquotidiano.it) – […] A Report si era creata una “profonda frattura” tra Sigfrido Ranucci e la “quasi totalità” della redazione. È una delle ricostruzioni, forse la principale, che hanno portato la giudice Donatella Casari, della IV sezione lavoro del Tribunale Civile di Roma, a respingere il ricorso cautelare del giornalista contro la rimozione dal suo ruolo di conduttore e autore della trasmissione d’inchiesta di Rai3. Motivo per il quale, per ora, Ranucci non tornerà a condurre Report. La necessità di voltare pagina da parte della Rai – emerge nelle 31 pagine del provvedimento – è corroborata anche dalle dichiarazioni pubbliche di tre opinionisti “insospettabili” come lo scrittore Roberto Saviano, e i giornalisti Michele Santoro e Corrado Formigli.

La sentenza insiste per larga parte sul presunto rapporto incrinato tra Ranucci e i suoi giornalisti. “Parte della redazione – si legge – riteneva che le notizie emerse” nell’inchiesta sulla bomba sotto casa di Ranucci e sul rapporto tra il conduttore e Valter Lavitola, “avessero minato credito e stima del programma e, per tale motivo, veniva dagli stessi manifestato un disagio nella prosecuzione dell’attività con i precedenti assetti”. Affermazione che si basa anche su un’email del 5 agosto 2026, firmata da Giorgio Mottola e inviata a Ranucci, in cui si riporta una proposta di riorganizzazione del programma “con 47 voti a favore, su 49 presenti”, che puntava a escludere Ranucci dal “proprio ruolo di unico autore”. La bozza prevedeva la nomina di due coautori (Giulio Valesini e lo stesso Mottola) e l’istituzione di due coordinamenti, uno per la redazione e uno per gli inviati. Secondo la giudice, dunque, “non può ritenersi che la tutela che la Rai doveva assicurare al dott. Ranucci (…) potesse prescindere dalla pari tutela a cui avevano diritto gli altri membri della redazione di Report”. Insomma: il compito dell’azienda non era tutelare solo il suo volto storico, ma anche i cronisti e con essi la continuità stessa del programma.

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Ragionamento cui alla fine si sarebbe arreso anche Ranucci che, il 25 settembre, davanti al Tribunale, aveva aperto “all’ipotesi di una co-autorialità e co-conduzione”. Soluzione a quel punto respinta dalla Rai, che ha rivendicato il diritto a esercitare il proprio potere organizzativo.

La rimozione di Ranucci è stata al centro del dibattito politico. Tanto che la difesa dell’ex conduttore ha giocato anche la carta delle ingerenze nelle decisioni della Rai. Dichiarazioni come quelle del vicepremier Matteo Salvini, del presidente del Senato, Ignazio La Russa, del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e del ministro Adolfo Urso, per la giudice hanno rappresentato una “accertata impropria pressione mediatica”. È un punto molto importante. L’ingerenza politica sui vertici dell’azienda pubblica per la giudice c’è stata. E “accertata”. Tuttavia, per Casari, le loro dichiarazioni non rappresenterebbero “prova sufficiente a far ritenere che si sia consumata effettiva e determinante interferenza”.

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Il motivo? L’opinione che Ranucci dovesse lasciare Report aveva sconfinato anche a “sinistra”. In fondo, per la giudice, alcuni importanti opinionisti “non tacciabili di inimicizia preconcetta o ostilità ideologica” nei suoi confronti avevano espresso i loro dubbi sull’opportunità di una conferma. Come Roberto Saviano, che il 28 agosto sul suo canale YouTube affermava: “Il problema sta nel fatto che tra Ranucci e Lavitola non c’è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte”. Altro esempio quello di Michele Santoro, che fu protagonista anch’egli di un contenzioso con la Rai dopo la sospensione del programma Sciuscià in seguito all’“editto bulgaro” formulato da Silvio Berlusconi del 2002. Sempre il 28 agosto, Santoro a Lo Stato delle Cose dichiara: “Il punto è che dopo che è emerso che Lavitola era reo confesso dell’attentato, Ranucci non ha preso le distanze da Lavitola. È imperdonabile”. Infine Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita (La7): “Ranucci ha sbagliato nello stringere un rapporto così stretto con una persona come Lavitola e nell’esporre la squadra ha messo in imbarazzo tutti”.

È quasi certo ormai che Ranucci non tornerà alla guida di Report per la prima puntata in programma l’8 novembre, considerando anche i 10 giorni di sospensione comminatigli dall’ufficio legale della Rai. Entro lunedì Ranucci dovrà scegliere fra i tre nuovi incarichi prospettatigli dall’azienda: al Tg3 come vicedirettore redazione Speciali e Podcast; a RaiNews24 come vicedirettore con delega alla redazione Approfondimenti e Inchieste; corrispondente da Il Cairo. “Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere. Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano”, affermano gli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita.