
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Il diversamente sensibile Pete Hegseth, ministro della Guerra di Trump, ha annunciato che il militare statunitense di origine palestinese condannato a morte per una strage di commilitoni sarà fucilato in streaming. Messo al muro in diretta sugli smartphone. Dalle nostre parti, propaggini decadenti dell’Impero neo-barbarico, succede ormai solo negli spot di Massimo Lopez. Gli unici Paesi al mondo dove la gente viene ancora fucilata sono la Corea di Kim e l’Afghanistan, tutti posticini altamente raccomandabili. Però, a onore del vero, soltanto Kabul diffonde le immagini dell’impresa. Mi sembrava di ricordare che l’esercito americano fosse andato a casa dei talebani per esportarvi i famosi valori dell’Occidente. Invece si direbbe che abbia finito per importare i loro.
Ancora non sappiamo se il macabro spettacolo di un uomo bendato davanti al plotone di esecuzione verrà gentilmente offerto da qualche sponsor, e se il signor ministro chiederà di proiettarlo nelle scuole per mostrare alla gioventù americana le meraviglie della legge del taglione. Di sicuro sarebbe troppo comodo attribuire al solo Hegseth la colpa di questo divorzio tra il senso di giustizia e le ultime particelle di umanità. Trump e la sua band sono la punta di un movimento d’opinione che sta raccogliendo proseliti anche in Italia e che, per paura di andare avanti, non fa altro che riportarci indietro. Sempre più indietro, fino all’età precristiana. Quando l’uomo, se nemico o traditore, valeva meno di niente.
Oggi condivido in toto.
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