(Ugo Boghetta – lafionda.org) – 1. Ebbene sì, abbiamo una nuova legge elettorale: l’ennesima della cosiddetta Seconda Repubblica. Cinque sono state le leggi approvate, due sono state cancellate dalla Corte costituzionale. Vediamo come va a finire questa.

La propaganda è sempre quella: i cittadini scelgono governi che sono stabili e operativi subito dopo le elezioni. In realtà, i governi sono rimasti instabili con i vari sistemi, poiché le alleanze sono contraddittorie, in quanto create solo per vincere. E così le coalizioni vincono, ma poi non convincono. L’esempio più ovvio è che M5S e Lega sono contrari all’invio di armi all’Ucraina e sono scettici sull’Unione Europea e sulla Nato, ma si trovano nei due fronti opposti. Ciò accade in Paesi come l’Italia, dove esiste il pluripartitismo e il maggioritario è innaturale. Inoltre, i sistemi maggioritari sono pensati anche per tagliare le cosiddette ali: i partiti critici o alternativi. Ma il paradosso è che eliminano soprattutto il cosiddetto centro, stritolato com’è dalle due coalizioni date per vincenti. Non a caso, i due schieramenti hanno in comune il termine «centro»: centrodestra e centrosinistra. Nel caso del Melonellum, che ha invece un impianto di base proporzionale a cui si aggiunge poi il premio, le ali sono tagliate con l’innalzamento smisurato del numero di firme da raccogliere per presentarsi.

Il fatto è che i partiti che vanno per la maggiore credono di risolvere i problemi cambiando le regole e non le politiche. Politiche che sono il vero motivo per cui, da alcuni decenni, siamo dinanzi al nomadismo elettorale: a ogni elezione, dagli 8 ai 16 milioni di elettori cambiano voto, delusi dalla scelta precedente e alla ricerca del partito che non c’è.

2. Il motivo ulteriore e originale che viene sbandierato a favore di questa legge elettorale è quello di evitare un possibile pareggio. Ma perché potrebbe esserci un pareggio?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare al risultato delle elezioni del 2022. In quell’occasione il centrosinistra e il M5S si presentarono divisi. Poiché un terzo dei seggi (147 su 400 alla Camera e 74 su 200 al Senato) con il Rosatellum veniva assegnato nei collegi uninominali, la presentazione disgiunta favorì il centrodestra, che ne conquistò quasi l’83%. Da qui è scaturita l’ampia maggioranza attuale. L’unificazione del campo largo, rendendo molti collegi contendibili, potrebbe portare a un pareggio. Ma in parte è un pretesto. Il risultato in termini di seggi avrebbe potuto capovolgersi. Tanto più con la presenza di Vannacci.

3. La legge Meloni, invece, prevede che chi supera il 42% dei voti ottenga un premio di maggioranza di 70 deputati alla Camera e 35 al Senato, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori. Numeri che possono aumentare di qualche unità con il voto degli italiani all’estero.

La cosa paradossale è che, se nessuno schieramento raggiunge il 42%, i seggi vengono ripartiti con il metodo proporzionale. E si torna alla Prima Repubblica! Questa stranezza è causata dalla necessità di superare le possibili obiezioni della Corte costituzionale, qualora il premio di maggioranza si applicasse a coalizioni con risultati troppo bassi, alterando eccessivamente la rappresentatività. Infatti, la Corte, in una sentenza, ha parlato di premio di governabilità, non di maggioranza. Il fatto è che, con appena il 42% dei voti, la distorsione della rappresentanza è comunque forte. Ma cos’è poi la governabilità, se non il poter governare senza avere i voti!

In effetti, era stato proposto che, nel caso in cui nessuno avesse raggiunto la soglia, si sarebbe andati al ballottaggio. La proposta è stata cassata, in quanto alcune forze politiche avrebbero potuto correre da sole al primo turno e poi accordarsi per il ballottaggio. E sarebbe saltato il giochino dei due schieramenti artefatti ma contrapposti. Ma, in questa situazione, se M5S e Lega si presentassero in autonomia, si tornerebbe al vecchio proporzionale.

Il fatto è che la Corte ha già avallato in passato la questione del premio di maggioranza. Tuttavia, questa è una forzatura, in quanto la Costituzione parla in modo netto di voto uguale e non prevede deroghe. Questo problema, peraltro, si combina con un altro fenomeno: l’astensionismo dilagante. Alle elezioni del 2022, infatti, ha partecipato al voto il 63,9% degli elettori: dieci punti in meno rispetto alle precedenti! Tenuto conto che, di questi, il 4% non ha espresso un voto valido (schede bianche e nulle), i votanti che hanno espresso un voto valido sono stati meno del 60%. Poiché il 43,79% è andato al centrodestra, quello in carica è un governo che ha un consenso nel Paese inferiore al 28%. In questo modo si rende maggioranza in Parlamento un’ultraminoranza nel Paese. In buona sostanza, si governa contro gli italiani.

Come si fa, dunque, a concedere un premio di maggioranza a una coalizione che non rappresenta nemmeno un italiano su tre!?

4. Chiarito il senso della legge, rimane da rispondere ad altre due domande. Perché Meloni e FdI hanno voluto questa legge? E perché l’hanno voluta anche quando si è profilato lo spauracchio di Vannacci? Infatti, tenendo conto che i due schieramenti potrebbero equivalersi, Vannacci toglie voti al centrodestra e potrebbe far vincere il centrosinistra. Già Meloni afferma che il voto per Futuro Nazionale è controproducente. Il fatto è che, con il Rosatellum, sarebbe andata comunque male. E, con i problemi internazionali e interni e Vannacci in libera uscita, la situazione per il centrodestra è infatti difficile.

A mio modo di vedere, stando così le cose, il motivo di fondo della scelta di cambiare comunque la legge elettorale è un altro. Il fatto è che, con il Rosatellum, bisogna decidere insieme i candidati in ben 221 collegi (147 alla Camera e 74 al Senato). In questo caso, anche le forze piccole possono contare e dunque chiedere collegi buoni. In particolare, la Lega, forte al Nord, pretende molti collegi vincenti. Con la nuova legge, invece, la distribuzione dei seggi avverrà sulla base dei voti ottenuti dai singoli partiti.

Ma a volte i numeri parlano da soli. Nel 2022, alla Camera, FdI ha preso 119 deputati, 66 la Lega, 45 FI e 7 Noi Moderati. Se fosse stata in vigore la nuova legge, i risultati sarebbero stati: 136 FdI, 46 Lega, 42 FI e 0 Noi Moderati. In buona sostanza, vincendo o perdendo, con il traino dell’indicazione di Giorgia Presidente, mal che vada FdI dovrebbe consolidare di molto il proprio ruolo nel centrodestra, nella politica italiana e internazionale.

5. Contro questa legge giustamente si scatenerà un consistente conflitto di natura costituzionale. I ricorsi, come abbiamo già indicato, verteranno su molte questioni, ma non toccheranno più di tanto il punto politico principale: il premio di maggioranza, l’astensionismo e la distorsione della rappresentanza che questo amplifica. Infatti, tutta la discussione avviene in un teatrino elettoralistico dove la coalizione vincente rappresenta meno del 30% degli aventi diritto al voto. A ciò si aggiunge l’elevatissimo numero di firme richieste alle nuove forze politiche per presentarsi alle elezioni, che rischia di rendere di fatto impossibile la loro partecipazione, impoverendo ulteriormente la qualità, la varietà e la vitalità dell’offerta politica, sempre più confinata entro un ristretto recinto di compatibilità, e contribuendo così ad alimentare la disaffezione e l’astensionismo.

Questo è il vero problema: la lontananza dagli interessi e dai problemi di gran parte dei cittadini e, in particolare, dei lavoratori e delle classi popolari. L’astensionismo, infatti, è in larga parte di classe. E la mancanza di partiti ideologicamente coerenti, legati agli interessi delle classi popolari, è la questione di fondo della politica e della democrazia, non le regole elettorali. In questo senso, bisognerebbe prendere atto che la Costituzione è in quarantena da tempo. Che siamo in una fase postdemocratica. La politica, per dirla con Gramsci, non è altro che elezionismo. E le elezioni servono solo a confermare o bilanciare i rapporti all’interno delle oligarchie. Elezioni e democrazia non sono più sinonimi. Non c’è nulla di popolare.

Non saranno certo delle elezioni ipertruccate a tirarci fuori dall’abisso.