Sostegno armato all’Ucraina: per Conte non se ne parla proprio, Schlein viaggia sui consueti sentieri degli equilibrismi dialettici alla Veltroni

(Renzo Parodi – ilfattoquotidiano.it) – Ultime notizie dal campo di Agramante del fronte progressista, definirlo alleanza suonerebbe una nota stonata.
La segretaria dl Pd Elly Schlein ha infarcito la sua relazione alla direzione del partito di una frase-cult: “Il programma si scrive con tutta l’alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione. Perché a noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamento il primo partito dell’opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore e con l’impegno, a convincere le persone una per una che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze, alle europee alle regionali e alle comunali. Generosi sì, ingenui no”.
Senonché al momento il programma (promesso entro settembre) è il Sarchiapone del campo largo. Ne parlano tutti ma nessun l’ha ancora visto. I 5 Stelle almeno hanno definito il loro programma, sulla base della consultazione allargata condotta a settembre fra 17mila militanti: il fulcro (e il nodo che minaccia di strangolare l’accordo futuro) sta nella arcinota questione del sostegno armato all’Ucraina. Per Conte non se ne parla proprio, Schlein viaggia sui consueti sentieri degli equilibrismi dialettici alla Veltroni. “Abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino, che subisce un’aggressione criminale da parte della Russia e siamo convinti che l’Europa debba rendere più chiaro il proprio impegno per una soluzione diplomatica e negoziale ed esercitare un’iniziativa che fin qui è mancata, perché per costruire la pace non possiamo aspettare che cada l’ultimo fucile. L’Unione deve nominare adesso un negoziatore unico europeo e non lasciare alle ambigue telefonate tra Trump e Putin una discussione che riguarda il futuro degli interessi di sicurezza ucraini ed europei… Ma sono fiduciosa che troveremo un punto di sintesi all’altezza della responsabilità che abbiamo e del quadro europeo in cui ci muoviamo e in cui tutti condividiamo l’ambizione di portare una svolta”.
La minoranza Dem del partito, che vagheggia di defenestrala, non ha partecipato al voto sulla relazione della segretaria. Il motivo? Sentite Guerini: “Sulla costruzione del programma e sull’individuazione del percorso che ci poterà alle primarie ci sono punti che abbiamo posti e che devono essere ancora chiariti”. Appuntamento all’assemblea generale del 18 ottobre per lo showdown, ci si augura conclusivo. Il mandato di Schlein scade a marzo 2027, la proroga causa elezioni sembra scontata ma mai dire mai…
Gli attacchi concentrici di Gori, Sensi e degli altri esponenti dei sedicenti “rifomisti” si erano concentrati sul partito di Conte: il Pd continuerà ad armare l’Ucraina, Conte se ne faccia una ragione, se vuole costruire con noi l’alleanza. La minaccia è diretta più a Schlein che a Conte. Sottinteso: la segretaria non si pieghi alle ragioni del M5S. Il leader dei 5 Stelle ha subito rilanciato le primarie, ipotesi che inquieta il Pd, che pure l’aveva sposata. In alternativa, il federatore che al partito democratico però non piace affatto. I papabili Ruffini e Gabrielli hanno dato vita ad un nuovo progetto civico: Più Uno. Tabacci fornirà le firme necessarie per correre alle elezioni. Obiettivo dichiarato: allargare l’opposizione a Meloni all’area moderata e riformista fino a Matteo Renzi. Il quale imbastisce un finto duello in casa Fedez con Vannacci. L’ex Rottamatore si è autonominato Kraken, il nostro mitologico nascosto sul fondo del mare.,
Alla Leopolda attacca a testa bassa il M5S: ”L’Ucraina non si vende, si difende. A chi dice solo no alla armi dico che le armi servono. Noi rivendichiamo lo sforzo diplomatico ma se non mandiamo le armi l’Ucraina non c’è più. Su certi temi noi non abbiamo paura di nessuno”. Qualora non fosse chiaro da che parte stia, Renzi ha precisato: “In un mondo di Francesca Albanese io sono fiero di essere sempre dalla parte di Liliana Segre, che significa essere dalla parte di me stesso”.
Ovviamente Renzi ammicca pure lui al centro e garrulo si allarga al punto di invitare quelli di Forza Italia ad aggiungersi all’allegra compagnia riformista: “Lasciate il partito e venite con noi. Non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte. Sono certo che qualche segnale arriverà a breve”. Può essere, nel frattempo però dal leader di Fi Tajani arriva un netto fin de non recevoir: “Il centro è uno solo, Forza Italia. Siamo il centro di gravità permanente della politica italiana”. Roberto Occhiuto, presidente della Calabria, ci mette il carico da undici: “Renzi, Boschi, Calenda, Marattin li vorrei nel centrodestra”. Nel caso decidessero il saltafosso, i quattro dovrebbero fare pochissima strada…