
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Non so se riuscirò a racchiudere in queste poche parole la grandezza di Barbara Spinelli, che ieri è venuta a mancare alle sue due famiglie: quella propriamente detta e quella del Fatto. Uno dei luoghi dove nacque il nostro giornale ben prima di uscire è la casa al centro di Roma dove Barbara viveva con Tommaso Padoa-Schioppa, anche lui andato via troppo presto. Antonio Padellaro e io chiedevamo […]
La leonessa Barbara
(Di Marco Travaglio) – Non so se riuscirò a racchiudere in queste poche parole la grandezza di Barbara Spinelli, che ieri è venuta a mancare alle sue due famiglie: quella propriamente detta e quella del Fatto. Uno dei luoghi dove nacque il nostro giornale ben prima di uscire è la casa al centro di Roma dove Barbara viveva con Tommaso Padoa-Schioppa, anche lui andato via troppo presto. Antonio Padellaro e io chiedevamo consigli, pieni di timori. Barbara e Tommaso ci incoraggiavano pieni di entusiasmi. Da allora la corteggiai per sette anni per strapparla alla Stampa, anche andandola a trovare nel suo ufficetto al Parlamento europeo dov’era stata eletta nella lista da lei cofondata L’Altra Europa con Tsipras. E nel 2016 ci riuscii. Ci eravamo conosciuti a Parigi, dove viveva gran parte dell’anno, a un incontro con Antonio Tabucchi sul berlusconismo. Poi a una manifestazione sullo stesso tema in piazza Navona. Poi in mille occasioni. Lei fragile e minuta, ma tenace come il fil di ferro e coraggiosa come una leonessa. Non tirava mai indietro la gamba. È rimasta al Fatto dieci anni e per noi è stato un meraviglioso privilegio, anche se fingeva che lo fosse per lei: “Finalmente non devo più litigare per far uscire i miei articoli come li ho scritti”. Con quella famiglia (era figlia di Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann, già moglie di Eugenio Colorni, l’altro padre del Manifesto di Ventotene), quei rapporti politici e quella carriera giornalistica tra Repubblica, Corriere e Stampa, avrebbe potuto campare al calduccio dell’establishment. Ma non apparteneva a nessuno fuorché a se stessa: infatti, ormai apolide nella sinistra perduta, non si fece scrupoli a rompere i rapporti che le impedivano di restare libera con le sue idee.
Nel 2013 mandò a quel paese Eugenio Scalfari, che l’aveva cazziata su Rep per le sue aperture di credito ai 5Stelle e le sue critiche all’amico di famiglia Giorgio Napolitano, il presidente meno imparziale della storia, per i suoi attacchi a Luigi De Magistris e ai pm di Palermo che osavano indagare sulla trattativa Stato-mafia, ma anche per gli ostacoli frapposti al governo Prodi-2 nell’ansia delle solite larghe intese con B. (mi mostrò i diari di Padoa-Schioppa, che di quel governo era ministro, perché ne parlassi nel mio libro Viva il Re). Manco fosse il suo tutore, Scalfari le aveva intimato di “ricordare sempre che sei la figlia di Altiero Spinelli”. Lei rispose “stupita dalle parole che Eugenio Scalfari dedica non tanto e non solo alle mie idee sulla crisi italiana ma, direttamente, con una violenza di cui non lo credevo capace, alla mia persona”.
E aggiunse: “Violento è infatti l’uso che fa di Altiero Spinelli, del quale nessuno di noi può appropriarsi: chi può dire come reagirebbe oggi, di fronte alle rovine d’Italia e dell’Europa da lui pensata nel carcere dove il fascismo l’aveva rinchiuso, e difesa sino all’ultimo nel Parlamento europeo? Non ne sono eredi né Scalfari, né il Presidente della Repubblica, e neppure io. Il miglior modo di rispettare i morti è non divorarli… non adoperarli per propri scopi politici o personali. Mi dispiace che Scalfari abbia derogato a questa regola aurea”. Ecco, questa era Barbara. Quando la Russia invase l’Ucraina, chiamai due persone per consigliarmi sulla linea da tenere: il generale Fabio Mini, che mi predisse come sarebbe finita, cioè come sta finendo; e lei, convinta che la guerra avesse molti padri e fosse stata provocata dalla Nato. I soliti idioti iscrissero anche lei nella lista dei “putiniani”: ne ridemmo fino alle lacrime.
Ogni suo articolo era un capolavoro: metteva in fila i fatti e le dichiarazioni, poi ne traeva le conclusioni con nitore cartesiano, smontando con logica stringente quelle che chiamava “menzogne” e “imposture”. Tipo i paragoni a capocchia fra Putin e Hitler, fra chi vuole negoziati con la Russia e la conferenza di Monaco del 1938, fra le armi agli ucraini che fuggono dal fronte, dalla leva e dal Paese e la nostra Resistenza partigiana. Il pezzo era sempre accompagnato da una nota di umiltà: “L’hai letto? Pensi che possa funzionare?”. Le sue battaglie contro l’Ue – nulla a che fare con l’Europa che aveva nel sangue – che strangola la Grecia, che bada solo alla finanza e poi alle armi, le ubriacature post-blairiane del macronismo e della loro parodia renziana, il draghismo, la russofobia, il riarmo, il doppiopesismo sull’Ucraina e su Gaza, sono pura e lucida lungimiranza. Come l’ammissione di avere sbagliato nel 1999 a schierarsi per la guerra della Nato alla Serbia. Quando, per sostenere il riarmo, Rep arruolò post mortem Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene in una marcetta, sulle prime non volle replicare. Poi intervenne sul palco dei 5Stelle per la pace ai Fori Imperiali. Infine non ci vide più e scrisse “Chi usa il Manifesto e chi ne abusa”. Finiva così: “Nel 1941 parlare di rivoluzione era d’obbligo: c’era il fascismo. Ma anche oggi le conseguenze logiche del Manifesto (Stato federale, Stato sociale per tutti, Casa Comune con la Russia, disarmo) implicherebbero una rivoluzione delle menti e della politica. Nessuno si sente di farla”. Il suo ultimo articolo, sull’attacco di Usa e Israele all’Iran, è del 10 marzo, come sempre profetico. Poi Barbara ha chiuso il Pc, ma è rimasta con noi. A giugno mi ha scritto: “Sto seguendo la sordida storia della Minetti: ho avuto seriamente paura per il processo contro il nostro giornale. Stiamo tranquilli?”. Io provavo a strapparle altri articoli, ma lei si schermiva con la soave discrezione che era la sua cifra: “La mia situazione medica non cambia, ma anzi va peggiorando. Avrai capito da tempo, penso, che sono radicalmente contraria al cosiddetto ‘outing’, che è l’ansia, molto diffusa specie tra le donne, di condividere e render pubblica la propria così interessante esperienza… Ti abbraccio con grandissimo affetto e ancora centomila grazie”. Grazie a te, Barbara. Già ci manchi.
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👏😏

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Leggere della scomparsa della Spinelli non fa altro che accrescere quella malinconica sensazione del sentirsi sempre piu soli tra le grinfie di sciacalli e personaggi mediocri.
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