(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 1° ottobre lamenta che l’Impero occidentale, chiamiamolo così, non è riuscito a esportare la democrazia. Meno male. La prima democrazia di cui abbiamo conoscenza, quella ateniese, limitata e imperfetta perché non potevano parteciparvi le donne, gli schiavi, gli immigrati, fu bellicista molto più dei tiranni dell’epoca. Ma, paradossalmente, la prima ideologia totalizzante fu il cristianesimo nato e cresciuto fra Europa e Medio Oriente, soprattutto in Palestina, perché Cristo, secondo la leggenda, nacque a Betlemme e fu crocifisso poco fuori Gerusalemme, sul Monte Calvario che oggi porta il suo nome in ricordo di quella crocifissione.

Il cristianesimo nasce da un’idea generosa: se io possiedo la “buona novella” perché non trasmetterla anche agli altri? Ma è uno di quei favori non richiesti che ti ricadono addosso come una tegola. Emissari nel mondo di questa “buona novella” sono stati i missionari che possono essere considerati legittimamente dei colonizzatori. Mi ricordo che quando in un programma politico e culturale di Rai 1 il conduttore diede notizia che un missionario era stato barbaramente ucciso, mi pare in Congo, io dissi: “Beh, se l’hanno ucciso qualche ragione ci sarà stata”. Ne nacque un putiferio e, in quella trasmissione cui partecipavano da remoto giornalisti e intellettuali, non fui più invitato.

Ma torniamo al presente, anzi al passato, anzi al futuro. Atene aveva appena finito di conquistare tutte le poleis elleniche, tranne Sparta, imponendogli le sue leggi e i suoi costumi (i latini, cioè i Romani antichi, più pragmatici, si accontentavano che le province conquistate pagassero le tasse, cioè frumento) che collassò. E nonostante la sua grande profonda cultura non è più tornata all’onor del mondo, perché la cultura è un ostacolo alla vita. Il pareggio ottenuto l’altro giorno in Nations League con l’Olanda, che però non è più la “Grande Olanda” dei Neeskens e dei Cruijff, appartiene, è il caso di dirlo, a un altro campionato, quello calcistico che però è influenzato dalla società da cui proviene (Storia reazionaria del calcio, 2019). Non è certamente un caso che la Spagna abbia vinto i recenti Campionati del mondo. E non è nemmeno un caso che il Tiranno di oggi, Donald Trump, abbia messo in atto tutte le possibili strategie per sottomettere la Spagna, perché la Spagna è stato l’unico paese europeo a tenere la schiena dritta di fronte alle brame dell’Imperatore di oggi: non ha permesso il volo agli aerei dalle basi americane su territorio iberico e, più addietro, il socialista Zapatero si è rifiutato di mandare i soldati iberici nella guerra contro l’Iraq voluta dagli yankee, mentre il suo successore, il cattolicissimo Aznar, nonostante l’opposizione di Papa Wojtyla vi aderì con entusiasmo. Fra le soperchierie dell’odierno Imperatore ci sono i super dazi minacciati contro la Spagna e le improvvise accuse di corruzione al governo spagnolo di Pedro Sanchez dietro le quali c’è, come abbiamo già scritto, la “manina americana”. E anche il caso di Ceuta e Melilla fa parte, secondo me, di questa strategia.

Abbiamo detto dianzi che Atene collassò dopo aver conquistato tutta l’Ellade. È un avvertimento per Trump che, dopo aver aggredito il Venezuela, minacciando ogni giorno di fare lo stesso con Cuba, vuole conquistare il mondo intero e adesso ha messo le mani anche sulla Groenlandia lontanissima dai suoi confini. La motivazione è sempre la stessa: tutelare gli interessi nazionali americani nel mondo. Ma come cadde Atene, la cui egemonia è durata ben più a lungo di quella americana, cadrà anche quella yankee, la cui durata si può datare in ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.