Approvato un testo blindato: 81 voti favorevoli, tra cui quelli di Azione, 51 i contrari e 7 astenuti. Il ministro: “Alcuni decreti attuativi riguarderanno il deposito dei rifiuti radioattivi”

(di Luisiana Gaita – ilfattoquotidiano.it) – Sulla carta è la fine di un’era e l’inizio (o il ritorno) a un’altra, quella dell’energia nucleare. L’ultima centrale è stata chiusa definitivamente il 1° luglio 1990, quando è terminata l’attività del reattore di Trino Vercellese, in Piemonte, anche se lì la produzione di energia elettrica si era già fermata, pochi mesi prima del referendum sul nucleare del novembre 1987. Ed ora, a circa quarant’anni da quei fatti, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul nucleare, che conferisce al Governo Meloni il compito di definire il quadro normativo per tutto il settore entro dodici mesi. Dopo aver respinto le questioni pregiudiziali presentate da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Partito Democratico, Palazzo Madama ha chiuso il voto sugli emendamenti dell’opposizione, senza approvare alcuna modifica al testo e confermando l’impianto blindato del provvedimento. Prima le dichiarazioni di voto dei gruppi, poi l’esito finale: 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Maggioranza compatta, Azione ha votato a favore, Italia Viva si è astenuta e Pd, M5S e Avs contro. Per i partiti di maggioranza la legge è la svolta, ma le domande delle opposizioni sono rimaste tutte lì, senza alcuna risposta. Anche quelle di chi, convinto sostenitore del nucleare, avrebbe voluto un’accelerazione maggiore.
Le reazioni della maggioranza
“Una scelta coraggiosa e di buon senso” l’ha definita sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando – in termini di benefici – di “meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta”. U”na battaglia che la Lega porta avanti da anni. Dalle parole ai fatti!” Ha scritto su X il leader della Lega, Matteo Salvini, citato durante le dichiarazioni di voto dal senatore del Carroccio, Manfredi Potenti (“con straordinaria lungimiranza ha portato avanti questo tema decisivo”). Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è “una giornata storica per l’Italia. Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo”. Prossimo obiettivo: “Redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno”. E alcuni decreti attuativi, ha anticipato, riguarderanno anche il deposito dei rifiuti radioattivi. Ma, durante le dichiarazioni di voto, sono venute fuori le spaccature. Tra chi, come Pichetto, ritiene il testo un passo storico, chi – pur essendo favorevole allo sviluppo dell’energia dell’atomo – pensa che la legge delega sia uno strumento troppo debole o troppo vago per una materia tanto impattante e chi si è dichiarato fino alla fine contrario al ritorno al nucleare.
Le parole di Pichetto: “Prime centrali dal 2033”
Il provvedimento dà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d’intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Per il ministro dell’Ambiente “il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050”. Qual è il piano? Lo spiega Pichetto al punto stampa, dopo l’ok alla legge: “Integrare il mix energetico nazionale, aumentare molto le rinnovabili come fotovoltaico, eolico, geotermico, idroelettrico, e poi integrarlo con il nuovo nucleare. A fianco con l’accompagnamento che scenderà nei prossimi decenni del termoelettrico. Questo significa dare all’Italia la quantità di energia che serve e – aggiunge – già oggi noi siamo carenti di 50 miliardi di kilowattora”. Poi, però, secondo le stime riportate dal ministro, l’efficientamento energetico dei fabbricati, i data center, portano gli analisti a indicare una necessità di almeno 100-150 terawattora in più dal 2040. Quando le prime centrali? “Una stima che faccio in base agli elementi che ho a disposizione, degli esperti dell’impresa e del settore, è verso il 2033-34. Questi sono i tempi che sono previsti”.
Calenda (Azione): “Facciamo e facciamolo rapidamente”
Il primo a parlare, durante le dichiarazioni di voto, è stato il segretario di Azione, Carlo Calenda. “La strada del nucleare fu abbandonata una prima volta sotto pressioni delle lobby dell’olio combustibile, che portarono alla costruzione di centrali a olio combustibile, la materia più inquinante che si possa immaginare e oggi ovviamente fuori corso” ha ricordato. E ancora: “I consumi elettrici a lungo periodo di questo Paese raddoppieranno e non abbiamo considerato fino in fondo l’impatto dei data center”. Le possibilità? O gas e rinnovabili (“che ci espone all’andamento del prezzo del gas e agli effetti delle crisi geopolitiche”) o rinnovabili e nucleare. Quest’ultimo mix costa la metà”. E poi l’esempio: “Prendiamo 4 reattori da 1,4 gigawatt. Producono 45 terawatt all’anno per 60 anni e occupano 200 ettari. Per farlo con fotovoltaico a inseguimento (che segue il movimento del sole durante la giornata, ndr) devi andare su 60mila ettari, con l’eolico ci vogliono 200mila ettari”. Un calcolo che, però, non tiene conto del fatto che non c’è alcun obbligo di consumare suolo, se si possono coprire tetti, capannoni e aree dismesse. Ma Calenda non ha dubbi: “Voglio un’Italia grande potenza industriale e senza il nucleare questo non sarà. Quindi facciamolo e facciamolo rapidamente”.
Le domande delle opposizioni rimaste senza risposta
Davanti a queste affermazioni, il resto dell’opposizione si è scatenata. “Quello che il governo presenta come l’inizio di una nuova stagione energetica è, nei fatti, una delega vastissima che rinvia a domani le decisioni essenziali. Mancano i costi, mancano i tempi, mancano le coperture e manca una valutazione compiuta delle tecnologie disponibili. Al Parlamento si chiede, quindi, un voto al buio” ha dichiarato il senatore e segretario del Partito Democratico, Nicola Irto. E ancora: “Chi metterà i soldi? Le imprese private, i contribuenti o le famiglie attraverso le bollette? Nel testo non c’è una risposta”. Poi il cenno all’eredità del passato. “Il governo ci propone il nucleare del futuro quando non è riuscito a risolvere i problemi del nucleare del passato” commenta Luigi Neve, senatore M5S, riferendosi al fatto che lo smantellamento degli impianti non è concluso e che il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi non è stato ancora realizzato. Ricco di domande senza risposta anche l’intervento del capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra del Senato Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama che parla di “gigantesca distrazione di massa. Quale beneficio avrebbe il ritorno al nucleare? “Nessuno. Centrali e tecnologie non sono ancora disponibili, nel frattempo continueremo a bruciare gas e a dipendere dalle importazioni e gli italiani a pagare sempre bollette altissime. Tutta questa propaganda sul nucleare è esattamente il modo per prolungare la dipendenza dalle fonti fossili. Il governo vuole trasformare l’Italia in un hub del gas senza avere il gas, e in una potenza nucleare senza avere l’uranio”.
Se il testo non accontenta parte dei sostenitori del nucleare
Ma la legge delega non ha accontentato neppure tutti i sostenitori dell’energia dell’atomo. Ne ha spiegato le ragioni la senatrice di Italia Viva-Casa Riformista, Silvia Fregolent. “Siamo favorevoli al nucleare, proprio per questo non possiamo far finta che questa legge risolva qualcosa. Dopo quattro anni del governo più longevo della Repubblica – ha detto – mi sarei aspettata di discutere del primo reattore da costruire, non di una legge delega che butta la palla avanti di altri dieci anni. Sul nucleare il governo Meloni, ancora una volta, decide di non decidere”. Il gruppo aveva presentato alcuni emendamenti: “Confronto preventivo con i territori, un’autorità con personale e autonomia, chiarezza sulle tecnologie sulle quali investire e una soluzione seria per i rifiuti radioattivi. Sono stati bocciati tutti. Ci hanno approvato gli ordini del giorno, ma sappiamo bene che un ordine del giorno non si nega a nessuno. Ma non si racconti agli italiani che questa legge farà scendere le bollette: prima che arrivino i decreti e si costruisca davvero una centrale passeranno anni”.
Altra mega magnata con soldi che paghiamo noi e con loro che costruiranno anche arsenali nucleari per difendersi dalla Russia.
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Articolo decisamente annacquato.
Innanzitutto stiamo parlando di legge delega, vale a dire una legge che autorizza il Governo a definire il quadro normativo entro il quale poter operare.
Le critiche dell’opposizione sono quindi in buona parte strumentali: parlare adesso di costi, tecnologie e tempi di realizzazione delle centrali è prematuro.;sono questioni che acquisteranno concretezza quando e se verranno emanati i decreti legislativi e verranno definite le scelte industriali.
Che l’opposizione sia a cozze e ceci lo dimostra il fatto che avrebbe potuto porre domande ben più cogenti, a partire da una questione tutt’altro che secondaria: l’Italia è un Paese con rilevanti rischi sismici e idrogeologici.
Ma politicamente porre domande del genere non conviene. Il quando e il quanto li capiscono tutti e quindi è facile farne sciacallaggio politico; il rischio legato alla natura del territorio e all’attività antropica di palazzinari, speculatori e mafiosi è molto meno comprensibile; se non altro per una sorta di assuefazione e rassegnazione collettiva.
Ben più fondata è invece la critica sulle tempistiche.
L’energia serve oggi, non soltanto fra 10-15 anni; le bollette sono salate oggi; e su questo, nell’articolo, non emerge una risposta concreta da parte del governo.
Ma il grande assente è un altro: LA RETE.
Quando Calenda parla dei quattro reattori da 1,4 GW e dei circa 45 TWh annui prodotti, sembra ragionare come se fosse sufficiente produrre energia e il gioco fosse fatto.
Non funziona così.
Se io ho un’azienda manifatturiera che produce scarpe, posso produrne quante voglio, ma se non ho furgoni o camion per trasportarle, le scarpe rimangono in magazzino.
Per l’energia vale esattamente lo stesso principio: posso produrre tutta l’elettricità che voglio, con qualsiasi fonte, ma devo avere una rete adeguatamente dimensionata per trasportarla dai luoghi di produzione ai luoghi di consumo.
E il potenziamento della rete non è un problema da affrontare nel 2033: va programmato e realizzato adesso, se si vuole che la nuova capacità di generazione, qualunque sia la fonte, possa essere effettivamente utilizzata quando entrerà in servizio.
E qui arriva la domanda che nell’articolo praticamente non esiste:
Chi paga il potenziamento della rete?
Perché anche quello è un investimento, e anche quello finisce da qualche parte nel costo complessivo del sistema elettrico.
Se si vuole discutere seriamente di energia, bisogna smettere di parlare soltanto di quanta elettricità produrre e cominciare a parlare di sistema elettrico nel suo complesso: generazione, rete, accumuli, interconnessioni, localizzazione degli impianti e costi.
Per ulteriori informazioni, si legga il punto del programma di cui si è intestato la titolarità Giuseppe Wanna Conte Marchi.
Decisamente esaustivo.
Tra questi e chi si propone di sostituirli siamo decisamente in buone mani.
Sono certo al 100% che il costo delle bollette diminuirà.
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Lion, quando non hai l’ossessione di “fare le pulci a Zhok”, facendo pure brutta figura, leggerti è sempre interessante.
Ma ti chiedo. In chiusura la polemica con Wanda Giuseppe sarebbe sul punto 9 del programma 5stelle? E in che modo sarebbe finire dalla “padella alla brace”( non lo hai scritto ma lo lasci intendere)?
Oltretutto sai meglio di me che un “programma” espone ambizioni e progetti come linee programmatiche “da definire nei fatti”, con i costi e le procedure che emergeranno se hai il Potere per attuarlo.
Pertanto è molto più imbarazzante, pur nella versione di “legge delega”, un atto insufficiente e confuso, oltre che superficiale ( pur in attesa dei decreti attuativi e del piano industriale) di chi GIÀ GOVERNA che un Programma di massima che, sempre, come detto sopra è un progetto tutto in divenire.
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Ma ti chiedo. In chiusura la polemica con Wanda Giuseppe sarebbe sul punto 9 del programma 5stelle? E in che modo sarebbe finire dalla “padella alla brace”( non lo hai scritto ma lo lasci intendere)?
Se leggi il programma c’è scritto che:
Incrementare entro il 2030 di 50 GW la potenza energetica da Fonti di energia rinnovabile, che consente un risparmio di spesa per il gas pari a 10 miliardi di euro l’anno, con diretti benefici per famiglie e imprese
Quei 50 GW come li trasporti; coi piccioni?
Vuoi potenziare la rete? Chi paga? Quanto?
Perchè è bravo a scrivere nelle linee di massima da definire successivamente risparmi di 10 MLD sul gas; lo è decisamente meno quando deve scrivere +30,+ 50 MLD per il potenziamento della rete.
O no?
Cosa sono? linee di massima quando deve prendere per il kulo chi va a votare e linee di minima quando si tratta di raccontare l’ABC della realtà?
Oltretutto sai meglio di me che un “programma” espone ambizioni e progetti come linee programmatiche “da definire nei fatti”, con i costi e le procedure che emergeranno se hai il Potere per attuarlo.
No io non lo so, non me lo hanno insegnato e visto che ancora lavoro non mi hanno licenziato.
Un piano “degno di tale nome” prevede i dettagli; non le linee di massima del poi vediamo come te lo metto in quel posto senza fartene accorgere, anzi mi batti pure le mani.
Altrimenti quando gli si contesterà di non averlo realizzato, perchè molti di quei punti sono irrealizzabili, lui ( e non solo lui) dirà: ma si era un qualcosa di massima; non definito.
Non è un piano, è un vale la qualsiasi.
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Parliamoci chiaro pablero.
Per una legge delega, che autorizza il Governo attualmente in carica a definire il quadro normativo entro il quale poter operare, parlare adesso di costi, tecnologie e tempi di realizzazione delle centrali è prematuro; sono questioni che acquisteranno concretezza quando e se verranno emanati i decreti legislativi e verranno definite le scelte industriali.
Al contrario, per un programma elettorale in venti punti, in vista di elezioni che si terranno fra diversi mesi, vuoi non chiedere adesso quei 50 GW di incremento come li trasporti? coi piccioni? Vuoi potenziare la rete? Chi paga? Quanto?
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La legge delega ed il “piano” del M5S sono DUE COSE DIVERSE.
Una legge delega serve a definire il quadro normativo entro cui operare.
Poi il politico DISONESTO la spaccia come un piano d’azione.
Un piano di ciò che si vuole fare nel caso in cui andasse al governo, dovrebbe definire IN MODO COMPLETO: COSA si vuole fare, COME lo si vuole fare e le TEMPISTICHE con cui lo si vuole realizzare..
Fattori che vanno poi discussi con gli altri componenti della coalizione, ma la CHIAREZZA dovrebbe essere un elemento imprescindibile.
Poi chi è ONESTO, lo spaccia per piano d’azione
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X L/70.
Magari li trasporti usando le stesse linee che usano oggi visto che non c e scritto che si tratta di energia EXTRA rispetto a quella usata oggi.
Perche chiaramente il problema sono le linee elettriche a lunga percorrenza e ad altissima tensione, non certo la trifase che usi per evitare che il vibratore anale ti bruci il sederino.
Pero ovviamente non poteva mancare l attacco ai 5S da parte tua, GONFIO come al solito per cui alla fine il problema non e il governo ma le opposizioni.
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Ministro dell’ambiente e sicurezza energetica……complimenti un cortocircuito bello e buono!
Fra dieci anni siamo autosufficenti siii, ma se arriva un drone …siamo nella mer@a!
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Gilberto Pichetto Magoo:
😀
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Vi ricordate che Wanna Giuseppe Marchi Conte riuscì a CONTRATTARE E PORTARE IN ITALIA 209 MILIARDI di fondi PNRR per la TRANSIZIONE GREEN E DIGITAL?
No, fate i saccenti e lo omettete.
Quei miliardi dovevano essere indirizzati all’implementazione della produzione energetica da fonti RINNOVABILI. E al raddoppio della portata degli elettrodotti, in larga misura gestiti da Terna Spa, azienda a partecipazione statale.
Potevano essere usati anche per riempire l’Italia di colonnine per la ricarica di veicoli a trazione elettrica, in parcheggio pubblici e privati, come centri commerciali, stazioni di servizio su statali e autostrade, uffici, ospedali, scuole, nei parcheggi delle strisce blu etc etc.
Alzando lo sguardo il tutto avrebbe avuto ed ha a tutt’oggi una sua COERENZA.
Ma vinse le elezioni la diplomata cameriera che, dietro imbeccata interessata, s’inventò l’hub del gas nel Mediterraneo e altre perle per SALVAGUARDARE la nostra produzione di motori termici, come MILIARDI da spendere per CATTURARE la CO2 per poi iniettarla e comprimerla nei giacimenti esausti di metano dell’Adriatico. Una bomba ecologica molto pericolosa per un territorio altamente sismico com’è quello peninsulare, ma benvoluto dai petrolieri.
Sul nucleare è necessario stendere un velo pietoso.
Le quotazioni dell’Uranio sono cresciute del 110% negli ultimi 5 anni.
I tempi di realizzazione sono letteralmente BIBLICI.
Dal momento in cui viene deciso di realizzare un impianto alla sua operatività passano minimo 15 anni. Bisogna vincere innanzitutto le resistenze della popolazione residente nelle zone prescelte.
Naturalmente prioritarie saranno le analisi dei luoghi a minor rischio sismico o predisposte ad altre calamità naturali come le alluvioni. E su questi punti AUGURI.
Il costo di ogni centrale è ad oggi indefinibile se si volessero guardare gli ultimi esempi europei in Francia, Finlandia e UK, ma di base si possono mettere in conto 15 miliardi di €uro. Che in Italia potrebbero tranquillamente raddoppiare, come tradizione degli appalti pubblici impone.
Dove smaltire le scorie esauste? Quelle delle centrali dismesse 40 anni fa vengono a tutt’oggi stoccate in paesi stranieri con importanti costi per il loro riprocessamento e conservazione. Finora abbiamo regalato 1,2 Miliardi a Francia e UK, ma la componente più pericolosa deve rientrare in Italia. E nelle bollette elettriche che paghiamo c’è un contributo a Sogin Spa, società pubblica incaricata del riprocessamento e stoccaggio di tali scorie.
Infine le centrali hanno bisogno di tanta acqua per il raffreddamento dei reattori. 0,85 mc/sec per ogni MW sviluppato. Parte di tale acqua EVAPORA, la restante parte viene restituita, dopo un periodo di decantazione, nei fiumi ad una temperatura di 3°C superiore rispetto a quella di immissione, implicando problemi per la flora e la fauna fluviale.
Oggi la portata media dei maggiori fiumi italiani si è letteralmente DIMEZZATA, con periodi di secca sempre più temporalmente estesi. In Francia durante questa estate hanno dovuto staccare diverse centrali dalla rete per permetterne il raffreddamento causa carenza idrica. Gli impianti sono rimasti si attivi ma al minimo della loro attività.
Infine ultimo aspetto sulla loro sostenibilità economica. Negli Usa di Trump, Patria del libero mercato, NON CI SONO PIÙ OPERATORI DISPOSTI A COSTRUIRE NUOVE CENTRALI. Preferiscono, nonostante gli ostacoli della lobby Petrolifera, investire anche loro in energie da fonti RINNOVABILI. Hanno i deserti per il fotovoltaico e le catene montuose per l’eolico. SOLUZIONI sempre accompagnate da Gigafactory dove viene stoccata l’energia in eccesso, per poi recuperarla e immetterla in rete durante la notte, ad esempio.
Sono impianti con queste logiche che permettono, in piccolo, le ricariche veloci delle auto con infrastruttura elettrica a 800 volt. Che si ricaricano in meno di 10 minuti, come ha dimostrato BYD all’inaugurazione della Sua stazione di Bologna.
Purtroppo avete scelto dei decisori con la testa rivolta alla PREISTORIA, così possiamo lamentarci di una Cina sempre più futuristica.
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Quando leggo dichiarazioni e interviste di PFratin che dicono sia il ministro dell’Ambiente ( pro o contro ?) sono sempre in dubbio se strapparmi i (pochi) capelli rimasti per la disperazione o farmi una sonora risata ( non succede spesso). La domanda è sempre la stessa: ma sa, capisce di che parla, è consapevole o inconsapevole delle balle che racconta ?
” il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050″
Il progetto sarebbe di riempire l’Italia di parecchie decine di centrali nucleari di taglia non piccola, per capirsi più di quella di Trino Vercellese di 50 anni fa, della quale ancora dobbiamo capire dove mettere le scorie, per avere entro il 2050 ( quando probabilmente ne io ne PFratin avremo il piacere di vedere quanto sono costate ) un 10-11% di elettrico da nucleare, cioè per contribuire al 10-11% dei consumi elettrici che da 50 anni i filo nuc ( e ovviamente PFratin perchè così gli suggeriscono ) stimano in costante e forte crescita: Tranne essere smentiti da 50 anni ( i consumi, stazionari, tendono da 15 anni a scendere lentamente ).
Quando, un pò più giovane e inesperto di oggi partecipavo ai dibattiti sul referendum del 1987 c’era sempre un ingegnere dell’Enel che dichiarava le rinnovabili ( all’epoca le alternative ) roba da figli dei fiori sognatori e il nucleare oltre che sicuro, il più pulito ed economicamente conveniente e le previsioni di consumi energetici in progressivo e forte aumento nei decenni futuri. Al referendum 21 milioni di italiani ( contro 5 ) si dichiararono contro l’ingegnere aprendo la possibilità di transizione alle rinnovabili, all’efficenza e al risparmio, che oggi si tenta ancora di ostacolare.
Oggi è realistico aumentare di 50 GW la potenza elettrica da rinnovabili entro il 2030 con dei costi di gran lunga minori. Si stima un terzo fingendo di dimenticare il decommissioning delle centrali nucleari, disperazione di tutti i paesi che si sono infilati nel tunnel nucleare 40 anni fa e malgrado le lobby sempre pronte all’assalto dei bilanci pubblici, vorrebbero uscirne. La Cina lo ha capito 20 anni prima dell’Occidente. Al referendum del 1987 l’attuale PD con altro nome era per il nucleare fino ad un mese prima del voto. Nelle ultime settimane licenziò il proprio responsabile nazionale sull’Energia ( ne io ne credo i libri di storia ne ricordano più il nome ) e capovolse la propria posizione.
Oggi al Senato Azione di Calenda ha votato a favore del decreto e Italia Viva di Renzi si è astenuta ( cioè pur non essendo determinante ha ammiccato alle lobby: noi siamo disponibili ). E tutte i giorni media di vario colore tentano di convincerci che i due sono indispensabili al campo … per (non) vincere.
Come per la TAV e per il Ponte ciò che conta è infilare il paese in opere grandi per i costi ma inutili o dannose per i conti pubblici e il futuro del paese. Per la verità finirle davvero non importa a nessuno.
Politica con la testa rivolta al passato e ai suoi rimasugli senili sopravvissuti, indifferente al futuro e alle nuove generazioni.
Della TAV, del Ponte, del Nucleare in realtà non gli frega nulla, l’importante è partecipare allo scippo delle risorse pubbliche. Finche si può.
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Tutti a guardare i sondaggi su Vannacci quando ce lo sanno pure i muri che quel 3 per cento per governare alla scappata de casa della garbatella alle prossime elezioni glieli dara’ il centurione romano de Roma norde ammesso che superi la soglia🤔
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