Non si può chiedere a cittadini spaventati di avere fiducia nel sistema, se il sistema non li vede. È questo che ci insegna il voto tedesco

(di Annalisa Cuzzocrea – repubblica.it) – Annunciando che il suo governo resterà in carica per garantire «il futuro democratico del Paese», il cancelliere tedesco Friedrich Merz dimostra — ancora una volta — di non aver capito nulla di quel che sta succedendo non solo in Germania, ma in Occidente. Di non avere quindi compreso la portata delle due vittorie dell’ultradestra di Afd in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania, dove comunque non riusciranno a governare, e del successo della sinistra radicale di Die Linke nel Land di Berlino.
Non si tratta di forze comparabili, se non altro perché la prima è antidemocratica e l’altra non lo è. Ma hanno in comune l’essere percepite come fuori dal sistema. Aver capito cioè che davanti al cambio d’epoca dentro il quale siamo non è più possibile promettere di gestire l’esistente senza scosse per nessuno. Non è più credibile parlare genericamente di riforme. Davanti ai risentimenti che muovono il popolo quel che vince — in politica — è un sovvertimento del paradigma. O quanto meno la sua promessa.
La sfida delle democrazie liberali oggi è qui e ci chiama a rapporto: inglesi, francesi, italiani, spagnoli, americani, non solo tedeschi. Cos’è che nutre l’estrema destra fino a farle sfondare traguardi psicologici che non avremmo immaginato? Fino a farle sognare di governare un giorno in Germania, un Paese che sembrava aver fatto i conti con la propria storia. Oppure nella Francia che aveva rinnegato Vichy. O nella Gran Bretagna che solo mettendo in fila i danni della Brexit dovrebbe correre forte in un’altra direzione?
Sappiamo tutti quali sono i sentimenti oscuri con cui la democrazia deve imparare ad avere a che fare, per far sì che non la distruggano dall’interno. Il politologo americano William A. Galston li mette in fila in un saggio che si intitola Rabbia Paura Dominio. E che spiega esempio dopo esempio come «ignorare le passioni non le neutralizza: le consegna a chi sa manipolarle per fini autocratici».
Quando i leader «si rendono conto di trovarsi di fronte a passioni oscure, dovrebbero fare tutto ciò che è onorevolmente possibile per modificare le forze — materiali o retoriche — che le hanno suscitate», scrive Galston. Programmi concreti, parole rispettose, potrebbero non bastare. Ma aiutano. Così come aiuta sapersi scusare per gli errori del passato.
Quando negli Stati Uniti nel primo decennio del ventunesimo secolo si sono persi oltre cinque milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero, per via del cambiamento tecnologico e dell’ingresso della Cina a condizioni vantaggiose nell’Organizzazione mondiale del commercio, nessuno dei leader progressisti allora al potere si preoccupò degli invisibili lasciati indietro dalle magnifiche sorti del progresso. È lì che hanno lavorato il trumpismo e l’irrazionalità Maga. È su quella ferita che sono prosperati l’odio e il rancore e che è maturata perfino la violenza del 6 gennaio 2021 con l’assalto a Capitol Hill.
La tendenza di chi crede fortemente nelle istituzioni democratiche che per ottant’anni ci hanno difeso dal declino e dalle guerre è spesso quella di non voler guardare in faccia i problemi dei cittadini comuni. I partiti tradizionali sono impegnati a difendere l’esistente, senza vedere che in troppi — da quell’architettura di regole e valori — si sentono tagliati fuori. Chi non legge risposte ai suoi problemi nei programmi politici delle forze democratiche tende a credere che sia proprio la democrazia, l’ostacolo. Che lo siano l’inclusione, la tolleranza, i diritti estesi a tutti.

A tutto questo non si risponde con l’ordinaria amministrazione, ma con sogni uguali e contrari. È questo che dimostra la vittoria della Linke a Berlino sul modello di quella di Mamdani a New York. La proposta che la quarantacinquenne Elif Eralp, di origine turca e musulmana, avvocata esperta di diritto d’asilo, ha portato avanti sulla casa — l’esproprio di decine di migliaia di appartamenti ai grandi fondi immobiliari — è tacciata di utopia e velleitarismo da parte dei partiti tradizionali, così come lo erano i trasporti e gli asili gratis per i bambini a New York quando a proporli era Mamdani, ma ha il merito di vedere problemi che quei partiti usano eludere. Rifiutando anche misure meno radicali, come ad esempio un piano di edilizia pubblica simile a quello che ha cambiato il volto dell’Italia negli anni ’50.
Le grandi città sono diventate inaccessibili per la maggioranza di coloro che le abitano. È successo a Londra, a Milano, a Roma, a Berlino, a Madrid. Non si può far finta di niente e parlare di cedolari secche, davanti a una crisi di questa portata. Con l’aumentare delle diseguaglianze e del disagio sociale, aumenta l’insicurezza dei cittadini: non si può solo dire che il cattivismo e il farsi giustizia da soli non sono la risposta. Servono soluzioni.
Per l’immigrazione vale lo stesso discorso: se interi quartieri cambiano volto e spaventano chi li ha abitati tradizionalmente, l’integrazione e l’incontro vanno favoriti da politiche sociali apposite, mirate, costose, non pretesi per legge di natura. Su questi ultimi due punti, nel nostro Paese, la destra ringhia, ma la sinistra è afona.
Poi c’è l’enorme questione del lavoro e della trasformazione tecnologica, cui non si può rispondere con ricette degli anni ’90, le riforme, gli aggiustamenti, le terze vie, perché negli anni ’90 non erano tornate le guerre, non era esploso il terrorismo, non c’erano state bolle finanziarie che hanno tolto ai risparmiatori la terra sotto ai piedi. A ripetizione. Mentre una fetta di persone continuava a ingigantire la sua ricchezza proprio sfruttando il debito e la povertà di tutte le altre.
Non si può più chiedere a cittadini spaventati da una trasformazione che non controllano di avere fiducia nel sistema, se il sistema non li vede. È questo che insegna il voto tedesco. È a questo che forze che vogliono essere di governo dovrebbero pensare, se hanno davvero a cuore la democrazia.
Un po’ di strilli e lacrime di coccodrillo ma niente sostanza. Come si fa’ a redistribuire reddito se si pensa che la patrimoniale fa orrore ? Come si fa’ a parlare di crisi dell’ occidente e no sprecare una sola parola contro lo sperpero di ricchezza per spese militari ,guerra in Ucraina e suo sostenimento immorale nonché riarmo e minaccia bellica permanente contro la Russia . Dove bisognerebbe prendere le risorse per rimettere in piedi uno stato sociale se addirittura si progetta di ridurlo ulteriormente con privatizzazioni e spese militari ?Le destre vincono perché ci sono solo loro a giocare da una parte e dall’ altra del campo.
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“La tendenza di chi crede fortemente nelle istituzioni democratiche che per ottant’anni ci hanno difeso dal declino e dalle guerre “
ma questa dove ha vissuto su marte?
La dissoluzione della ex jugoslavia in funzione antirussa, l’intervento in Afghanistan, la guerra contro la Libia e ora la guerra contro la Russia attraverso l’Ucraina.
🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
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