
(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] Nella concitazione della corsa all’estremissima destra innescata da Vannacci, vola via la striminzita foglia di fico che si supponeva coprisse le vergogne fasciste di Giorgia Meloni. E così già ora siamo all’“Ausländer raus” (via gli stranieri) dalla scuola italiana: i prossimi saranno i disabili, poi i poveri. Come sempre, siamo al rovesciamento perfetto della Costituzione: che vuole “la scuola aperta a tutti”. La presidente del Consiglio, no: la vuole chiusa “agli stranieri”. Anche se sono nati in Italia, e si vedono negare la cittadinanza da una concezione della nazionalità ancora legata al sangue. Non importa se tutti i dati disponibili certificano che gli studenti stranieri non sono un problema, anzi. I test INVALSI dimostrano che l’andamento delle classi non dipende dal numero degli alunni con cittadinanza non italiana: visto che è peggiore nelle regioni con più cittadini italiani, migliore dove sono di più i non cittadini.
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Quello di cui c’è bisogno è semplicemente potenziare e valorizzare la presenza delle e dei docenti della classe A023, ovvero i docenti di lingua italiana per discenti che parlano altre lingue. È una figura prevista dalla legge, ci sono tante persone che si sono formate e specializzate presso le nostre università per svolgere questa professione, eppure ancora il reclutamento è scarso, e spesso questi docenti sono inseriti nelle scuole solo per prestare servizio in ore di potenziamento, non nelle cattedre curriculari. Per sostenere il percorso scolastico dei bambini figli di immigrati, che devono migliorare la loro conoscenza della lingua italiana, non servono quote o discorsi propagandistici, servono insegnanti d’italiano in classe. Perché i bambini che non hanno (ancora) la nostra cittadinanza ma condividono banco e vita con i nostri figli, non sono carne da cannone per la propaganda politica: sono la speranza che questo Paese abbia un futuro di pace, giustizia, eguaglianza. Un futuro di umanità: la quale umanità, come ha spiegato una volta per tutte Hannah Arendt, è plurale per definizione. O non è.