Quel che resterà di Kiev non metterà solo in gioco la qualità della vita degli ucraini per diverse generazioni. Riguarderà anche la nostra reputazione, il nostro benessere, la nostra sicurezza

(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Cominciamo con la buona notizia: un giorno la guerra in Ucraina finirà. Quel giorno è sempre più vicino perché sempre più lontano dall’invasione russa del 24 febbraio 2022. A meno di una guerra totale, atomica, che forse chiuderebbe la partita non solo per i contendenti ma per l’umanità.
Probabilmente sarà nel 2027, perché i costi del conflitto sono sempre meno tollerabili per la Russia e già più che intollerabili per l’Ucraina, che pure resiste in condizioni che né noi né altri popoli europei potremmo sopportare. Ma non a tempo indeterminato. La «pace dignitosa» (Zelensky) sarà un lungo cessate-il-fuoco, necessario per ricostruire il Paese e ridurre le probabilità di ripresa del massacro.
Segue la brutta notizia. Ci riguarda molto direttamente: quel che resterà dell’Ucraina dopo l’amputazione di un quinto del suo territorio già svuotato di circa metà della popolazione residente alla rifondazione come Repubblica indipendente (1991) non metterà solo in gioco la qualità della vita degli ucraini per diverse generazioni. Riguarderà anche la nostra reputazione, il nostro benessere, la nostra sicurezza.
Di noi italiani e di quegli europei che da quasi cinque anni sono in un conflitto a crescente intensità con la Russia, fortunosamente contenuto sotto la soglia dello scontro armato diretto. E senza l’America, che con Mosca cerca come sempre un accordo, non la guerra.

Quanto alla reputazione: dopo aver solennemente stabilito che gli ucraini stanno combattendo per noi guardandoci bene dal combattere con loro, sarebbe così strano immaginare che all’annuncio del cessate-il-fuoco cessasse anche il nostro impegno per l’Ucraina? E che questo valesse in maggiore o minore misura per tutti i “volenterosi”, salvo di passaggio saccheggiare le risorse locali a disposizione nel caos post bellico?
Strano sarebbe il contrario. Ovvero contribuire attivamente alla salvezza degli ucraini e di quel che del loro Stato resterà. Fin qui la reputazione, cui non tutti tengono. Per esempio gli Stati Uniti, che almeno evitano di fare la morale ai clienti sedotti e abbandonati — afghani, iracheni, iraniani o quanti altri non riescono ad aggrapparsi alle code degli elicotteri in fuga.

Ma il dovere di impegnarsi per salvare Kiev dal caos permanente risponde anche al più gelido calcolo dei nostri interessi strategici ed economici. Preferiamo non immaginare quale sarebbe il nostro futuro se l’Ucraina, grande quasi due volte l’Italia e a meno di due ore di volo da noi, sprofondasse in un buco nero nel quale prospererebbero oligarchi vecchi e nuovi armati fino ai denti, al servizio di potenze opposte, nel clima di corruzione pervasiva che ci raccontano le cronache, con i vicini non solo russi pronti a rosicchiarne spazi e ricchezze.
A quel punto tra Trieste e il Donbass russo avremmo una Grande Balcania, sequenza di terre contestate, piagate da conflitti interminabili a varia intensità. Altro che ex Jugoslavia.
Prima e seconda guerra mondiale ruotarono sul destino dell’Ucraina contesa fra russi e tedeschi. Vogliamo vedere chi vince il terzo round?

Questa deriva non è un destino. Possiamo almeno limitarne gli effetti insieme ai “volenterosi” disposti a non giocare con le vite degli ucraini. E nostre (loro). Cominciando dall’abc: l’Ucraina senza Donbass può esistere — specie nel Nord-Ovest già asburgico pochi si straccerebbero per questo le vesti, al contrario. Ma l’Ucraina senza ucraini proprio no.
Ci sono circa 60 milioni di ucraini nel mondo (300mila circa in Italia). Di questi solo 20 o poco più — soprattutto donne — resistono in patria. O molti milioni di costoro, soprattutto uomini giovani, tornano in Ucraina, oppure il futuro si presenta tremendo per Kiev e oscuro per noi.
Infine, alla Russia stessa conviene salvare dalla morte per dissanguamento la preda ferita che sperava di catturare. Perché per Putin gli ucraini sono russi (di serie B, certo) con i quali l’impero avrà sempre a che fare. Eppoi, a Mosca qualcuno ricorda l’avvertimento del segretario di Stato Powell al presidente Bush junior, prima dell’attacco all’Iraq: «Se rompi il vaso, i cocci sono tuoi». Quale prezzo Putin farà ancora pagare alla Russia per non aver ascoltato i suoi Powell?
”Ma il dovere di impegnarsi per salvare Kiev dal caos permanente risponde anche al più gelido calcolo dei nostri interessi strategici ed economici.”
il dovere (termine fondamentale e ricorrente negli ultimi due giorni infossaniti) o più che altro l’obiettivo…è (è stato, sarà)solo ed esclusivamente quello, per loro… sveglione. Quanto alla reputazione ci penserà Giannini già da ieri a ripulirla… e prima o poi sarà anche il tuo turno. C’è qualcuno che può parlare dí reputazione nel 2026? Giornalisti compresi..
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https://youtu.be/cmIA9zDKlt0?si=-QcURyJj9UBfM2ih
Dai dai, diamogli i soldi a Zelensky così distrugge le raffinerie russe e noi a fine anno pagheremo il gasolio a 3 euro al litro.
Ma andate tutti afanc..o
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“La leadership a Kiev propone, a quanto pare, di riprendere il processo negoziale, ma in realtà fa di tutto perché queste negoziazioni non abbiano luogo”, ha affermato Putin.
JosefSternInformazioniLibere
🇪🇺🇷🇺 «Abbiamo quattromila pagine di piani» — il capo del Comitato militare della NATO Giuseppe Cavo Dragone 🤡 ha dichiarato che l’alleanza ha pronti tre scenari d’azione in caso di guerra con la Russia«Abbiamo quattromila pagine di piani per il fianco orientale. Coprono tutti gli scenari — da una crisi minima o un’interferenza sul nostro territorio fino all’attivazione dell’articolo 5 e alle azioni successive.L’alleanza è pronta, la struttura è pronta. Il personale militare, i sistemi e gli armamenti sono pronti. Naturalmente, ne aumentiamo il numero e li miglioriamo per adeguarci al carattere mutevole delle minacce.Ma tutto il necessario c’è già. Ed è naturale, perché questa alleanza ha 77 anni e per tutto questo tempo si è adattata alle minacce in evoluzione.In caso di attacco, sappiamo cosa fare. E posso dire che oggi, in caso di attacco, loro hanno molto più da perdere che da guadagnare. Questo è assolutamente certo. È in questo che consiste la deterrenza». Clara Statello
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Notizie sulla guerra in Ucraina, [20/09/26, 20:17]
🖼 🇮🇹🏴🇺🇦 BOLOGNA, GUALMINI INCONTRA LA NEONAZISTA UCRAINA “TAYRA”, LEI SI PRESENTA CON LA MAGLIETTA DEI NEONAZISTI DI “KHARTIA”. L’ospite segreto al centro culturale Zonarelli era Yuliia Paievska, che è stata membro dei neonazisti di Pravy Sektor.Sui neonazisti di Khartia leggere il dossier “The Khartia Corps” di Moss Robeson.🌐 Post di Gualmini su Facebook
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Attacco a Mosca📝Come droni e missili si sono diretti verso la capitaleL’attacco ucraino alla regione della capitale è stato pianificato per quasi un mese. Fin dall’inizio di settembre, le forze armate ucraine hanno inviato quasi quotidianamente gruppi di droni verso la capitale con l’obiettivo di individuare le posizioni attuali dei sistemi di difesa aerea e neutralizzarle.Nelle ore precedenti l’attacco, l’intensità è aumentata, e le costellazioni satellitari dei paesi occidentali hanno iniziato a monitorare quotidianamente gli obiettivi strategici a Mosca e nella regione circostante, tra cui la raffineria di Mosca e la centrale termoelettrica n. 22, che sono diventate bersagli dell’attacco notturno.🖍L’attacco del nemico è stato condotto in tre ondate, principalmente attraverso la regione di Bryansk. Nella prima ondata, si presume che volassero droni “esca”, utilizzati per attivare i sistemi di difesa aerea. È difficile, da terra, capire se un drone trasporta o meno una testata (quindi è necessario abbattere tutto).Nella terza e quarta ondata, le forze armate ucraine hanno lanciato i principali droni d’attacco, che si sono avvicinati a Mosca da ovest, sud e est. Inoltre, in concomitanza con questi attacchi, le forze armate ucraine hanno lanciato 10 missili da crociera “Flamingo”, di cui 9 sono stati abbattuti mentre si avvicinavano a Mosca.🚩Inoltre, uno dei missili è stato lanciato dal nemico attraverso la zona di Odintsovo e i quartieri residenziali della regione di Mosca e della capitale, in modo che, in caso di impatto, i detriti con una grande quantità di esplosivo cadessero sulle case (questo è un commento sui frequenti discorsi del tipo “”Sono i nostri fratelli!””).Secondo gli ultimi dati, le unità di difesa aerea hanno rilevato almeno 1300 droni durante l’intero attacco, di cui solo 11 non sono stati abbattuti. Hanno partecipato alle operazioni sia le unità di guerra elettronica che l’aviazione militare e da combattimento.❗️La giornata di oggi non è ancora finita, e il nemico si sta preparando a un nuovo attacco (hanno accumulato scorte per circa un mese), quindi è ancora presto per rilassarsi. Ma una cosa è certa: gli attacchi alla capitale ucraina e alle aree circostanti riprenderanno a breve con nuova forza e intensità, ed è ora di pensare a un’eliminazione più sistematica delle loro capacità energetiche.
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L’Ucraina attacca Mosca durante le elezioni. Nella notte tra il 19 e il 20 settembre Mosca e la sua regione sono state interessate da un attacco di droni ucraini senza precedenti.
Secondo il sindaco della capitale russa, Sergej Sobjanin, le difese russe avrebbero neutralizzato oltre 1.600 UAV sui diversi livelli di difesa, 450 dei quali diretti verso Mosca.Nella regione di Mosca sono state confermate due vittime e diversi feriti. Droni e detriti hanno colpito edifici residenziali, mentre a Kotelniki sono stati interessati tre condomini. Danneggiata anche una struttura all’interno della raffineria di Mosca.Sobjanin ha collegato la portata dell’attacco proprio alle elezioni in corso, sostenendo che l’obiettivo fosse interferire con il voto.Nei giorni precedenti alle elezioni altri attacchi ucraini con droni sono stati effettuati anche a Lugansk e in altre regioni vicine al confine ucraino.
Canale di Andrea Lucidi
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