(Dario Lucisano – lindipendente.online) – «La fantascienza è realtà, bisogna essere pronti al peggio, anche a un conflitto in Europa». Con queste parole la commissaria alle crisi Hadja Lahbib è tornata a lanciare l’allarme bellico, mettendo in guardia i propri cittadini. Lo ha fatto a poche ore dall’attacco informatico che ha colpito sistemi di refrigerazione dei supermercati europei, Italia compresa. L’UE è al momento in una «zona grigia», ha detto Lahbib: «Non siamo in guerra ma nemmeno in pace». Sulla scia di questi ammonimenti, la commissaria ha diffuso nuove indicazioni per preparare i cittadini alle emergenze, riprendendo l’impostazione di quelle presentate lo scorso anno attraverso un video che ricalcava il format social What’s in my bag. La retorica bellica verso cui l’Europa ha virato negli ultimi anni fa da sfondo ai piani di riarmo annunciati. L’UE punta a spendere entro il 2030 una cifra pari a 800 miliardi di dollari in armamenti, mentre latita dai tavoli negoziali, restando ai margini della diplomazia mondiale.

Le dichiarazioni di Lahbib arrivano sulla scia degli ultimi episodi di cronaca che hanno trovato ampio spazio sulle prime pagine dei quotidiani europei. Nei primi due giorni di novembre, sono stati segnalati attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione dei supermercati in diversi Paesi europei, Italia compresa. Due settimane prima, in Francia, la filiera del freddo era stata oggetto di un attacco analogo: diversi impianti frigoriferi della grande distribuzione erano stati manipolati da remoto e impostati in modalità sbrinamento, con temperature che avevano raggiunto anche i 50 °C. Fin dalle prime ore successive agli episodi, l’UE aveva parlato di «un tentativo deliberato di interrompere la nostra catena di approvvigionamento alimentare e di minare la fiducia dei consumatori in essa». Ora il caso torna al centro del dibattito, riportando l’attenzione sul tema della cosiddetta «guerra ibrida».

Il 3 novembre gli attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati sono proseguiti, mentre le indagini nei Paesi coinvolti sono andate avanti. Sulla scorta delle dichiarazioni allarmistiche, la Commissione ha convocato due riunioni di coordinamento con gli Stati colpiti dal sabotaggio informatico: alla prima hanno partecipato la task force interistituzionale dell’UE, l’Agenzia dell’Unione Europea per la cybersicurezza (ENISA), Europol e gli organi competenti dell’esecutivo; la seconda ha coinvolto EU-CyCLONe, la rete europea di collegamento per le organizzazioni di gestione delle crisi informatiche. Parallelamente, la Commissione ha diffuso nuove indicazioni per preparare i cittadini alle situazioni di emergenza: «Quando si verifica una calamità, le prime ore possono fare la differenza. Ogni europeo dovrebbe sapere cosa fare, come proteggere la propria famiglia e come aiutare gli altri», ha affermato Lahbib.

L’impostazione delle nuove raccomandazioni riprende quella delle indicazioni elaborate nel marzo del 2025 e presentate dalla stessa commissaria attraverso un video che ricalcava il format social What’s in my bag («Cosa c’è nella mia borsa»). Nel filmato, Lahbib mostrava il contenuto del proprio kit di sopravvivenza, illustrandone gli elementi con un linguaggio e uno stile tipici dei contenuti di intrattenimento. Le nuove linee guida mirano ad «aiutare le persone e le comunità a prepararsi alle emergenze, incluse le prime 72 ore di una crisi». Tra le indicazioni figura la preparazione di un kit di emergenza contenente beni di prima necessità che consenta ai cittadini di essere autosufficienti per almeno tre giorni. Sono inoltre previsti programmi di «educazione alla preparazione» e iniziative per la «comunicazione dei rischi e delle minacce». La Commissione ha infine annunciato l’istituzione della prima Giornata europea della preparazione, in programma nell’ottobre del 2027.

Insomma: di fronte ai recenti fatti di cronaca, l’esecutivo comunitario ha risposto diffondendo nuove indicazioni che mirano a rendere i cittadini familiari con un contesto di crisi permanente e a normalizzare l’ipotesi di un potenziale conflitto. Una strategia che, sul piano comunicativo, sembra procedere di pari passo con il piano di riarmo europeo, che punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro entro il 2030 attraverso due strumenti principali: il primo prevede la mobilitazione di una cifra fino a 650 miliardi di euro mediante l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che consentirebbe agli Stati membri di aumentare la spesa militare senza essere soggetti ai vincoli del Patto di stabilità; il secondo è il fondo SAFE, che prevede la raccolta sui mercati finanziari di un massimo di 150 miliardi di euro, da mettere a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti.