Sabato a Milano al via Nova, kermesse M5S con la base: oltre la metà chiede pace e stop al riarmo. Bonaccini: “Sostegno finché servirà”

La sfida di Conte al Pd: nel programma 5 Stelle spariscono le armi a Kiev

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – Il M5S non voterà mai a favore di nuove armi all’Ucraina e la due giorni di “Nova” a Milano il 19 e 20 settembre, quando si concluderà il percorso di partecipazione avviato nei mesi scorsi per definire dal basso le priorità di un futuro governo progressista, metterà nero su bianco la linea rossa da presentare al resto della coalizione.

Per Giuseppe Conte l’appuntamento è un passaggio cruciale nella costruzione dell’alternativa e nella definizione dell’identità con cui il M5S intende sedersi al tavolo con Pd e Avs, come anche una sorta di ufficioso lancio della candidatura alle primarie. Il nodo più complesso rimane la guerra in Ucraina. Dai primi dati elaborati durante l’estate emerge una domanda molto netta dalla base. Il tema “stop riarmo/pace” compare in 53 dei 107 report, la metà: è il secondo argomento concreto più ricorrente dopo la patrimoniale, davanti alla transizione energetica, alla casa e alla riforma dell’Irpef. Il numero non misura quanti partecipanti condividano quella posizione, ma certifica quanto la questione attraversi attivisti e simpatizzanti coinvolti da Nova. Il report non entrava ancora nel merito dell’Ucraina e non distingueva tra stop alle nuove armi, opposizione al piano europeo di riarmo, iniziativa diplomatica e cessate il fuoco. Sarà Conte a riempire di contenuti quella richiesta che sta già provocando la reazione immediata dell’area riformista del Pd. «Continueremo a sostenere l’Ucraina anche dal punto di vista militare finché ce ne sarà bisogno, ma bisogna arrivare il prima possibile a trovare la pace certa, giusta e duratura», commentava ieri il presidente dem, Stefano Bonaccini. Il capogruppo al Senato del Pd Francesco Boccia spiega: «Siamo contrari al riarmo nazionale, per la difesa comune europea e per un rilancio dell’azione diplomatica».

Da via di Campo Marzio ribadiscono che non è in discussione il sostegno all’Ucraina e alla sua popolazione, ma l’approccio per risolvere un conflitto che da oltre quattro anni sta segnando l’Europa. «Alimentare la guerra non servirà a nessuno. Non possiamo proporci come alternativi a Meloni se poi sulla politica estera seguiamo lo stesso schema», è il ragionamento che si fa nel M5S. È lo stesso approccio di Avs alla questione, ma i rossoverdi sono convinti che un punto di caduta si troverà, a partire dalla piena trasparenza negli eventuali aiuti (oggi i pacchetti sono secretati) e dalla natura strettamente difensiva del sostegno.

La questione pace sarà oggetto di un dibattito sabato, con ospite l’analista Jeffrey Sachs (dato presente anche a Orvieto nella due giorni di Roberto Vannacci e Gianni Alemanno). Jeremy Rifkin, sempre sabato, parlerà di economia e ambiente. L’economista Kenneth Galbraight discuterà di beni comuni. Attesi anche Yanis Varoufakis e Tomaso Montanari. La due giorni si concluderà con Conte, il quale fra le altre cose metterà sul piatto la proposta di una legge sul conflitto di interessi, considerata imprescindibile e ovviamente tarata in chiave anti-Renzi. La sua collocazione nel centrosinistra non sembra veramente in discussione, ma almeno dal Movimento gli si manderà un segnale chiaro. Anche perché la base dei 5 Stelle vorrebbe le barricate contro l’ex segretario del Pd. «La presenza di Renzi in una coalizione è un fattore sottrattivo per il campo progressista. Il suo consenso – dice Chiara Appendino, già vicepresidente – è ancorato da mesi al 2 per cento: porta pochi voti al centro e ne fa perdere molti di più». Di sicuro Conte, rispetto a Elly Schlein, è facilitato sulle questioni interne. Se la segretaria dem ha equilibri complessi di cui tenere conto dentro il Pd, per il presidente del Movimento la macchina del partito è pronta a partire con i temi che usciranno da Nova. Moderato o radicale, alla bisogna, l’obiettivo è chiaro: tornare a Palazzo Chigi.