(dagospia.com) – Che cosa si prova a diventare una gallina lessa, una lingua in salmì, uno zampetto con mostarda?
Dopo fiori e onori, salamelecchi e aggettivi lecca-lecca, dopo fiumi di inchiostro versati, dopo infuocati entusiasmi, si riesce davvero a scendere nell’inferno del potere perduto, sbattuti in un “carrello di bolliti misti”, provare a poggiare le chiappe sulla poltrona e ritrovarsi col culo per terra?
Nemmeno il suo “ideologo” e futuro suocero Denis Verdini, colui che suggerì la malsana idea di una Lega nazionale, riesce più a far ragionare Matteo Salvini.
Si racconta che alla presenza di un parlamentare di punta della Lega, il leader del partito fondato da Umberto Bossi, nonché vice-premier e ministro delle Infrastrutture, si sia talmente imbufalito all’ipotesi di disinnescare la questione Vannacci infilando nella nuova legge elettorale il ballottaggio (idea partorita dai capoccioni di Fratelli d’Italia), da digitare il numero di Giorgia Meloni e sbraitare: “Tolgo la fiducia al governo!”.
E questa è solo una delle tante “uscite” fuori di sinapsi del “gran bollito lombardo” che si sussurrano nei palazzi romani del potere.
Del resto, davanti allo spappolamento del Carroccio, diventato un cartoccio che raccatta a mala pena il 6 per cento, sconquassato da una linea politica sovranista e populista in salsa trumputiniana, a cui si è sommato l’infausto arruolamento di Vannacci, tale condizione di alterazione psicologica va pure capita.
E diventa sempre più difficile per Salvini superare l’assedio dei governatori e dei dirigenti del Nord, capeggiati da Attilio Fontana e da Massimiliano Romeo, che hanno in mano il bacino elettorale lombardo-veneto.
Tra dieci giorni, occhi puntati sul pratone di Pontida, dove domenica 20 settembre potrebbe succedere di tutto, dato che di solito la kermesse vede in maggioranza la presenza dei leghisti del nord-est, i più incazzati con Salvini.
Tutto è appeso a un fattore: il fidanzato di Francesca Verdini riuscirà a trovare un accordo con Fontana e Romeo?
(Come per il Pd con la Schlein, sbattere fuori il segretario di un partito a pochi mesi dal voto politico sarebbe un suicidio).
Una situazione da allarme rosso che sta mandando in fibrillazione gli otoliti della fu “Giorgia del Due Mondi”. Sarebbero avvenute interlocuzioni fra la premier e quello che resta del gotha salviniano, Durigon e Calderoli: “Parlate voi con i governatori, trovate un accordo o davvero rischia di cadere il governo…”.
Le angosce della Fiamma Magica di Palazzo Chigi hanno più di una ragione: subito dopo Pontida sbarcherà alla Camera la legge elettorale (l’inizio della discussione è calendarizzato per il 28 settembre) e la votazione si svolgerà a scrutinio segreto.
E come è già successo, con i tanti parlamentari che ormai sono certi che non verranno ricandidati, il rischio di andare sotto a causa dei franchi tiratori non è per niente da escludere.
Anche perché, allo stato di casino totale della Lega, si accompagna lo stato di guerriglia dell’altro alleato della maggioranza, Forza Italia.
Fatti fuori i suoi bracci esecutivi Barelli e Gasparri, il primo “maggiordomo di Giorgia”, Antonio Tajani, è finito nel tritacarne degli Occhiuto, Zangrillo, Mulè che, coltello fra i denti, stanno vivendo ore di tensione in attesa del voto dell’elezione supplettiva in Calabria, prevista per il weekend successivo a quello di Pontida, il 27-28 settembre. Se il candidato azzurro viene fatto nero, anche qui, potrebbe succedere la qualsiasi.
I prossimi giorni saranno duri per l’Armata Branca-Meloni ma se, come al solito in Italia, tutto si arrangia e si risolve nel nome del santo potere (“‘A Fra’ che te serve?”), poi arriverà la discesa e quindi la pacchia.
Grazie a un forte gettito fiscale, l’Italia ha ottime probabilità di uscire dallo stato di infrazione del 3%. A quel punto, apportando nella finanziaria un opportuno spostamento di bilancio, Giorgia Meloni si travestirà da Befana e ci inonderà di balocchi e profumi…


Che coppia. Il bolso verde che si muove con la mano della megera legata alla destra, e il cellulare artigliato alla sinistra. Tutti e due con il sorriso stampato.
E il suocero galeotto e il genero ai servizi sociali (in un paese serio sarebbero in galera entrambi).
E ovviamente, SALVINI è quello che ha rivendicato la richiesta di buttare fuori Ranucci perché frequenta lavitola, mica come lui che è accasato da Denis! Incredibile faccia di tolla.
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Che cazzate scrive dagospia. Non fu Denis Verdini a suggerire a Matteo Salvini della lega nazionale.
L’idea di trasformare il partito da movimento strettamente settentrionale (Lega Nord) a forza politica nazionale e sovranista è nata molto prima che iniziasse la relazione tra Salvini e Francesca Verdini.
La cronologia degli eventi chiarisce la dinamica:
Nascita del progetto nazionale (2013-2017). Dicembre 2013: Matteo Salvini diventa segretario della Lega Nord. Fine 2014: Salvini fonda il movimento parallelo “Noi con Salvini” per raccogliere voti nel Centro e nel Sud Italia. Dicembre 2017: Viene depositato il simbolo della “Lega per Salvini Premier”, sancendo definitivamente l’eliminazione della parola “Nord”.
Gli ideologi storici: Gli artefici teorici e strategici di questa svolta “nazional-populista” (ispirata al Front National francese) sono stati principalmente l’economista Claudio Borghi, e l’economista Alberto Bagnai
e il responsabile della comunicazione dell’epoca, Luca Morisi (l’ideatore della strategia social nota come “La Bestia”).
Marzo/Aprile 2019: Matteo Salvini e Francesca Verdini ufficializzano la loro relazione. In quel momento, la “Lega Nazionale” era già una realtà consolidata ed era il primo partito italiano, tanto da raggiungere il 34% alle elezioni europee del maggio 2019.
Il ruolo di Denis Verdini: è “Consigliere” politico, non ideologo. Il ruolo di Denis Verdini come “padre nobile” dietro le quinte è iniziato proprio dopo il 2019, in virtù del legame familiare.
I retroscena politici dell’epoca e successivi evidenziano che: Verdini non ha dettato la linea ideologica (che era già sovranista), ma ha agito come “gran tessitore” e stratega istituzionale.* Avendo una lunghissima esperienza come coordinatore di Forza Italia e mediatore parlamentare, Verdini ha iniziato a dare consigli a Salvini sulla gestione delle alleanze, sulla scelta dei candidati per le elezioni regionali e sui rapporti con i palazzi romani.
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Verdini porta jella. https://www.panorama.it/attualita/politica/la-parabola-di-denis-verdini
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