(Andrea Zhok) – Le reazioni isteriche di sconforto – ma anche quelle ingenue di soddisfazione – per il trionfo dell’AFD in Sassonia meritano un paio di riflessioni.

1) Chi parla come il solito disco rotto di “minaccia fascista dell’Ultradestra tedesca” dovrebbe aggiornare il software. Categorie come “fascismo” sono inutili per capire la realtà odierna e lo sono da decenni. Parlare di minaccia fascista per un partito che ha affrontato questa campagna elettorale con un manifesto in cui campeggiano le parole Frieden (Pace), Freiheit (Libertà), Demokratie (Democrazia) dovrebbe richiedere qualche riflessione aggiuntiva per non essere ciò che invece sono: cortine fumogene.

2) La AFD da quando nasce nel 2013 ha attraversato molte difficoltà, alcune debacle, fratture interne e mutamenti significativi di linea su punti importanti (es.: posizione su Israele, sull’UE, sul rapporto con gli USA, ecc.) La sua recente ascesa deve essere letta alla luce del tracollo devastante di quello che è stato il partito-stato tedesco cioè i cristiano-democratici (CDU-CSU). Rispetto ad una politica esplicitamente autodistruttiva e guerrafondaia come quella di Merz, l’AFD appare come un’istanza conservatrice nel senso classico di “prudente buon senso”, altro che radicalismo estremista. L’AFD è identificata in prima istanza come il partito che vuole riallacciare i rapporti con la Russia e smettere di alimentare il conflitto con l’Ucraina.

3) Il secondo tema su cui l’AFD si caratterizza e sfonda (non solo nella Germania Est: i sondaggi la danno oggi primo o secondo partito a livello nazionale) è la posizione di allarme rispetto alla questione migratoria. Si tratta di una tendenza generale in tutta Europa, da Farage in UK al Rassemblement National in Francia a VOX in Spagna. Il tema è complicatissimo nei dettagli ma semplice nella sua cornice generale: i mutamenti rapidissimi, vasti e sostanzialmente incontrollati della composizione etnica e culturale europea dovevano suscitare conflitti e reazioni di ripulsa, e lo hanno fatto. Questo per mille motivi, dagli attriti tra costumi incompatibili alla competizione lavorativa. Solo gente deformata dall’ideologia poteva pensare che ciò non accadesse. Sta accadendo da anni. Sta crescendo. E l’imbecillità di chi continua a spiegare che “è solo un problema di percezione” (o addirittura che è mero “razzismo da sradicare”) non fa che peggiorare la situazione e consegnare la popolazione ad interpretazioni grezze, ma chiare.

4) Qual è il vero problema dell’AFD? È l’autoritarismo e il rifiuto della volontà popolare? Sono le adunate con le fiaccole? È il culto della guerra? No, tranquilli, tutte queste cose sono già ampiamente sdoganate in Germania dai partiti di governo.

Il problema di movimenti come AFD (e suoi omologhi europei) è che la loro critica al sistema che ci sta portando tutti al tracollo economico e alla guerra è moderaticcia, timida e parziale. Criticano l’UE, ma insomma, senza esagerare (dopo tutto gli fa gioco per tenere a catena corta l’Europa meridionale). Criticano il liberalismo sociale, ma abbracciano quello economico. Vogliono il mercantilismo dei tempi d’oro, di quando bullizzavano la Grecia, ma lo vogliono senza le conseguenze nei movimenti di merci e forza-lavoro. Come tutti questi movimenti in Europa, vogliono che qualcuno gli pulisca i cessi in cambio di pane e cipolla, ma poi vogliono che sparisca dalla vista, che disturba.

Il problema di tutti questi movimenti non è che sono troppo radicali, è che non lo sono abbastanza. Sono essenzialmente paraculi, destinati ad essere gate-keeper, cioè a convogliare verso obiettivi deboli e comodi la ragionevole, istintiva, rivolta delle masse, senza cambiare una virgola del sistema (sociale, culturale, economico).