“UNA LEGGE NAZIONALE PER LA RINASCITA DEI PICCOLI BORGHI”

GUARDIA SANFRAMONDI – Le aree interne non possono tornare al centro dell’attenzione soltanto durante le campagne elettorali. Se davvero si vuole contrastare lo spopolamento dei piccoli borghi, è arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni alle scelte concrete.

A sostenerlo è Fiorenza Ceniccola, vice sindaco di Guardia Sanframondi, che lancia una proposta rivolta al Governo, al Parlamento e alla Regione Campania, una legge nazionale per la rinascita dei piccoli borghi e il ripopolamento delle aree interne, accompagnata da un grande piano pluriennale di rigenerazione dei centri storici e dei territori più fragili.

“Le aree interne – sottolinea Ceniccola – tornano ciclicamente al centro del dibattito politico, salvo poi essere rapidamente dimenticate una volta chiuse le urne. È quanto rischia di accadere anche dopo le recenti elezioni regionali in Campania, nonostante gli impegni assunti durante la campagna elettorale e l’ipotesi di una specifica delega o di un assessorato alle Aree interne. Ora, però, è il momento di passare dalle parole ai fatti”.

L’appello arriva da chi amministra direttamente uno dei territori che più di altri conoscono il problema.
“Parlo da amministratrice di un piccolo Comune – spiega Ceniccola – e quindi da una posizione che mi consente di vedere ogni giorno gli effetti concreti dello spopolamento. Non parliamo soltanto di numeri: parliamo di giovani che partono, di attività commerciali che chiudono, di servizi che diventano sempre più difficili da garantire, di case che restano vuote e di comunità che progressivamente si impoveriscono”.

La proposta nasce anche dalle recenti parole pronunciate dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Matteo Zuppi, durante l’assise dei vescovi delle aree interne svoltasi a Benevento, secondo cui proprio dalle aree interne possono arrivare “germogli di crescita per l’intero Paese”, attraverso percorsi condivisi e programmi di ampio respiro.

Un richiamo che si aggiunge alle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha più volte sottolineato la necessità di fare di più per le aree interne e di non rassegnarsi al declino di un patrimonio di persone e territori che appartiene all’intera Italia.

“Di fronte a questi richiami – afferma Ceniccola – non servono altre dichiarazioni. Serve una decisione politica. E serve adesso, prima che per molti territori diventi troppo tardi, ma non basta spendere di più. Bisogna spendere diversamente”

Secondo la vice sindaco di Guardia Sanframondi, gli strumenti messi in campo negli ultimi anni hanno rappresentato segnali importanti, ma non sono riusciti a invertire una tendenza demografica ormai strutturale.
“La legge sui piccoli Comuni, la Strategia nazionale per le aree interne e i diversi programmi di finanziamento hanno certamente avuto un ruolo importante – osserva Ceniccola – ma il problema è che continuiamo troppo spesso ad affrontare il fenomeno per singoli pezzi”.

“Possiamo restaurare una piazza, recuperare un edificio, sistemare una strada. Ma se nello stesso territorio contemporaneamente chiudono una scuola, diminuiscono i servizi sanitari, scompaiono i negozi e i giovani continuano ad andare via, non abbiamo fermato lo spopolamento”.

Da qui la necessità di cambiare prospettiva.
“Non è sufficiente spendere di più. Bisogna spendere diversamente. Bisogna costruire una strategia nazionale nella quale urbanistica, patrimonio, servizi, lavoro, fiscalità e politiche demografiche siano finalmente parte di un unico progetto”.
L’idea: un “Piano Malraux italiano”
Ed è qui che entra in gioco il modello francese.

“Dobbiamo avere il coraggio di guardare anche alle esperienze che hanno funzionato fuori dall’Italia – continua Ceniccola – e penso in particolare alla legge Malraux del 1962”. La legge francese introdusse strumenti destinati a proteggere e rigenerare interi quartieri storici attraverso piani organici di salvaguardia e valorizzazione, accompagnando la tutela del patrimonio con la riqualificazione degli immobili e, nel tempo, con incentivi fiscali alla restaurazione.

“Non dobbiamo copiarla meccanicamente – precisa Ceniccola – ma possiamo trarne una lezione fondamentale, un borgo non si salva intervenendo su un edificio alla volta. Si salva quando si ricostruisce un progetto complessivo di vita del territorio.”
Da qui la proposta di un “Piano Malraux
italiano”, destinato ai piccoli borghi dell’Appennino e delle aree interne, con particolare attenzione alle realtà del Mezzogiorno.
“Immagino un grande programma nazionale di rigenerazione dei centri storici e dei tessuti urbani dei piccoli Comuni – spiega – che consenta di recuperare gli immobili abbandonati, riqualificare gli spazi pubblici, valorizzare l’architettura e il paesaggio e, nello stesso tempo, creare le condizioni perché quelle case tornino a essere abitate e quei luoghi tornino a produrre economia”.
Cinque priorità
La proposta dovrebbe poggiare, secondo Ceniccola, su cinque grandi direttrici.
Primo: recuperare i borghi.
Un grande programma pluriennale per la rigenerazione dei centri storici, il recupero degli immobili abbandonati, la riqualificazione degli spazi pubblici e la tutela del patrimonio architettonico e paesaggistico.
Secondo: riportare persone.
Incentivi per giovani coppie e famiglie, nuovi residenti, professionisti, lavoratori da remoto e cittadini che vogliono tornare nei paesi di origine.
Terzo: garantire i servizi.
Scuola, sanità territoriale, trasporti, servizi sociali e connessione digitale devono essere considerati una condizione essenziale per poter scegliere liberamente di vivere in un piccolo Comune.
Quarto: creare lavoro.
Servono incentivi per imprese, artigiani, agricoltori, commercianti e professionisti, puntando sulle vocazioni dei territori e sulla capacità dei borghi di generare nuova economia.
Quinto: garantire risorse per un periodo lungo.
Non una successione di bandi occasionali, ma un vero Fondo nazionale pluriennale per la rinascita dei piccoli borghi, con risorse certe e programmate per almeno dieci anni.

“I nostri piccoli Comuni non chiedono assistenzialismo. Chiedono una possibilità.Possiedono un patrimonio straordinario di storia, cultura, ambiente, paesaggio, tradizioni, produzioni agricole e artigianali. Ma soprattutto possiedono comunità che continuano a resistere”.

Fiorenza Ceniccola