SALVINI, CHIEDERÒ AGLI ALLEATI DI VOTARE NO ALL’EMENDAMENTO SUL BALLOTTAGGIO

(ANSA) – “Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no. Si vota in un giorno, chi vince vince e governa per cinque anni chi perde perde. Non sento la necessità di ballottaggi”. Lo dice il vicepremier Matteo Salvini a margine della visita al comando di Stazione dei Carabinieri di Roma-Alessandrina nel quartiere Torre Maura della capitale.
E alla domanda se chiederà alla maggioranza di non votare l’emendamento Pera per introdurre il ballottaggio il leader della Lega risponde: “sì”. A chi invece chiede se veda o no rischi di nuove spaccature nell’iter di approvazione della nuova legge elettorale il leader della Lega precisa: “No. E la legge elettorale occupa pochissimo tempo delle mie giornate”.
VANNACCI, CENTRODESTRA ORA NON VUOLE IL BALLOTTAGGIO PERCHÉ HA CAPITO CHE CI RAFFORZA
(ANSA) – “Prima il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che Futuro Nazionale corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo.
Senza parlare con noi, senza riconoscere il nostro consenso e senza accettare le nostre idee. Poi hanno fatto due conti. Hanno capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto “voto utile”, ancora più italiani sceglierebbero Futuro Nazionale.
E hanno scoperto un’altra cosa: i voti degli italiani appartengono agli italiani. Non ai partiti che pensano di poterli incassare automaticamente. Così la trappola anti-Vannacci rischia di trasformarsi in un regalo a Futuro Nazionale.
E ora pensano di fermare persino il ballottaggio. Ieri il ballottaggio per fermarci. Oggi vogliono fermarlo perché ci rafforza. Cambiano formule, soglie e regole. Ma non possono cambiare la volontà degli italiani”. Lo scrive sui social il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, parlando della legge elettorale e dell’ipotesi di inserire il ballottaggio.
Legge elettorale: Lega e FI vs FdI. Boccia stoppa i mal di pancia Pd
Sul ballottaggio un emendamento solo di Pera. “II 2° turno? per noi è storia vecchia”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – La legge elettorale funziona come i vasi comunicanti. Più la destra ne discute e la cambia, più si spacca: tanto da affondare (quasi) l’ipotesi del ritorno dei ballottaggi. Per di più, con l’effetto di ricompattare tutto il campo largo, da Pd e Cinque Stelle agli italovivi: uniti sugli emendamenti in Senato per affossare il Melonellum, a cominciare da quello che reintroduce le preferenze per l’elezione di tutti parlamentari. Questo racconta il martedì in cui i partiti spiegano i propri emendamenti. Con le destre che si spaccano in pubblico, al punto che la proposta per inserire i ballottaggi, a cui Fratelli d’Italia aveva pensato per poter fare a meno di Roberto Vannacci in coalizione, viene presentata solo dal meloniano Marcello Pera. La Lega era e resta contrarissima: ha paura che nel primo turno Vannacci la cannibalizzi. E se per giunta nel secondo turno il centrodestra dovesse perdere, il Carroccio riporterebbe in Parlamento solo un pugno di eletti. Ma anche Forza Italia non presenta un proprio testo sul tema, pur avendo fatto capire di essere favorevole. Così perfino FdI alla fine lascia solo l’ex presidente di Palazzo Madama, come ammette il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo: “Pera ha presentato l’emendamento a titolo personale. Lo valuteremo come gli altri, i tempi sono abbastanza stretti”.
Si cammina sulle uova, nella maggioranza. “La verità è che sono spaccati su tutto” infierisce il capogruppo dem Francesco Boccia, che bolla come “un tentativo di inseguire Vannacci” l’emendamento di Pera: “È il ballottaggio di Meloni contro il generale”. Nella conferenza stampa delle opposizioni in Senato, il Fatto gli ricorda che anche voci sparse nei dem – con in prima fila il costituzionalista ed ex parlamentare Stefano Ceccanti – vorrebbero l’introduzione del secondo turno. Ma per Boccia “sono discorsi di 30 anni fa: quando chiedevamo il ballottaggio, pensavamo a un bicameralismo diverso da quello attuale”. Dopodiché il punto rimane che le opposizioni contestano tutta la legge, “chiaramente incostituzionale” come scandiscono il dem e i suoi omologhi del Movimento e di Avs, Luca Pirondini e Tino Magni. In collegamento c’è anche la renziana Raffaela Paita. “E anche Più Europa sostiene i nostri emendamenti” spiegano. Oltre 700, che oltre alle preferenze reintroducono i collegi uninominali e cancellano l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale, “in contrasto con le prerogative del presidente della Repubblica”. Infine, chiedono la parità di genere per i capilista e di cancellare l’articolo con cui le destre vogliono ridisegnare la circoscrizione Estero. Ma poi c’è anche il messaggio politico. Per dirla come il 5Stelle Pirondini, “non è normale che invece del costo dei carburanti e dei libri di testo scolastici, il Parlamento sia costretto a occuparsi della legge elettorale”. Ma ora che succede? Boccia insiste: “Questa legge non regge, e non è solo questione di ballottaggio: in tanti nella maggioranza non vogliono proprio questo impianto”. Ergo, “se non capiscono di doversi fermare rischiano di andare a sbattere”. Magari non in Senato, dove non si potrà votare a scrutinio segreto. Ma a Montecitorio sì, eccome.
Nell’attesa, FdI presenta due emendamenti che incuriosiscono: uno propone di innalzare la soglia di sbarramento dei voti validi dall’1 al 2 per cento, mentre un altro abbassa la soglia per il premio di governabilità dal 42 al 41 per cento dei voti.
A sinistra invece si ragiona su una manifestazione contro la legge. “Per ora non ne abbiamo parlato” dice Boccia. Ma Riccardo Magi (Più Europa) rilancia: “Ritroviamoci in piazza”.
