(Salvatore Toscano – lindipendente.online) – Di fronte ai venti di guerra e con la diplomazia ormai in soffitta, i Paesi europei affilano le armi, cercando di convincere i giovani a intraprendere la carriera militare. Non è un compito semplice: sondaggi e proteste fotografano nei ragazzi europei il generale sentimento di avversione all’arruolamento in caso di guerra. Con tempi e modalità differenti, gli eserciti europei si sono mossi per rendere seducente il servizio militare. In Germania, da settimane, le forze armate stanno provando ad attrarre giovani facendosi pubblicità sugli incarti dei kebab. L’Italia sta puntando forte sulla comunicazione social, non lesinando riferimenti alla cultura pop per far diventare la divisa virale. In questi tempi di riarmo, Roma punta a raccogliere i frutti del processo di militarizzazione del sapere intrapreso da anni con la presenza nelle scuole e nelle università.

La questione del servizio militare è affrontata in Europa da diverse angolazioni. Dieci Paesi membri dell’UE sono dotati di leva obbligatoria, mentre altri hanno deciso di puntare su un servizio volontario. Di recente il Belgio ha lanciato un programma di arruolamento a cui hanno risposto 3248 ragazzi per 500 posti disponibili. La speranza del Ministero della Difesa è che, dopo l’anno di ferma volontaria, diventino riservisti o scelgano in via definitiva la carriera militare. Per pubblicizzare il programma, le autorità belghe hanno inviato nel novembre del 2025 quasi 150mila lettere ad altrettanti diciassettenni, che quest’anno avrebbero raggiunto la maggiore età. L’obiettivo? “Sensibilizzarli sulla Difesa”, come dichiarato dal ministro Theo Francken, firmatario della missiva. Per settimane sono stati organizzati nel Paese banchetti informativi, accompagnati dalla promozione via social. Oltre a sottolineare lo spirito patriottico dell’iniziativa, i promotori non hanno mancato di mettere in evidenza i vantaggi materiali dell’arruolamento, come uno stipendio mensile netto di circa 2000 euro o la copertura delle spese sanitarie.

Quest’anno la Germania ha introdotto un meccanismo di leva obbligatoria per i cittadini maschi nati dal 1° gennaio 2008, che devono registrarsi presso le forze armate e sostenere delle prove di idoneità. In caso di esito positivo, è previsto l’arruolamento volontario dalla durata minima di sei mesi. L’aspetto cruciale della legge approvata sul finire del 2025 consiste nel fatto che se il numero di volontari non sarà sufficiente, scatterà un meccanismo di selezione coatta attraverso un sorteggio, la cosiddetta “coscrizione obbligatoria in base alle necessità”. Una soluzione ibrida che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe rafforzare la Bundeswehr, alle prese con carenze strutturali di personale. In questa direzione vanno letti anche i tentativi di rendere il servizio militare più attraente per i giovani. Nelle ultime settimane l’esercito ha lanciato una campagna di reclutamento sfruttando uno dei luoghi più frequentati dai giovani: le kebabberie. Gli incarti con motivi mimetici dotati di un codice QR rimandano direttamente al sito delle forze armate tedesche e alle opportunità lavorative attive.

L’Italia si sta preparando da anni a questo momento di incertezza internazionale. Conta sull’articolato processo di militarizzazione della scuola e delluniversità, a cui abbiamo dedicato diversi articoli. A ciò si affianca un più recente cambio nella strategia social, accomunata dal medesimo obiettivo: rendere più attraente la carriera militare. Si vai dai reel quotidiani col “buongiorno” degli agenti alla costruzione di campagne virali, come quella lanciata a maggio dai Carabinieri. Attingendo dalla cultura gaming e utilizzando un linguaggio pop, i Carabinieri hanno pubblicato un video che ritraeva un agente intento a vestirsi e armarsi, accompagnato dalla descrizione: «Scegli la tua skin. Poi entra in partita e dimostra di meritarla». Non mancano poi le collaborazioni con divulgatori e influencer pubblicate sulle varie piattaforme social.

Il ministero della Difesa punta a incrementare l’organico delle forze armate fino a 40mila unità entro la fine del 2033. A quest’obiettivo risponde il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri e in attesa di iniziare l’iter in Parlamento.