Padre di almeno quattordici figli, il miliardario rilancia la tesi di James Lucas e torna sulla convinzione che lo accompagna da anni: il crollo della natalità minaccia la sopravvivenza delle civiltà

(Marina Palumbo – lastampa.it) – Undici parole, un impero e una paura molto contemporanea. «The reason Rome fell was because they stopped making Romans», ha scritto Elon Musk su X: «La ragione per cui Roma cadde è che smisero di fare romani». Vale a dire figli, nuovi cittadini, persone alle quali consegnare il futuro dell’impero.
Musk non ha lanciato la frase nel vuoto. Nel post pubblicato sabato 22 agosto ha rilanciato una lunga riflessione di James Lucas, autore e divulgatore che attraverso la newsletter Beauty is truth racconta storia, arte, architettura e natura. Il suo punto di partenza è semplice: «Pensiamo che il crollo della natalità sia un problema moderno. Non lo è».
Il meccanismo, nella ricostruzione di Lucas, si ripete da secoli. Una società raggiunge il vertice della ricchezza e dell’agio e proprio allora le persone smettono di fare figli. A quel punto né leggi, né incentivi, né somme di denaro sembrano capaci di riportarle indietro. Accadde già a Roma duemila anni fa, sostiene, quando l’uomo più potente del mondo provò a ordinare per legge qualcosa che neppure un imperatore era in grado di ottenere.
Quell’uomo era Augusto. Al termine delle guerre civili, mentre Roma si preparava a vivere una delle stagioni più potenti e prospere della sua storia, l’imperatore si preoccupò del numero ridotto di matrimoni e figli soprattutto fra le classi più ricche. Nel 18 avanti Cristo arrivò la Lex Iulia de maritandis ordinibus; nel 9 dopo Cristo la Lex Papia Poppaea la rafforzò e in parte la corresse. L’obiettivo era incoraggiare il matrimonio, contrastare il celibato e aumentare le nascite.
Gli strumenti scelti erano meno sentimentali. Gli uomini fra i 25 e i 60 anni e le donne fra i 20 e i 50 che non si sposavano potevano subire pesanti limitazioni sulle eredità e sui lasciti; anche le coppie senza figli vedevano ridotta la quota che potevano ricevere. Chi invece si sposava e metteva al mondo bambini otteneva vantaggi, precedenze nella carriera pubblica e privilegi giuridici. Alle donne libere con almeno tre figli — quattro se liberte — poteva essere riconosciuto lo ius trium liberorum, che le sottraeva fra l’altro alla tutela maschile. Alla stessa stagione legislativa apparteneva la Lex Iulia de adulteriis coercendis, con la quale l’adulterio usciva dalla sola dimensione familiare e diventava un reato pubblico. Le diverse leggi formavano insieme il progetto augusteo di intervenire sulla vita privata dei romani.
La storia non manca di una piccola ironia: secondo Cassio Dione, Marco Papio Mutilo e Quinto Poppeo Secondo, i due consoli che diedero il nome alla Lex Papia Poppaea, non erano soltanto senza figli. Non erano nemmeno sposati.
Lo stesso Cassio Dione, scrivendo molto tempo dopo i fatti, racconta una scena quasi teatrale. Durante alcuni giochi pubblici, i cavalieri romani avevano chiesto con insistenza l’abolizione delle norme contro celibi e coppie senza figli. Augusto li convocò nel Foro e li divise in due gruppi: da una parte gli uomini sposati e i padri, dall’altra tutti gli altri. I secondi risultarono molti di più.
Nel discorso che lo storico attribuisce all’imperatore, Augusto arrivò ad accusarli di «commettere omicidio» non generando i propri discendenti e di tradire Roma rendendola sterile. Una città, sosteneva, è fatta di esseri umani, non di case, portici e piazze vuote. Poi aumentò i premi destinati ai genitori e rese più severe le conseguenze per gli altri. Cassio Dione racconta anche le resistenze e i tentativi con cui Augusto cercò inutilmente di convincerli.
Neppure la pressione dell’imperatore bastò. Svetonio riferisce che le norme furono accolte tanto male da dover essere attenuate e che alcuni cercarono di aggirarle fidanzandosi con ragazze troppo giovani per il matrimonio o cambiando moglie di frequente. Tacito, ancora più amaro, scrisse che la legge non era riuscita a rendere popolari il matrimonio e la famiglia: non avere figli continuava a essere di moda, mentre aumentavano soprattutto gli informatori pronti a denunciare chi violava le disposizioni.
È su questo fallimento che Lucas costruisce il parallelo con il presente. Al suo post accompagna una curva della popolazione romana che, dopo aver raggiunto il culmine, comincia a scendere. La conclusione è che nemmeno il potere di Augusto riuscì a invertire la tendenza: se non ce la fece un impero capace di distribuire premi, imporre sanzioni e mettere mano alle eredità, difficilmente potranno farlo i governi moderni.
La parte documentata del racconto finisce però qui. Che Augusto fosse allarmato e che le sue leggi incontrassero resistenze è certo. Molto più difficile è stabilire quanto abbiano inciso sulle nascite. Lo storico Andrew Wallace-Hadrill osserva che mancano le statistiche demografiche necessarie per ricostruire l’andamento reale: persino i censimenti romani non permettevano di distinguere l’aumento dovuto ai nuovi nati da quello prodotto dalla liberazione degli schiavi e dalla concessione della cittadinanza. L’efficacia di quelle norme resta quindi oggetto di dibattito tra gli storici .
Ancora più lungo è il salto fra la crisi della natalità denunciata da Augusto e la caduta di Roma. Quelle leggi furono promulgate all’inizio dell’impero; la deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente arrivò nel 476, oltre quattro secoli e mezzo più tardi, dopo guerre civili, epidemie, perdita di territori, crisi finanziarie e militari e invasioni. La bassa natalità di alcune classi romane può aver partecipato alle trasformazioni demografiche dell’impero. Non basta, da sola, a spiegarne la fine.
Peraltro Roma continuò a “fare romani” anche in un altro modo. Nel 212 l’imperatore Caracalla concesse la cittadinanza a quasi tutti gli abitanti liberi dell’impero attraverso la Constitutio Antoniniana. Con un solo provvedimento, persone nate in province lontanissime divennero romane senza bisogno di discendere dalle antiche famiglie della capitale. L’identità romana, a quel punto, era ormai politica e giuridica oltre che familiare.
Per Musk, comunque, non si tratta di una convinzione nuova.
Il miliardario – apertamente pronatalista – ha avuto almeno quattordici figli pubblicamente noti con quattro donne; tredici sono viventi, perché il primogenito Nevada Alexander morì a dieci settimane. Mentre da anni indica nel crollo demografico uno dei maggiori pericoli per il futuro dell’umanità, nella propria vita ha seguito con una certa coerenza la traiettoria opposta.
Nel 2024, durante un’intervista con Lex Fridman, aveva già sostenuto che le civiltà, dopo un lungo periodo di prosperità, tendono a fare meno figli. «Se una civiltà non mantiene almeno il proprio numero, scomparirà», aveva spiegato. Il nuovo post è quindi meno una scoperta storica e più la conferma di una delle sue preoccupazioni più costanti.
Più che dirci perché Roma cadde, quelle undici parole raccontano così che cosa Musk teme oggi: una civiltà capace di arrivare in cima e, una volta raggiunto il benessere, di non lasciare nessuno a cui consegnarlo.
Se non fosse che questi soggetti sono accecati da un delirio di onnipotenza che li rende intollerabili, ci sarebbe da chiedere loro come mai, vista questa fissazione della super natalità in un mondo già superaffollato e in crisi di risorse, quando sono gli stessi che finanziano le guerre, negano il cambio climatico, affamano i poveri, rifiutano la minima tassa sui loro spaventosi patrimoni, vorrebbero azzerare lo stato sociale e non fanno nulla per favorire le famiglie mentre non esitano a strappare loro speranza e futuro.
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Ma lui tra le righe sta dicendo che sono i ricchi a non fare abbastanza figli.
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È triste,doloroso,imbarazzante dargli ragione ma è proprio così.Cresciamo cani e gatti per ordine superiore ( TV,media usadiretti da decenni ) ma non facciamo figli . Non so se voluto o frutto d’imbecillita’ di chi preso dall’ avidità non riesce a prevedere che certi business non sono coerenti con la continuazione della specie , ma comunque i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non più reclam per biscotti Plasmon o pannolini Linus ma KitKatve fra poco dentiere per cani ( che fra l’ altro non pagano contributi sociali). Questione economica delle famiglie ? Non credo.
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Nessuno tranne 8,5 mld di persone. Ma meno male che ci sono i figli di Elon.
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Che mente lucida e sopraffina🤔
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I super ricchi di una certa parte di mondo stanno comprando isole e costruendo bunker atomici, compreso Elon. Ricordo che, un bunker atomico protegge e fornisce una certa autonomia per un lasso di tempo abbastanza lungo, quanto lungo, dipende dalle tasche di chi lo commissiona e non fornisce protezione soltanto da eventi nucleari. 🙂
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