Il governo strappa uno sconto del 15% sul prossimo contratto: l’investimento totale nei tank vale 23,2 miliardi

La Difesa scuce 3,4 mld: arrivano  i primi  carri armati italo-tedeschi

(estr. di Gianni Dragoni – ilfattoquotidiano.it) – […] Il ministero della Difesa è pronto a firmare una commessa di 3,4 miliardi di euro per comprare i primi modelli dei nuovi carri armati pesanti che verranno costruiti da Leonardo insieme al gruppo tedesco Rheinmetall, con la joint venture paritetica Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (Lrmv). Secondo autorevoli fonti industriali è questo il prezzo “giusto” individuato nella serrata trattativa tra le due aziende e lo Stato per la prima tranche della fornitura di armamenti terrestri per l’Esercito. All’inizio di luglio il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva parlato di un “taglio del 18%” dei costi “eccessivi” della commessa, ma non aveva fatto cifre. Il ministro si era limitato a fare riferimento all’intero programma di armamento per rinnovare la flotta dell’Esercito con nuovi carri armati e cingolati di fanteria, presentato dal governo alle commissioni Difesa di Camera e Senato per un valore di 23,2 miliardi fino 2040.

[…] Secondo quanto Il Fatto ha ricostruito attraverso fonti autorevoli, il taglio evocato da Crosetto non riguarda l’intero programma, ma il contratto per la prima tranche di carri armati. Si è partiti da una richiesta presentata dalle industrie di 4 miliardi. Il prezzo è stato ridotto a 3,4 miliardi nella valutazione di congruità fatta dalla Difesa, dunque il taglio sarebbe del 15% circa. Resta da vedere se anche le tranche successive subiranno tagli di costi o se le industrie riusciranno a recuperarli.

Il contratto però non è ancora stato firmato. Le industrie si aspettano che la firma possa avvenire entro settembre per dare il via alla produzione. Anche i militari hanno fretta, ma i tempi dipenderanno dalle effettive disponibilità di cassa della Difesa. Il contratto potrebbe anche slittare all’anno prossimo. Le risorse sono scarse, malgrado gli annunci della premier Giorgia Meloni di impegnarsi ad aumentare le spese militari come vogliono Donald Trump e la Nato per arrivare al 5% del Pil in 10 anni.

Al vertice di giugno ad Ankara Meloni ha annunciato un aumento per quest’anno al 2,8% del Pil, sarebbe a dire 0,71 punti percentuali in più di quanto dichiarato l’anno scorso. Ma dentro questa cifra ci sono anche spese “per la sicurezza del territorio” e altre voci che non sono spesa militare, insomma si tratta di cifre gonfiate per compiacere gli alleati. L’effettiva disponibilità di risorse dipenderà anche dalle decisioni del governo sull’utilizzo dei fondi Ue del programma Safe, che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti vuole limitare a 5 miliardi rispetto ai 14,9 miliardi assegnati all’Italia.

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La trattativa tra la jv Leonardo-Rheinmetall e la Difesa ha avuto tempi più lunghi del previsto a causa di divergenze non solo sul prezzo, ma anche sulle caratteristiche tecniche dei carri armati. Il programma di armamento complessivo di 23,2 miliardi prevede 272 carri armati pesanti detti Mbt (“Main battle tank”, carri pesanti da battaglia) per un costo di circa 8 miliardi e 1.050 cingolati di fanteria A2CS per 15 miliardi. Il programma finora è finanziato solo per 8 miliardi. Secondo fonti industriali il contratto valutato “congruo” per 3,4 miliardi dovrebbe prevedere la fornitura della prima tranche di carri armati, per svariate decine, basati sul modello Panther sviluppato da Rheinmetall e in più l’esercizio delle opzioni per 30 cingolati Lynx, anche questi prodotti dai tedeschi, previste nel primo ordine di acquisto dei Lynx che è stato firmato nel novembre 2025 (l’ordine aveva un valore di 700 milioni).

Secondo gli accordi tra i partner della jv, il Panther dovrebbe essere “italianizzato” con almeno il 50% del lavoro fatto dal gruppo Leonardo, che dovrebbe fornire il sistema di armamento e l’elettronica. La ripartizione del lavoro però non è ancora definita. Una discussione vivace riguarda il motore. Leonardo vorrebbe che fosse italiano, un nuovo motore prodotto da Idv (Iveco), l’azienda che il gruppo pubblico ha comprato da Exor, ma tra i militari si ritiene che potrebbe essere impiegato anche il motore collaudato già montato sul carro Leopard, prodotto in Germania da Mtu. Altre criticità riguardano la definizione delle caratteristiche del carro. Secondo alcuni analisti il Panther “italianizzato” nascerebbe già vecchio rispetto alle versioni più avanzate del Leopard, il carro armato più venduto tra i Paesi Nato che è prodotto in Germania da Knds, rivale di Rheinmetall.