(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] La voglia del centrosinistra di sconfiggersi da sola è sconfinata. L’ultimo caso, che ha quasi del mitologico, riguarda Milano. Il candidato voluto da Elly Schlein sarebbe Pierfrancesco Majorino, uomo che sicuramente conosce Milano e che altrettanto sicuramente è preparato, ma che agli occhi di giornaloni e riformisti (spesso la stessa cosa) sconta due enormi colpe: essere troppo estremista e non essere un vincente. È vero che Majorino non sarebbe (come qualsiasi altro candidato) in grado di garantire la vittoria. Al tempo stesso, se una brava e mite persona come lui assurge a estremista irricevibile manco fosse Bakunin, allora siamo messi parecchio male.

[…]

Quello che sta capitando a Milano è l’ennesimo revival del “vinci solo se ti sposti al centro”, un mantra mai fuori moda dalle parti del Pd. In Italia oggi abbiamo una destra percentualmente fortissima (tra i pochi che ancora vanno a votare). La Meloni sta poco sotto il trenta per cento, Vannacci è accreditato del dieci e Salvini sta attorno all’otto. Sommandoli otteniamo un quarantasei per cento di voti “neri”. Cifra monstre, mai verificatasi nella storia repubblicana.

Bene (cioè male): di fronte a uno scenario simile, i petulanti feticisti del riformismo centrista sono convinti che per sconfiggere questa onda nera non sia necessaria una reazione uguale e contraria di sinistra e radicalismo civico. No: secondo loro occorre a tutti i costi un frizzantissimo brodino centrista. Ed ecco quindi che pure a Milano, per controbilanciare il rischio bolscevico del sovversivo Majorino, si è pensato a uno dei nomi più mesti, furbini, cerchiobottisti e neutri del lotto: Mario Calabresi. Wow! Che bella idea! Che spettacolo! Come se non bastasse poi lo sconfinato cerchiobottismo vendicativo del finto buono Calabresi, una parte del Pd sta pensando pure di “rafforzare” la sua sfavillante candidatura aggiungendo quella di Lia Quartapelle come vicesindaca.

Ora: conoscete qualcuno nel mondo reale che a) conosce Lia Quartapelle, b) sarebbe disposto a votarla? Ovviamente una candidatura moscia come quella di Calabresi ha già ottenuto il plauso convinto di riformisti, Sala, renziani, Calenda e tutto quel mondo che Fabrizio D’Esposito – su questo giornale – ha genialmente chiamato “i sette nani bellicisti spacciati per armata di settemila”. Ovvero quella nomenclatura piddina che nessuno vota e che nessuno conosce (o avrebbe mai voluto conoscere), roba tipo Guerini, Fassino, Merola, Malpezzi, Carè, Sensi e appunto Quartapelle.

Siamo sempre lì: buona parte del centrosinistra, un po’ per smisurata insipienza politica e più che altro per odio nei confronti della sinistra cosiddetta “radicale” e dei Cinque Stelle, preferisce perdere – con la scusa del voto moderato – che costruire una reale alternativa di governo.

[…]

Giorgia Meloni rischia di vincere ancora le elezioni, e a questo punto pure le amministrative a Milano, non certo perché è brava. Lei lo è poco e i suoi ancora meno. Rischia di rivincere perché manca totalmente l’alternativa. O perché, quando l’alternativa c’è, la si nasconde, indebolisce e/o distrugge. Capita con le Salis, capita con i Calabresi, capita con i Renzi, capita con le Quartapelle. Tutte realtà politiche adorate da giornaloni e lobby furbine quasi-di-sinistra, ma detestate – o peggio ancora ignorate – dall’elettorato reale. Contro una Quartapelle, vincerebbero financo un Gasparri o un Donzelli (chiedo scusa per la ripetizione).

Per vincere le prossime elezioni, il fantomatico campo progressista deve fare anzitutto una cosa: riportare al voto astenuti e delusi. È l’unica maniera per vincere le elezioni. Davvero c’è qualcuno convinto che gli astenuti e i delusi torneranno a votare centrosinistra grazie a renziani, bellicisti, cerchiobottisti, paraculi e sempiterni sfollatori di consensi? Ci credono scemi o cosa? Continuiamo così, facciamoci del male…