(di Giampiero Rossi – il Corriere della Sera) – «Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del partito». È questo il messaggio che Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e storico dirigente leghista, manda al suo segretario, Matteo Salvini. Di fronte alla crisi di consensi, molti come lui, nella Lega, chiedono un cambiamento urgente. E allora, si può parlare di un passo indietro o di lato da parte del leader nonché vicepremier, perché a questo punto «nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento».
Presidente Fontana, che cosa sta succedendo all’interno della Lega?
«Succede che i nostri militanti, non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere. Nel direttivo, con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti. Insomma, il problema c’è […]».
Quale potrebbe essere la soluzione?
«Innanzitutto valorizzare le nostre ricchezze: e il nostro primo capitale sono i tanti amministratori locali, che interpretano quotidianamente la concretezza che noi chiediamo alla Lega».
A chi si riferisce quando dice «noi»? Esiste un soggetto collettivo che si muove all’interno della Lega?
«Mi riferisco a una pluralità di persone che stanno lavorando per proporre un nuovo luogo di dibattito. […] Sono ancora più convinto che si debba andare verso il federalismo, la maggiore autonomia delle amministrazioni locali, che agiscono con la concretezza che serve ai territori […] E vogliamo occuparci anche di diritti civili».
Non sono questioni secondarie. Ma in un partito a tradizione leaderistica, mettere in discussione il capo non è un passaggio lacerante?
«È un problema che tocca tutti i partiti, e questo secondo me è un limite del nostro quadro politico. Ma la Lega è diversa: può offrire una squadra forte, una leadership collettiva, diversamente dagli altri partiti. Occorrerebbe poi valorizzare le competenze e la complessità interna. […]».«Chi fa il mio mestiere sa che certe scelte incidono su tutto il sistema: se, per esempio, pensiamo alle posizioni che occupa la Lombardia nelle classifiche economiche europee, al suo residuo fiscale, è facile comprendere che quel territorio abbia esigenze di velocità, competitività internazionale e, quindi, di attenzione».
E invece?
«Invece, ci troviamo in discussioni sull’opportunità di creare o meno delle Zes, le Zone economiche speciali, ma è un problema da affrontare, perché dobbiamo evitare che il lavoro e le imprese si trasferiscano altrove. Anche lo Stato deve rendersi conto di questo. Non metto in discussione che altre regioni abbiano altre esigenze, ma io mi devo occupare della mia».
Non è la prima volta che lei critica il governo. Si è rotto il feeling?
«[…] certe mancate scelte finiscono per danneggiare i territori. E allora io ho il dovere di dirlo. È uno dei primi insegnamenti che ho ricevuto da Bossi, e ho avuto occasione di contestare anche un governo di centrodestra di cui lui faceva parte come ministro».
Ma in sostanza cosa chiedete al segretario Matteo Salvini? Un passo indietro, di lato o qualcos’altro?
«Nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito […]».

