
(Gioacchino Musumeci) – Come si sconfigge la Meloni se l’identità politica della coalizione di Sx ( ?) è condizionata dal bellicismo piddino.
E’ una domanda semplice a cui sarebbe opportuno rispondere adesso. A quasi un anno di distanza dalle elezioni l’alternativa di governo si presenta ai cittadini divisa sul tema più importante, la pace e il costo della vita. Per i bellicisti il costo della vita non ha peso nelle dinamiche sociali perciò il benessere dell’impresa si pone davanti a quello della comunità. Eppure nello Stato democratico è un dovere della politica cercare e mantenere equilibrio tra necessità pubbliche e futuro delle imprese private per evitare che i diritti di una classe trascendano quelli dell’altra.
Pare tuttavia che sulla base di ipotesi su future aggressioni russe si natura ibrida mai chiarite al pubblico, l’orientamento politico europeo consista nell’erodere le garanzie costituzionali dei cittadini a vantaggio della grande impresa bellica. Il risultato finale è la sottrazione di importantissime risorse pubbliche fondamentali a popoli di cui porzioni sempre più ampie restringono il perimetro dell’esistenza a quello della sopravvivenza.
In questo quadro il Pd, principale alleato del Movimento nella coalizione, non sembra avere alcuna ambizione specifica o volontà di differenziarsi dall’insieme dei bellicisti. In termini di voto europeo sostiene il riarmo giustificato con la narrazione di un possibile attacco russo, senza mai spiegare nemmeno ai propri elettori il “perché” un attacco russo dovrebbe materializzarsi.
Il dato più grave, è che il Pd non è una forza orientata verso un cambiamento di paradigma favorevole ai cittadini perché il riarmo contiene un paradosso finanziario su cui i cittadini devono fermarsi per capire cosa c’è davvero in gioco in questa fase storica europea. Per 25 anni l’Unione Europea ha imposto l’austerità come dogma di gestione del debito e ha imbrigliato gli stati membri in una rete di efficienza dei conti a discapito dei comparti pubblici fondamentali.
Ora sospende le regole sul debito proprio per finanziare le spese militari. In altre parole, l’austerità era necessaria per la pace, ma non lo è più per la guerra. Ne deriva che l’austerità è sempre stata una necessità politica, non qualcosa che evitava il collasso delle economie europee se oggi si puòà bypassare per i cannoni.
Il Pd, è c’è ben poco da minimizzare, sostiene la narrazione il cui vero obiettivo sembra trasferire enormi risorse verso il settore bellico. Lo stesso ex capo della diplomazia UE, Josep Borrell, ha denunciato che l’allarme sulla minaccia russa è “una paura che paga”, riferendosi ai profitti dell’industria bellica. La paura è un potente strumento per far accettare scelte impopolari.
In questo senso muovo un’osservazione molto specifica: si può convivere politicamente con una forza politica allineata al riarmo? La mia risposta è no se il Pd non cambia posizione sul riarmo. Rischiamo la Meloni al governo per i prossimi 5 anni? Perfetto, meglio rischiare con un identità politica chiara piuttosto che legati alle incertezze del partito della Schlein. Le probabilità che il Pd cambi postura ideologica sul riarmo sono pressoché nulla. Allora se il Movimento di Conte continua a cercare mediazioni, perderà appeal oppure stagnerà su percentuali medio basse. Come sopra Se il Movimento tarderà a dissociarsi da un Pd cristallizzato sul bellicismo. Perciò prima si chiarisce cosa voglia fare il Movimento, meglio sarà per lui.
Perché sono così netto rispetto a pochi mesi fa. Perché il riarmo non è solo un’operazione economica. Siamo davanti a una trasformazione strutturale delle democrazie. La scelta di finanziare la difesa a scapito del welfare modifica il patto sociale. Sposta le risorse dal cittadino all’industria bellica e, di conseguenza, sposta il baricentro del potere e della legittimità. I dati e le analisi disponibili confermano che questa non è una semplice redistribuzione di fondi, ma un vero e proprio cambio di paradigma nel ruolo dello Stato e della sua relazione con i cittadini.
Il passaggio da una spesa militare intorno al 2% al nuovo obiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035 avrebbe un impatto devastante sui conti pubblici, soprattutto in un paese come l’Italia con un debito pubblico che supera il 137% del PIL.
Non voglio annoiare con una disamina numerica delle conseguenze su cui sto studiando, pongo una domanda semplice: cosa vuol fare il Movimento col Pd. E se è possibile costruire un’alternativa politica alla Meloni con questo Pd in che modo di risolvono i problemi esaminati sopra.
Aggiungerei un’altra questione. L’affaire Renzi. Accettarlo o no? MEGLIO DI NO!
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“..pongo una domanda semplice: cosa vuol fare il Movimento col Pd. “
Con l’anno nuovo si saprà tutto: programma, regole, candidato pdc ecc. Cinque/sei mesi di pazienza.
Nel frattempo Renzi sarà presente ovunque, come se spegnesse lui le luci del campo largo a fine serata. Talmente di casa che nessuno si sognerà di metterne in dubbio la appartenenza, è chiaro il metodo?
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