Nei due partiti, Lega e Forza Italia, il fastidio non si nasconde più: i meriti del governo finiscono sempre intestati alla premier, mentre le difficoltà dei ministeri, dai Trasporti al Tesoro, restano ai singoli alleati

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Dopo Matteo Salvini e Antonio Tajani toccherà a Roberto Vannacci? Nel centrodestra cresce l’insofferenza verso Giorgia Meloni: dopo aver ridimensionato i due vice, la premier prova ad anticipare anche il generale su sicurezza e migranti.
Tra gli alleati di governo circola sempre la stessa impressione: apparente collaborazione all’inizio, poi un progressivo svuotamento politico del partner. Un meccanismo che sembra ripetersi identico con ogni alleato di coalizione, quasi con puntualità chirurgica, uno dopo l’altro.
Nei due partiti, Lega e Forza Italia, il fastidio non si nasconde più: i meriti del governo finiscono sempre intestati alla premier, mentre le difficoltà dei ministeri, dai Trasporti al Tesoro, restano ai singoli alleati. Il malessere è emerso anche nei voti segreti alla Camera, con franchi tiratori leghisti e forzisti pronti a bocciare proposte care a Fratelli d’Italia, letti da molti come un avvertimento in vista delle mosse sul Quirinale post Sergio Mattarella.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani fatica a tenere i suoi gruppi parlamentari e colleziona scivoloni diplomatici, tra fondi europei ridimensionati e uscite infelici su Schengen e migranti. Il segretario leghista Matteo Salvini, dopo la rottura con Vannacci e il naufragio dell’intesa con Luca Zaia per una leadership condivisa, punta a tornare alla strategia pre-Europee e a un futuro incarico al Viminale, promessa che dipenderà però tutta dai numeri elettorali che la Lega riuscirà a portare a casa.
E Vannacci? Sull’ex generale la premier è intenzionata ad attuare la stessa tattica già collaudata con gli altri alleati: anticiparlo sui temi di sicurezza e immigrazione per svuotarlo prima che possa capitalizzarli politicamente, come già visto sulla legittima difesa e sul caso Ceuta. Resta da vedere se il generale, a differenza di Salvini e Tajani riuscirà a sottrarsi in tempo all’abbraccio mortale.